Costruire pontiIl ruolo cruciale delle istituzioni per sviluppare la transizione energetica africana

La spesa per il cambiare il settore energetico raggiungerà i tremila miliardi di dollari entro il 2050. Ecco perché Cassa depositi e prestiti vuole aiutare i progetti innovativi per sostenere la crescita del continente

Le contraddizioni della transizione energetica cinese in una foto scattata a Yulin, nella provincia dello Shaanxi (AP Photo/LaPresse)

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 59 di We – World Energy, il magazine di Eni

La transizione energetica africana è una grande sfida che richiede rapidità d’azione, risorse finanziarie e soluzioni innovative. Il continente africano ospita quasi il venti per cento della popolazione mondiale ma è responsabile di meno del quattro per cento delle emissioni globali di gas serra. Nell’Africa sub-sahariana, più del cinquanta per cento della popolazione non ha accesso all’elettricità e solo il quindici per cento ha accesso a combustibili e tecnologie di cottura pulita. Inoltre, si prevede che la popolazione africana aumenterà fin quasi a raddoppiare entro il 2050, passando dagli attuali 1,4 miliardi a 2,5 miliardi di persone: unitamente a un tasso di crescita del Pil del quattro per cento l’anno, ciò significa un consistente aumento della domanda africana di energia nei prossimi venticinque anni.

Nella maggior parte dei Paesi africani la transizione energetica non consiste nella decarbonizzazione su larga scala dei sistemi produttivi, come invece in alcune aree dell’Asia e dell’America Latina. In Africa, transizione energetica significa spesso progettare nuovi sistemi di produzione e di consumo di energia che siano puliti, efficienti e resilienti, cioè a prova di futuro, tenendo conto delle peculiarità di ogni singolo Paese. La transizione energetica deve essere inclusiva, fornire energia pulita a prezzi accessibili anche a chi vive in aree remote, e deve essere giusta e sostenere la riqualificazione della forza lavoro dei settori delle energie ad alta intensità di carbonio per l’impiego nelle industrie verdi.

Questi ambiziosi obiettivi richiedono investimenti consistenti che il settore pubblico da solo non può sostenere: secondo le stime, la spesa in conto capitale associata alla transizione energetica africana raggiungerà quasi i tre mila miliardi di dollari entro il 2050. È pertanto necessario e urgente agire con rapidità e coinvolgere nella transizione energetica africana anche il settore privato con le sue risorse finanziarie, tecnologiche e umane.

In un tale contesto, caratterizzato dalla necessità di agire con urgenza e di attrarre investimenti e risorse finanziarie decisamente consistenti, le istituzioni finanziarie internazionali per lo sviluppo (Dfi, Development finance institution) come Cassa depositi e prestiti (Cdp) hanno un ruolo fondamentale. Le Dfi internazionali infatti sono non solo fornitori di finanza ma anche costruttori di ponti tra donatori e Paesi partner e tra settore pubblico e settore privato, e sono agenti abilitanti di progetti ad alto impatto, perché migliorano la bancabilità dei progetti rendendoli fattibili.

Negli ultimi dieci anni Cdp ha aggiunto alla propria funzione di ente di promozione nazionale anche il ruolo di istituzione finanziaria internazionale per lo sviluppo, a supporto dello sviluppo economico e sociale sostenibile dei Paesi emergenti e in via di sviluppo in tutto il mondo, in linea con le priorità del governo italiano e in coordinamento con il sistema italiano per la cooperazione internazionale allo sviluppo.

In quest’ottica, l’Africa è una regione ad alta priorità per Cassa depositi e prestiti, in accordo con le priorità della politica estera italiana, e a oggi rappresenta più della metà del portafoglio di finanziamenti allo sviluppo internazionale di Cdp, che negli ultimi anni ha investito nel continente africano più di seicento milioni di euro. Per il futuro, Cdp s’impegna a dispiegare i propri strumenti finanziari e non finanziari in misura ancora maggiore a sostegno di progetti innovativi ad alto impatto che contribuiscano a una crescita africana sostenibile e a prova di futuro.

La transizione energetica è un elemento fondamentale dell’azione per il clima, altro tema altamente prioritario per Cdp. Il portafoglio di finanziamenti allo sviluppo internazionale di Cdp è rappresentato per metà da energia verde, infrastrutture verdi e progetti di finanza verde. Insieme ad altre istituzioni finanziarie internazionali per lo sviluppo e banche multilaterali di sviluppo, inoltre, Cdp fornisce capitale paziente in forma di prestiti e di investimenti azionari a lungo termine mirati al potenziamento della transizione energetica dell’Africa. Per esempio, Cdp eroga prestiti a sviluppatori di parchi solari ed eolici e ne eroga anche alle imprese statali per lo sviluppo di reti elettriche, il tutto ai fini della transizione energetica. Cdp eroga anche prestiti a intermediari finanziari e investe in fondi tematici che a propria volta finanziano progetti di transizione energetica. Nel corso della Cop28, Cdp ha firmato un accordo per altri cinquanta milioni di euro con la banca per lo sviluppo Africa finance corporation (Afc); questa iniziativa porta la finanza per il clima mobilitata congiuntamente da Cdp e Afc per l’Africa a un totale di centocinquanta milioni da investire energia rinnovabile, efficienza energetica e infrastrutture sostenibili, per la promozione della competitività industriale, la creazione di posti lavori e la lotta al cambiamento climatico.

Spesso nei mercati emergenti il settore privato non è interessato alla transizione energetica, a causa dell’alto livello di rischio e delle incertezze sullo sviluppo dei progetti e sul tasso di successo. In questi Paesi, le istituzioni di finanziamento allo sviluppo come Cdp possono intervenire con strumenti di de-risking, come le garanzie, che assorbono le prime perdite sui progetti e li rendono dunque più interessanti e bancabili per gli investitori del settore privato.

Altro strumento nel toolbox delle Dfi è l’assistenza tecnica. Molto spesso il fattore che più di tutti ostacola lo sviluppo sostenibile è la difficoltà di reperire i mezzi per tradurre idee brillanti in realtà. Per risolvere il problema, le istituzioni di finanziamento allo sviluppo come Cdp gestiscono programmi di assistenza tecnica a integrazione degli interventi finanziari.

Cdp sosterrà la transizione energetica africana anche con RISE, acronimo di Renewable infrastructure and sustainable energy, un nuovo e innovativo programma di blended finance che combina de-risking e assistenza tecnica. Il programma, finanziato dalla Commissione europea e guidato congiuntamente da Cdp e dalla European investment bank (Eib), è interamente dedicato a sostenere gli investimenti del settore privato in progetti di energia rinnovabile in Africa ed è uno one-stop-shop che dà supporto al settore privato nella progettazione, nel finanziamento e nell’attuazione di iniziative nel campo delle energie rinnovabili in Africa, operando sui due fronti della riduzione del rischio e dell’assistenza tecnica.

Quanto al de-risking, la Commissione europea ha reso disponibile una dotazione di credit enhancement per sostenere progetti di energia rinnovabile in Africa. La dotazione comprende diversi strumenti: sostegno alla liquidità, per tutelare l’investitore privato per un certo periodo, in caso l’acquirente non paghi, garanzie sui rischi politici e strumenti di quasi-equity. Per l’assistenza tecnica, la Commissione renderà disponibile una dotazione per sostenere lo sviluppo di una pipeline di progetti bancabili.

Cdp è fortemente impegnata in Africa e nell’azione climatica mondiale e considera la transizione energetica africana una questione cruciale. Il suo forte impegno a un’innovazione finanziaria coerente, allo sviluppo delle capacità, alla condivisione della conoscenza e al trasferimento tecnologico contribuiranno ad avviare un ciclo virtuoso nella transizione energetica africana, un ciclo che porterà a maggior sicurezza energetica, a prezzi energetici più accessibili e alla creazione di posti di lavoro di qualità, con costante attenzione anche alle altre priorità africane, dalla sicurezza alimentare alle infrastrutture sociali.

Paolo Lombardo è responsabile della Direzione cooperazione internazionale e Finanza per lo sviluppo di Cassa depositi e prestiti. Lombardo ha ricoperto, nel suo percorso professionale, ruoli di responsabilità in diverse società e istituzioni, fra cui Eni, S.G. Warburg, Asian development bank, Abb Structured Finance.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 59 di We – World Energy, il magazine di Eni

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