Camillo di Christian RoccaIl saggio definitivo sulle torture

Il saggio definitivo sulle torture ovviamente l’ha scritto un sostenitore della guerra in Iraq e della strategia di promozione della democrazia in Medio Oriente. L’ha scritto Andrew Sullivan sul New York Times. Sullivan s’è letto i documenti e i rapporti sul trattamento dei prigionieri raccolti in due libri appena pubblicati in America. I documenti e i rapporti sono del Pentagono e dell’Amministrazione, che li mette a disposizione di chiunque li richieda. Dunque Sullivan rilegge i pareri giuridici partiti e ricevuti dalla Casa Bianca e spiega che Bush non ha mai ordinato la tortura, anzi l’ha esclusa. (Questo l’avevo scritto anch’io, avendo letto i memo).
Però, dice Sullivan, il solo fatto di aver ragionato su prigionieri cui è applicabile la Convenzione di Ginevra e prigionieri cui no (pur, di nuovo, escludendo la tortura) ha mandato un messaggio ambiguo alle truppe sul campo e agli investigatori dentro le carceri di guerra. Un’ambiguità che suona strana per un’Amministrazione che si fa vanto di dire ciò che pensa e di pensare ciò che dice. Il link, secondo Sullivan, tra la politica di Bush e gli abusi è "indiretto", ma io lo chiamerei "psicologico". Sullivan non va oltre, e forse oltre s’è spinto, visto che sia pure indirettamente accusa la Casa Bianca, cioè la stessa che ha ordinato di trattare "umanamente" i prigionieri, di aver creato le basi perché qualcuno facesse il contrario. Sullivan ripete un paio di volte che Colin Powell aveva avvertito Bush che il messaggio poteva essere frainteso, ma non dice che la proposta di Powell non era quella di garantire Ginevra a tutti, ma di scegliere caso per caso. Il messaggio, quindi, per seguire il ragionamento di Sullivan, sarebbe stato ugualmente ambiguo.
Dalla lettura dei rapporti si scopre che a Guantanamo, in totale, ci sono stati soltanto 2 casi di maltrattamento. Si scopre che nei luoghi ove i prigionieri sono reclusi non ci sono stati maltrattamenti. Delle foto di Abu Ghraib sappiamo, opera di deficienti e criminali, lì non c’entravano le tecniche di interrogatorio. Molto, molto, più grave quanto è successo nei luoghi dove i prigionieri vengono interrogati. Sono successe cose tremende, dicono i rapporti dell’Amministrazione Bush. Ci sono stati 5 morti, si legge. Gente che è entrata viva ed è uscita morta. Su altri 23 casi c’è ancora un’inchiesta. Ci sono stati casi di prigionieri picchiati duramente, offesi sessualmente e religiosamente, alcuni anche sodomizzati con i manganelli. Sono stati usati cani per intimidire e alcuni prigionieri sotto interrogatorio sono stati lasciati nudi con le loro feci. Cose vergognose e indegne dell’America. Queste cose, però, va ricordato ogni due minuti, le sappiamo perché le inchieste sono state avviate dall’interno del Pentagono, della Cia e dell’Fbi. Cioè, è la stessa America che ha gli anticorpi giusti, scopre i terribili reati, processa e punisce i colpevoli.

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