Camillo di Christian RoccaAltri ripensamenti

Altri ripensamenti. Altri antibushiani assaliti dalla realtà del medio oriente. Nuovi neo neocon convertiti, come si dice, sulla via di Damasco un mese dopo le elezioni in Iraq e il successivo vento democratico che si è diffuso in medio oriente. La madre di tutte le conversioni è quella del leader libanese Walid Jumblatt, un signore che nell’ottobre del 2003, quando Paul Wolfowitz scampò a un attentato a Baghdad, disse: "Speriamo che la prossima volta gli spari siano più precisi ed efficaci, così ci potremmo liberare di questo microbo e di gente come lui che a Washington diffonde disordine nelle terre arabe, in Iraq e in Palestina". Un paio di giorni fa, il 23 febbraio, lo stesso Jumblatt al Washington Post ha detto: "E’ strano che sia io a dirlo, ma questo cambiamento è cominciato a causa dell’invasione americana dell’Iraq"; "Ero scettico sull’Iraq. Ma quando ho visto gli iracheni votare, tre settimane fa, in otto milioni, ho capito che era l’inizio di un nuovo mondo arabo. Il popolo siriano, quello egiziano, tutti danno segno che qualcosa sta cambiando. E’ caduto il muro di Berlino. Il fatto è sotto i nostri occhi".

"Una domanda si aggira negli Stati liberal d’America: George W. Bush può avere ragione?".
Fred Kaplan, Slate, 2 marzo 2005
"Dobbiamo affrontare la realtà che l’invasione dell’Iraq ha intensificato la pressione per la democrazia in medio oriente"; "L’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti ha cambiato il calcolo nella regione. Chi protesta in Libano certamente è stato incoraggiato dal sapere che la Siria è sotto pesante pressione, con gli Stati Uniti e la Francia uniti nel chiedere il suo ritiro". "Dovremmo ammettere che la nuvola nera della guerra in Iraq potrebbe aver portato con sé un aspetto positivo. Possiamo continuare a sostenere che la guerra era sbagliata, illegale, disonesta e troppo costosa in termini di vite umane ­ e che il suo principale risultato, la rimozione di Saddam, poteva essere raggiunto con altri mezzi. Ma dobbiamo essere grandi abbastanza per ammettere che potrebbe aver avuto almeno un buon risultato"; "Non possiamo cadere nella trappola di opporci alla democrazia in medio oriente semplicemente perché la vogliono Bush e Blair. Qualche volta il nemico del tuo nemico non è il tuo amico".
Jonathan Freedland, The Guardian,
2 marzo 2005
"I credenti assistono alla Messa come prima, e non hanno assolutamente paura"; "La situazione a Baghdad è molto migliorata poiché l’esercito iracheno controlla tutta la zona e cattura ogni giorno sempre più terroristi".
Andraos Abouna, vescovo ausiliare caldeo
a Baghdad, 2 marzo 2005
"Al di là del conflitto israelo-palestinese, la volontà americana di diffondere la democrazia in medio oriente è stata rafforzata dai successi delle elezioni in Afghanistan, in Iraq e in Palestina".
Pierre Rousseli, Le Figaro, 1° marzo
"Gli otto milioni di iracheni che sono andati a votare, i palestinesi che hanno sostenuto in modo schiacciante il cessate il fuoco con Israele e le decine di migliaia di libanesi che hanno marciato e occupato il centro di Beirut si sono dimostrati tutti più potenti degli assassini e dei kamikaze"
Washington Post, editoriale dal titolo "Un
tiranno messo all’angolo", 3 marzo 2005
"Le elezioni in Iraq sono state portate anche dagli americani ma le donne che hanno votato sono le stesse donne di Porto Alegre… su questo non c’è dubbio".
Fausto Bertinotti a "Otto e mezzo", 1° marzo

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