Camillo di Christian RoccaNeocon churchilliani

Contrordine compagni, dice il New York Times, i neocon non sono più fascisti, non sono più ex trotzkisti, non sono più guerrafondai, non sono più fondamentalisti religiosi (in realtà questa la dicono solo Repubblica e un paio di corrispondenti americani del Corriere), non sono più ebrei filo Likud, non sono più avidi affaristi, non sono più ideologi cocciuti, non sono più perfidi seguaci di Leo Strauss, non sono più una cabala che si riunisce in misteriosi centri studi per accaparrarsi il petrolio, dividersi il mondo e torturare gli arabi: sono, rullo di tamburi, antifascisti churchilliani. Lo ha scritto domenica il New York Times, nel più incredibile dei revisionismi moderni, nella più favolosa piroetta intellettuale degli ultimi tempi. L’articolo, rubricato come "saggio", è stato scritto da Jacob Heilbrunn, ed è stato titolato "Winston Churchill, neocon?".
La tesi è chiara: i neoconservatori americani hanno come riferimento culturale e politico la battaglia antifascista del leggendario primo ministro inglese. Douglas J. Feith, sottosegretario alla Difesa per la strategia politica, è stato sempre additato come uno dei più cattivi neocon dell’Amministrazione Bush, come l’uomo che insieme con Paul Wolfowitz ha pianificato il progetto neoconservatore dell’esportazione della democrazia, oltre che del cambio di regime in Iraq. Sulle pagine del Times, improvvisamente, Feith è diventato un colto intellettuale che discute amabilmente di democrazia in medio oriente e spiega come questa battaglia sia simile a quella che combattè Churchill nella Seconda guerra mondiale. Al giornalista del New York Times che gli aveva chiesto quale sia stato il libro più influente per la sua formazione politica e ideologica, Feith ha mostrato i volumi sull’Impero britannico conservati nella sua "ampia libreria" a fianco di un busto di Winston Churchill. I lettori del Times, tra cui probabilmente si annoverano anche i corrispondenti dei giornali italiani in America, hanno così scoperto che anche George W. Bush è un ammiratore di Churchill, al punto che se a volte il presidente cowboy sembra arrogante e non disponibile a cambiare idea non è per villania texana, ma perché non vacilla così come non vacillò Churchill di fronte al nazismo. Il New York Times aggiunge che il Weekly Standard, il settimanale neocon, ha nominato Churchill "uomo del secolo". L’ex premier inglese ha ricevuto elogi da altri preminenti neocon, come Charles Krauthammer e David Frum. William J. Luti, altro neocon del Pentagono, ama ripetere che "Churchill fu il primo neocon".

Lo sforzino revisionista di Amato
Il saggio del New York Times fa risalire questo amore dei neocon per Churchill alla produzione saggistica di Gertrude Himmelfarb, moglie del padrino dei neocon Irving Kristol e madre del fondatore del Weekly Standard, Bill Kristol. Da storica dell’Inghilterra, Himmelfarb ha sempre auspicato un ritorno alla virtù vittoriana di cui Churchill è stato un alfiere. Lo stesso Leo Strauss lodava Churchill come "il punto più alto dell’eccellenza umana". Negli anni di Ronald Reagan alla Casa Bianca, l’esempio di Churchill è diventato più vivo. Mentre il presidente appendeva ritratti del premier britannico alle pareti della Situation Room della Casa Bianca, le riviste neocon come Commentary pubblicavano saggi contro Franklin Delano Roosevelt per aver venduto l’occidente a Yalta, nonostante Churchill volesse tentare di contenere Giuseppe Stalin. Gli esempi di questo rapporto ideologico e culturale tra i neocon e Churchill sono infiniti, ha scritto Heilbrunn sul New York Times. La differenza tra oggi e allora è che i neocon, sebbene non tutti, rispetto a Churchill sembrano più imperialisti, auspicano un nuovo tipo di imperialismo di tipo liberale. Ma, ha aggiunto Heilbrunn, sono anche più attenti di Churchill alle ragioni della democrazia. Il saggista del Times resta scettico sulla possibilità che il piano neocon possa funzionare, ma è scomparsa del tutto, nei toni come nella sostanza, la demonizzazione.
Martin Kettle, editorialista ipercritico del sinistrissimo Guardian, dopo aver ribadito che la guerra in Iraq è stata pericolosa e arrogante ha aggiunto: "Ma, senza dubbio, ha portato avanti un risultato desiderabile che non sarebbe stato ottenuto per niente, o perlomeno così velocemente, con i mezzi suggeriti dai suoi critici". La revisione italiana è ancora piccina, come dimostra l’articolo di Giuliano Amato, domenica, sul Sole 24 Ore. Amato riconosce che i neocon sono "idealisti wilsoniani", ma dice che usano "modi trotzkisti". Non sono fascisti, dunque. I neocon ora sono comunisti.

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