Camillo di Christian RoccaRitratto breve di un lupo buono

Chiunque abbia visto il film di Micheal Moore sa che Paul Wolfowitz è il cattivo per antonomasia, un freddo ideologo della destra imperialista, uno spietato funzionario ebreo con il pregiudizio anti arabo, un oscuro cospiratore senza il quale non ci sarebbero stati tutti quei morti in Iraq. Ora che George Bush lo ha scelto per presiedere la Banca Mondiale, l’istituzione finanziaria che combatte la povertà, sembra essere arrivata la beffa finale: come può un uomo così abietto aiutare lo sviluppo dei paesi poveri? Quella di Farhenheit 9/11 però è una caricatura. E’ più fedele il breve ritratto fatto da Saul Bellow nel suo romanzo "Ravelstein", dove Wolfowitz è già l’alfiere di una politica estera moralista e incentrata sulla libertà. Lo dimostrano tre piccole cose poco note. La prima riguarda la fidanzata di Wolfowitz. Si chiama Shaha Ali Riza ed è una femminista araba, nata a Tunisi ma cresciuta in Arabia Saudita, impegnata per i diritti delle donne nel mondo islamico. Riza è un alto dirigente proprio della Banca Mondiale. Se per Wolfie la guerra al terrorismo ha creato l’opportunità di abbattere le dittature e aiutare lo sviluppo democratico, per Riza finalmente è arrivato il momento in cui "la democrazia può e deve essere promossa nel mondo arabo, nonostante infastidisca i regnanti feudali e i dittatori". Wolfowitz è stato il primo ad aver spiegato a Bush che il cambio di regime in Iraq avrebbe innescato, come sta accadendo, un ampio e rapido movimento di riforma. La seconda cosa riguarda Azar Nafisi, l’autrice di "Leggere Lolita a Teheran". La scrittrice fu assunta alla Johns Hopkins University dal rettore Paul Wolfowitz, e nel libro lei lo ringrazia con calore. La terza cosa riguarda Bono, il cantante degli U2. Una delle prime telefonate di Wolfowitz è stata proprio alla rockstar irlandese, da sempre in prima fila contro la povertà nel Terzo Mondo. I due hanno parlato a lungo, entrando nel merito dei problemi dei paesi poveri. Wolfowitz vuole apportare una novità: meno prestiti con interessi che poi pesano come macigni, più finanziamenti a fondo perduto legati allo sviluppo e alle riforme. Wolfowitz sa come si aiuta un paese in difficoltà e sa come instradarlo verso la democraxia. Chi convinse Ronald Reagan ad abbandonare il dittatore filippino Marcos, a sostenere le spinte democratiche in Corea del Sud e, infine, ad aiutare l’Indonesia a diventare una democrazia fu proprio lui, Paul Wolfowitz.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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