Camillo di Christian RoccaUn'alleanza bipartisan contro il Patriot Act (che, in fondo, non è malaccio)

Milano. Martedì si è formata a Washington una strana alleanza di liberal di sinistra, di conservatori radicali e di libertari di destra contro il Patriot Act, la legge speciale voluta dall’Amministrazione Bush, ma approvata con un solo voto contrario al Senato, un mese e mezzo dopo l’attacco dell’11 settembre 2001. La coalizione si chiama "Patrioti per ristabilire i pesi e i contrappesi" della Costituzione e si è costituita su iniziativa dei più tenaci difensori delle libertà civili americani, i liberal della Aclu, insieme con ex senatori repubblicani, fan di Bush come Grover Norquist dell’Americans for Tax Reform, e libertari che non sopportano l’intrusione dello Stato nella sfera individuale. Il Patriot Act è una legge provvisoria, scade a fine anno. Bush vuole rinnovarla, l’opposizione è cresciuta rispetto alla quasi unanimità del 2001.
L’alleanza bipartisan però non vuole cancellare tutto il Patriot Act, anzi esplicitamente riconosce che la maggioranza delle norme previste da quella legge è cosa buona e necessaria, anche perché non fa altro che coordinare le attività investigative e rispolverare misure già utilizzate contro mafiosi e trafficanti di droga. Sono in particolare tre i punti che creano problemi agli oppositori della legge. Non è vero, come si è letto anche in questi giorni sui quotidiani italiani, che Bush con il Patriot Act possa arrestare gente senza mandato, indagare senza autorizzazione, rinchiudere sospetti a Guantanamo, negare tutela legale e far sparire migliaia di persone. Sono fregnacce che, tra l’altro, non tengono conto del fatto che la maggior parte delle disposizioni si applica soltanto agli stranieri sospettati di attività terroristiche. Non lo dicono soltanto la Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia di Alberto Gonzales, lo dicono proprio gli oppositori del Patriot Act, i quali appunto contestano tre punti della legge. Questi tre punti critici del Patriot Act vanno letti con attenzione e poi magari paragonati ai poteri di cui dispongono oggi, in tempo di pace e con legislazione ordinaria, i magistrati italiani. Il Patriot Act, per intenderci, è molto più tenue e meno invasivo del 416 bis e, ovviamente, non arriva neanche lontanamente a immaginare il fumoso reato di concorso esterno in associazione terrorista. La coalizione contro il Patriot Act critica la sezione 215 della legge, quella che consente agli agenti federali di raccogliere documenti personali di qualsiasi tipo, dalle informazioni su quali libri o dvd sono stati presi in prestito, fino ai dati medici e alle frequentazioni nei luoghi di culto. Tutto questo senza bisogno di provare davanti a un giudice terzo la probabilità che sia stato commesso un reato. Ma non è che l’Fbi possa fare ciò che vuole: deve sempre ottenere l’ok di una Corte federale (quella prevista da una legge antiterrorismo del 1978) e deve necessariamente riguardare un reato terroristico. Nei primi due anni di applicazione del Patriot Act, le biblioteche hanno ricevuto 50 richieste di rilascio di informazioni sulle attività dei propri frequentatori, dati non lontani da quelli pre 11 settembre.
Il secondo punto che i critici del Patriot Act vorrebbero cancellare è la sezione 213, quella che consente all’Fbi di perquisire abitazioni e uffici senza preavviso. La disposizione deve sempre ottenere il lasciapassare di una Corte federale e può riguardare soltanto "potenze straniere o loro agenti" sospettati di attività terroristiche. L’autorizzazione può essere ottenuta solo "se la notifica immediata dell’esecuzione del mandato possa causare un risultato opposto". La disposizione, poi, impone che "entro un ragionevole periodo", che può essere sempre rinnovato, l’indagato deve essere avvertito dell’avvenuta perquisizione. In due anni questi mandati senza preavviso sono stati richiesti 47 volte, mentre il ritardo di notifica è variato da 1 a 90 giorni. Il terzo punto è la sezione 802. Interessa soprattutto i gruppi cristiani di destra, i quali temono che l’ampia definizione di terrorismo possa arrivare a includere anche le azioni di protesta contro l’aborto.

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