Camillo di Christian RoccaUn cognato di Ted Kennedy spia per conto dell'Fbi i Clinton e inguaia l'uomo dei soldi di Hillary

Washington. I migliori sceneggiatori di Hollywood difficilmente avrebbero potuto fare di meglio. E, come sempre in America, la realtà è molto più fantasiosa della finzione. E’ successo questo: sembra che il cognato di Ted Kennedy, nonché buon amico dei Clinton, per due anni e mezzo abbia lavorato sotto copertura dell’Fbi per provare a incastrare l’uomo dei soldi di Hillary Clinton cioè il fund-raiser della campagna elettorale della senatrice di New York. Ore e ore di registrazioni nascoste e mesi di pedinamenti segreti hanno portato all’imputazione: David Rosen avrebbe violato la legge sul finanziamento elettorale nella campagna politica che nel 2000 portò l’ex first lady al Senato. L’accusa è quella di aver sottostimato di circa 800 mila dollari il costo di un gala elettorale a Hollywood. Stratagemma contabile che consentì a Hillary di poter utilizzare quei soldi nella sua campagna di spot televisivi a New York. Il 3 maggio, a Los Angeles, si aprirà il processo contro Rosen, il quale rischia quindici anni di galera. Giornali e televisioni di destra sono scatenati, i grandi quotidiani liberal più in imbarazzo e quasi non hanno dato la notizia.
Il testimone undercover è Ray Reggie, anche se nei documenti processuali il suo nome non risulta perché ancora coperto dalla sigla CW, cooperating witness, testimone collaborante. Reggie è un consulente politico liberal, un professionista che ha lavorato sia con Clinton sia con Al Gore. E’ un uomo ben introdotto nel partito democratico. Sua sorella Victoria, nel 1992, ha sposato il senatore democratico Ted Kennedy. Suo padre Edmund, giudice della Louisiana, è stato un collaboratore di JFK. Ma Reggie non è soltanto imparentato con la più gloriosa famiglia politica d’America, è stato anche vicino ai Clinton. Nel 2000 fu invitato a dormire alla Casa Bianca dopo una cena di Stato con il re del Marocco. Erano talmente amici, ricorda Reggie in un’intervista a un giornale di New Orleans, che quella stessa sera, dopo mezzanottte, lui e sua moglie ricevettero in camera una visita del presidente e della first lady, per le ultime chiacchiere prima di andare a dormire. Reggie, inoltre, ha anche raccolto fondi per Hillary, circa centomila dollari per la sua campagna elettorale di New York.
Secondo le indiscrezioni pubblicate dal New York Sun, dal New York Post e dal Daily News, il cognato di Ted Kennedy non ha tradito gli amici per motivi politici o per vendetta o per invidia di qualche tipo. Reggie è stato costretto a farlo per non finire in galera: tecnicamente è un pentito. Negli anni scorsi, infatti, è stato accusato di aver truffato per 3 milioni e mezzo di dollari una banca di New Orleans. Qualche giorno fa, in contemporanea con l’uscita sui giornali della sua collaborazione con l’Fbi, si è dichiarato colpevole per la frode bancaria.
Ora gli esperti si chiedono se lo scandalo possa in qualche modo danneggiare la corsa di Hillary alla Casa Bianca. La senatrice è la favorita numero uno tra i democratici, anche se ancora non ha ufficialmente annunciato la candidatura presidenziale nel 2008. Intanto, il prossimo anno, Hillary dovrà difendere il suo seggio di senatore di New York. Compito facile, in realtà, sia per la sua statura politica sia per la schiacciante maggioranza democratica nello Stato. Circola voce che Bill Weld, l’ex governatore repubblicano del Massachusetts, oggi affermato operatore di Wall Street, potrebbe tentare quello che nel 2000 Rudy Giuliani non ebbe il coraggio di fare, cioè sfidare Hillary. Ma sembra più probabile che Weld finisca per candidarsi alla successione di George Pataki cioè a governatore di New York, probabilmente contro il procuratore democratico Eliot Spitzer.
Dick Morris, lo stratega della prima elezione di Clinton alla Casa Bianca, diventato uno dei più feroci avversari di Bill e Hillary, è certo che questa volta la senatrice rimarrà scottata dallo scandalo, ma è l’undicesima volta in otto anni che lo dice. Sostiene che per lei sarà molto difficile dimostrare di non essere stata informata di una decisione contabile che le ha fatto risparmiare ottocentomila dollari, tanto più che Hillary è nota per seguire personalmente la raccolta dei fondi. Molto dipenderà dall’atteggiamento processuale di Rosen. Non è più un sodale dei Clinton. Non ha ancora compiuto quarant’anni. Alla Casa Bianca non c’è nessuno che lo possa graziare, qualora fosse riconosciuto colpevole. Secondo Morris, ha solo una scelta: dire la verità e inguaiare Hillary o andare in galera per proteggerla.

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