Camillo di Christian RoccaAridatece Zuccopycat

Quasi quasi c’è da rimpiangere Vittorio Zucconi, detto Zuccopycat. Ieri Repubblica ha pubblicato un articolo imbarazzante, quanto a strafalcioni e manipolazioni. L’argomento erano i neocon o forse i teocon o forse qualcos’altro, ma stavolta l’autore non è il simpatico Zuccopycat. E’ Filippo Ceccarelli. Questo corsivo non si permette di commentare i risvolti italiani (che peraltro riguardano anche il Foglio) del quadretto dipinto da Ceccarelli, ma soltanto il grado di non conoscenza del giornalista di Rep. L’articolo inizia così: “L’ora dei teo-con. Teocrati conservatori, a dar retta alle abbreviazioni”. Forse, a dar retta alla traduzione, Ceccarelli avrebbe dovuto scrivere “conservatori teologici”, ma un errore così ci può anche stare. Poi però continua: “Ma anche ‘liberal assaliti dalla realtà’, secondo una definizione di Irving Kristol, uno dei precursori d’oltreoceano”. Ovviamente è una stupidaggine. Kristol si riferiva ai neoconservatori, non ai teocon (ammesso che esistano e che si scrivano senza l’acca). Capisco che per un republicones, anche se neo, è difficile distinguerli ma sono due cose diverse. Peraltro, i conservatori di destra-destra, in America non sono chiamati theocon, ma “socialconservative”. E se sono molto di destra li chiamano “paleocon”. Comunque non c’entrano con i neoconservatori, i quali provengono da sinistra. Anzi spesso li odiano. Continua Cecc.: “E quindi mica tanto liberal, ormai, né liberali, anzi”. Anzi cosa?!? “Comunque un fenomeno, un gruppo di persone e di teorie che indicano la mutazione genetica della destra”. Se proprio si deve usare l’espressione, i neocon indicano una mutazione genetica della sinistra, prima ancora della destra. Il catalogo continua: “Poderose fondazioni alle spalle (Heritage, Carnegie, American Enterprise, Cato, Hoover, Project for the New American Century)”. Cecc. non sa di che cosa parla. Se parla di fondazioni neocon, l’unica tale è il Pnac e, forzando, anche l’American Enterprise. La Heritage invece non è né neocon né theocon. Il Cato è libertario e non condivide quasi nulla né delle teorie neocon né di quelle theocon, sempre ammesso che esistano. Il Cato ha criticato la politica estera di Bush e si batte per la riforma pensionistica che, invece, non scalda i neocon. La Carnegie, ammesso che Cecc. intenda la Carnegie Endowment for International Peace e non la Carnegie Hall di New York dove fanno i balletti, è ridicolo definirla “neocon”, figuriamoci “theocon”. Per dirne soltanto una: la sua rivista è Foreign Policy e gli editoriali del direttore di Foreign Policy, Moisés Naim, in Italia sono pubblicati dall’Espresso, stesso gruppo di Repubblica. Anche Rep. è neocon-theocon? “Una manciata di giornalisti, intellettuali e tecnocrati (Wolfowitz, Abrams, Perle, Kristol, Kagan, Podhoretz, Horowitz, Sullivan) dietro George W.”. Quale sia il tecnocrate non è dato saperlo, comunque Andrew Sullivan alle scorse elezioni ha sostenuto John Kerry e da oltre un anno critica Bush su qualsiasi argomento possibile, specialmente sui “valori” citati dall’articolo di Cecc. Aridatece Zuccopycat.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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