Camillo di Christian RoccaNoi crociati, compreso Prodi

A noi crociati, questo al Zawahiri che è numero 2 dei fascisti islamici di al Qaida, ieri ha dato un motivo in più per continuare a sostenere i legittimi, liberi e democratici governi iracheno e afghano (gli unici del mondo musulmano). E a sostenerli anche militarmente, fino a quando non saranno in grado di difendersi da soli. Con la solita videocassetta inviata agli accoglienti studi di Al Jazeera, l’ideologo dei macellai-stragisti ha rivolto “all’alleanza crociata” un’ennesima richiesta di tregua (segno di debolezza), seguita dall’immancabile minaccia di attentati. Vengono in mente subito due cose. La prima: chiamandoci “crociati”, i terroristi confermano di considerare la guerra in corso una guerra religiosa e non per il petrolio o per l’ideologia folle dei neocon, come spiegano i teorici nostrani del tutti-a-casa. Continuare a negare questa evidenza, girarsi dall’altra parte e non riconoscere l’esistenza, ma soprattutto la natura, del nemico che ci vuole tagliare, e ci taglia, la testa non è soltanto stupido, è pericoloso. Un errore, peraltro, che il mondo civile ha già commesso con Hitler prima e con Stalin poi (e anche in quel caso furono i predecessori di Bush e Blair, cioè Roosevelt e Churchill e poi Reagan e Thatcher, a rimboccarsi le maniche).
Qualche segnale di risveglio però c’è: la Francia si sta rendendo conto di aver sbagliato tutto e zitta zitta ora caccia gli estremisti, prepara un Patriot Act e denuncia il gioco sporco iraniano sul nucleare. Purtroppo da noi non è così: la sinistra politica e giornalistica italiana si è perfino dimenticata delle poche e timide (ma serie) parole di Fassino dopo le elezioni irachene, segno che quelle parole non sono mai state pienamente accettate e che dalle parti dell’Ulivo i diritti delle donne, la democrazia e la libertà interessano meno dell’ultima polemica con Calderoli. La seconda cosa è questa: per Zawahiri, i crociati sono tutti, non solo Bush e Blair, ma tutti i cristiani presenti in Afghanistan e in Iraq. C’è anche Prodi, per intenderci. Tra i crociati c’è anche la lobby politicamente corretta del giornalismo chic, quella che dice di non mangiare vongole se non quando c’è da far partire un fondo comune che-però-no-non-ci-cambierà. Tra i crociati c’è anche quell’unica coalizione al mondo che non ha ancora capito che Afghanistan e Iraq sono la stessa guerra. E non perché lo dice Bush, ma perché lo dice, anzi l’ha sempre detto, al Qaida. Zawahiri, infatti, chiede di ritirarci dall’Iraq e dall’Afghanistan, non solo dall’Iraq. E a Kabul proprio ieri l’Italia ha assunto la guida della forza multinazionale. Sarebbe carino che il crociato Prodi comunicasse se una volta al governo adempierà alle richieste di Zawahiri in pieno o solo a metà.

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