Camillo di Christian RoccaCome vincere in Iraq (introduzione al saggio)

Nei circoli intellettuali di Washington, così come al Pentagono, l’articolo di Andrew F. Krepinevich proposto dal Foglio in queste due pagine è il saggio più letto, più discusso e più citato del momento. “How to win Iraq – Come vincere in Iraq” offre alla Casa Bianca e ai vertici del dipartimento della Difesa una precisa strategia militare per sconfiggere sul campo i nostalgici del dittatore iracheno e i terroristi arabo-islamici. Il testo è stato pubblicato sul numero di settembre/ottobre di Foreign Affairs, la rivista del Council on Foreign Relations, ossia il centro studi dell’establishment americano non bushiano. Krepinevich accusa l’Amministrazione di non avere un piano coerente per vincere in Iraq, ma ovviamente si guarda bene dal suggerire soluzioni zapaterian-prodiane perché sa benissimo che aiuterebbero gli stragisti di Zarqawi e i fascisti islamici di bin Laden. Il suo ragionamento è serio: per sconfiggere i terroristi e conquistare “i cuori e le menti” degli iracheni, scrive il professore della George Mason University, non è sufficiente farli votare e aiutarli a sviluppare le istituzioni democratiche. Quello è l’obiettivo finale, e non va confuso con la strategia per raggiungerlo. Per Bush, invece, spesso le due cose coincidono: la Casa Bianca crede che in Iraq ogni passaggio democratico (il trasferimento della sovranità, il governo, le elezioni, la Costituzione, il referendum) costituisca di per sé non solo un passo avanti verso un Iraq normale, ma anche un colpo decisivo assestato ai terroristi. Krepinevich non è d’accordo: i terroristi vanno sconfitti militarmente. Da qui la sua strategia “a macchia d’olio” spiegata in queste pagine. Un contributo interessante, da leggere, studiare e discutere ma a patto che ci si ricordi di una cosa: finché Siria, Iran e Arabia Saudita saranno liberi di esportare odio, morte e terrorismo, in Iraq sarà difficile “vincere”.

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