Camillo di Christian RoccaL'Iraq libero parla all'Onu, l'Onu lo critica

Si sta comportando male? Da quando è arrivato qui ha già fatto saltare in aria il Palazzo?”, entrando martedì al Palazzo di Vetro, George Bush ha scherzato così con Kofi Annan, stemperando la tensione intorno al ruolo e alla fama di cattivo dell’ambasciatore John Bolton. Eppure, battute a parte, ora non si trova più nessuno disposto a criticare il duro negoziatore americano. Il Corriere della Sera l’ha definito “l’angelo dei negoziati” e sui grandi giornali americani sono sparite le critiche. Il tentativo di riforma dell’Onu, l’unico in grado di renderla efficace e credibile, è fallito perché, come previsto, è stato bloccato dal club delle dittature. Così, improvvisamente, il mondo ha scoperto che Bolton è stato il capofila di chi si è battuto per dare una chance e un futuro alle Nazioni Unite, non per chiuderle. Le richieste americane ed europee e finanche di Kofi Annan erano semplici: condanna non ambigua del terrorismo, fuori i violatori dei diritti umani dalla Commissione sui diritti umani, trasparenza nella gestione interna. Le dittature, i paesi non allineati e la burocrazia Onu hanno detto di no. Stavolta non c’era trippa per accusare l’America, e anche l’accusa di voler annacquare l’obbligo a versare lo 0,7 per cento del Pil agli aiuti umanitari si è afflosciata di fronte ai dati reali secondo cui l’America ha quasi raddoppiato i suoi versamenti, da quando Bush è entrato alla Casa Bianca. Il New York Times s’è spinto oltre e, con James Traub, ha proposto di chiudere l’Onu e di sostituirla con un nuovo organismo, mentre i leader della sinistra mondiale hanno preferito i fasti della Clinton Global Initiative al declino e all’inconcludenza delle Nazioni Unite, che pure fino a ieri citavano in ogni loro discorso.
Ieri all’Assemblea generale sono intervenuti, tra gli altri, Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, mentre a margine dei lavori si sono incontrati il pakistano Pervez Musharraf e l’indiano Manmohan Singh. Musharraf ha anche stretto la mano al premier israeliano Ariel Sharon, mentre il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e il collega filo-siriano del Libano Emile Lahoud hanno fatto fronte comune contro le presunte provocazioni americane.
L’intervento più significativo è stato quello di Jalal Talabani, il presidente dell’Iraq libero e democratico. Fosse dipeso dall’Onu, sul palco di ieri ci sarebbe stato ancora Saddam. Talabani ha detto che “l’Iraq è riuscito ad emergere grazie alla guerra di liberazione guidata dagli Stati Uniti e ha iniziato a percorrere la strada della democrazia”. Per tutta risposta, l’Onu ha pubblicato un rapporto rigoglioso di critiche sul processo costituzionale iracheno.

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