Camillo di Christian RoccaHarriet Miers, la nuova giudice suprema di Bush. Furiosi i repubblicani, contenti i democratici

Milano. Si chiama Harriet Miers la prescelta di George Bush per l’ultimo posto vacante alla Corte suprema, il consesso di nove giudici a vita cui la Costituzione affida il ruolo di guardiano delle libertà americane. Qualche anno fa, Miers era stata definita da Bush “una pitbull in scarpe da fatina”, più formali, invece, le parole usate ieri alla Casa Bianca, proprio nel giorno in cui l’altro prescelto, il giudice John Roberts, ha cominciato il mandato da presidente della Corte. La scelta di Miers, in sostituzione della dimissionaria Sandra O’Connor, ha scatenato le immancabili polemiche del caso, polemiche però di segno opposto rispetto a ciò che ci si poteva aspettare da una nomina che gli analisti prevedevano come una scelta decisiva per spostare a destra il bilanciamento liberal della Corte. A protestare, infatti, sono i conservatori, solo i conservatori, già scottati dall’eccessivo moderatismo di Roberts, mentre i democratici sono più concilianti, primo tra tutti il leader al Senato Harry Reid. Nel presentare questa avvocatessa sessantenne di Dallas, oggi consigliere legale della Casa Bianca, ruolo ricoperto nel primo mandato da Alberto Gonzales, Bush ha sottolineato che ha consultato 80 senatori su 100, gli stessi che decideranno se confermare o no la nomina di Miers.
Gli osservatori conservatori, da David Frum a Bill Kristol, da Andrew Sullivan a Michelle Malkin, fino al vivace mondo della blogosfera, sono delusi, scettici, in alcuni casi incavolati neri. Accusano il presidente di aver tradito le aspettative del movimento, quelle di modificare per i prossimi decenni la composizione e la filosofia della Corte. Gli imputano di aver fatto una scelta di clan, poco coraggiosa, attenta a smorzare le polemiche in Senato, dettata dalla necessità politicamente corretta di nominare una donna e del tutto inadeguata al ruolo. “Sono infastidito, depresso, demoralizzato”, ha detto ieri Bill Kristol. Già quest’estate l’ex speech writer di Bush (e opinionista del Foglio), David Frum, aveva previsto, tentando di scongiurarla, che la scelta sarebbe ricaduta sulla sua ex collega alla Casa Bianca. Secondo Frum, Harriet Miers è un ottimo avvocato, una grande lavoratrice, una persona onesta, leale e capace, ma sottolinea che deve la sua nomima esclusivamente al fatto di essere una fedelissima del presidente, non ad altro. A Frum, Miers disse che Bush era la persona più intelligente che avesse mai conosciuto. Il presidente l’ha presentata come una pioniera dei diritti delle donne: la prima presidente donna dell’associazione forense di Dallas e poi del Texas, la prima presidente donna di una delle più importanti aziende legali (400 avvocati) del paese. Ecco, dunque, l’altro grande problema: Miers non ha esperienza nella magistratura, se non una breve collaborazione con un giudice distrettuale subito dopo la laurea. Alla Casa Bianca minimizzano e notano come 10 giudici sui 34 nominati dal 1933 a oggi non avessero esperienze in magistratura, uno tra tutti l’ex presidente William Rehnquist.
Il punto è che né repubblicani né democratici sanno davvero quali siano le convinzioni di Miers. Tra i primi c’è chi si fida di Bush, tra i liberal chi è molto contento della scelta. Miers è stata democratica fino a tutti gli anni Ottanta, altri giurano di no. Nel 1988 ha finanziato Al Gore, nel 2000 Bush. Non è un’ideologa conservatrice, ma è pro life. Si è impegnata ad applicare la Costituzione in senso stretto, piuttosto che “legiferare dalla Corte”, un mantra per i conservatori. I quali, però, temono che questa sia l’ennesima occasione sprecata da un loro presidente per spostare a destra la Corte, l’unica istituzione rimasta in mano ai liberal. Dal rivoluzionario Bush non se l’aspettavano.

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