Camillo di Christian RoccaCondi-Hillary show

Siete pronti al Condi-Hillary show del 2008? La tesi è contenuta nel nuovo libro di Dick Morris, ex stratega elettorale di Bill Clinton poi caduto in disgrazia per i furibondi litigi con l’ex first lady. “Condi vs Hillary: The next great presidential race”, a prima vista può sembrare un saggio di fantapolitica, ma non è affatto così. Il 70% degli americani, secondo un sondaggio Gallup/Cnn, ha detto che alle prossime elezioni presidenziali voterebbe volentieri una donna. L’unico precedente è quello di Geraldine Ferraro, candidata come vice del democratico Walter Mondale, nella devastante sconfitta del 1984 contro la coppia Reagan-Bush. Sebbene la corsa alla Casa Bianca 2008 non sia ancora partita, questa volta le possibilità di avere una Ms President sono molto alte.
Condoleezza Rice contro Hillary Clinton, dunque? Entrambe negano di avere intenzione di candidarsi. I due “no” però sono diversi. Hillary evita di parlarne per tattica: è troppo presto e prima, a novembre del prossimo anno, dovrà rivincere il seggio di senatore di New York. Ma la vittoria del 2006 è scontata, così come è certo che, subito dopo, annuncerà la candidatura alla Casa Bianca. Condi invece non lascia spazio a dubbi: il suo è un no definitivo.
Nel suo partito Hillary non ha avversari quanto a capacità, notorietà, mezzi finanziari ed esperienza. E, ovviamente, soltanto lei dispone di uno straordinario consigliere come suo marito Bill. Ma Hillary balla da sola. In questi anni ha progettato alla perfezione il suo piano e non sbaglia più nulla, né un taglio di capelli né un tailleur. Politicamente ha abbandonato il radicalismo degli inizi e si è spostata al centro sui temi della famiglia, dell’aborto, dei valori e della sicurezza nazionale. Il suo vero problema è quello della credibilità: per quanto inappuntabile, infatti, il suo comportamento appare artificiale e studiato a tavolino. Secondo Dick Morris, Hillary è così abile che certamente vincerà le primarie e alle elezioni presidenziali avrà ottime chance di battere l’avversario repubblicano. Eppure oggi i sondaggi la vedono sotto, e di molti punti, contro tutti i probabili concorrenti, specie Rudy Giuliani e John McCain. Morris però sostiene che Giuliani è troppo liberal e McCain troppo indipendente perché uno dei due riesca a vincere le primarie del partito repubblicano.
Spunterà qualcun altro. Jeb Bush a parte, i conservatori non hanno altri grandi nomi. Così Morris prevede che il Partito Repubblicano pregherà la Rice di candidarsi, come accadde nel 1952 con un riluttante Dwight Eisenhower. Condi, secondo Morris, è l’unica in grado di battere Hillary. Non solo manterrebbe i voti dei conservatori ma, donna e nera, riuscirebbe a invadere il tradizionale campo di raccolta voti dei Democratici, i quali per tornare alla Casa Bianca non possono fare a meno del 90% dei consensi degli afroamericani e della stragrande maggioranza di donne e ispanici. Avesse ragione Morris, Hollywood dovrebbe riadattare il format di Commander in Chief: un presidente donna, però nubile.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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