Camillo di Christian RoccaTHE KING OF THE CONFLICT OF INTERESTS

Il multimilionario Bloomberg è stato rieletto sindaco di New York con 20 punti percentuali più del rivale Ferrer. Un risultato eccezionale, nella città più liberal dell’East Coast. Il plebiscito di sinistra e radical chic per il magnate del partito di Bush è interessante per due motivi. Dimostra come la cultura civica e istituzionale degli americani sia superiore alla nostra e che il gap sarà colmato quando ci libereremo della sindrome da curva sud. Ma l’elezione di Bloomberg è ancora più importante per la scomparsa dell’arma di propaganda della sinistra italiana: il conflitto di interessi. Un argomento che i liberal avevano usato quattro anni fa e che il 29 agosto 2002 il Conflicts of Interests Board di New York giudicò risolto nel momento in cui il sindaco si dimise dalle cariche manageriali, rimanendo mero proprietario. Bloomberg è il fondatore e il proprietario della Bloomberg L.P., un gruppo che fornisce notizie e analisi finanziarie a banche e istituzioni. E’ proprietario di un’agenzia di stampa, di una radio e di una tv. E’ socio della Merrill Lynch e detiene quote di 85 società quotate. Ha obbligazioni milionarie della città che governa. Tutto ciò è consentito e non è tema di battaglia politica. La legge gli consente di non svelare con esattezza i suoi averi, tanto che ogni anno il suo portavoce fa vedere ai giornalisti solo per due ore una versione censurata della dichiarazione dei redditi. Il Conflicts of Interests Board gli ha concesso di occuparsi delle faccende che riguardano il valore delle sue proprietà: può condurre operazioni di vendita o di acquisto, anche parziale, delle sue attività. Ai radical chic di New York non gliene frega niente.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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