Camillo di Christian RoccaDago & Eugeniospia

Scalfari scopre la piacevolezza del gossip? “Chi non fa la spia non è figlio di Maria”, commenta divertito Roberto D’Agostino, giornalista, animatore e proprietario di Dagospia, il sito di pettegolezzi più amato e temuto dai movers and shakers de’ noantri. Duecentomila visitatori al giorno, trecentocinquantamila pagine viste al dì e incassi prosciugati dalle spese legali, Dagospia è il blog che da due settimane vanta il più autorevole degli imitatori possibili: Eugenio Scalfari, il principe del giornalismo serioso, pensoso e austero di recente convertitosi al faceto, alla diceria e al coccodè. Il 19 gennaio scorso il Fondatore di Repubblica aveva scommesso in diretta televisiva con Giovanni Floris che entro 20 giorni il Cav. avrebbe sostituito Carlo Rossella alla direzione del Tg5 con Maurizio Belpietro. Il countdown sulle fortune di Eugeniospia è stato interrotto dallo stesso Scalfari con un articolo sull’Espresso in cui ha ammesso di aver perso e pagato la scommessa. Gioco, partita, incontro. Mica per il Foglio, per Dagospia. E’ tutto suo, il trionfo. La diceria del Fondatore è la portineria elevata ad arte, il chiacchiericcio separato dai fatti, Dagospia in Largo Fochetti. “Scalfari ha fatto benissimo a raccontare il pettegolezzo su Rossella – dice D’Agostino – e gli consiglio di continuare. E’ l’altra faccia della sua predica domenicale, che va benissimo. Ma quando si esce dalla messa, sul sagrato della chiesa si commenta sempre il vestito di una bionda e si sparla di questo o di quella”.
Dago ha soltanto parole dolci per il grande Scalfari, un maestro, un gigante, “un precursore del pissi-pissi bao-bao di Dagospia fin dai tempi di La sera andavamo in via Veneto, una fantastica storia molto attenta alle storielle”. Anche a Dago era arrivata la voce sul cambio di guardia al Tg5, ma non l’ha scritta: “Magari era una notizia vera, saltata proprio a causa della scommessa televisiva di Scalfari. Sarebbe meraviglioso, no? Eppure quando mi è arrivata la spifferata sul Tg5, ho capito che era falsa. Ormai riconosco da lontano la polpetta avvelenata, la voce messa in giro ad arte. Certe volte capita che mi arrivino due o tre telefonate con la stessa notizia. In quel caso, sono pettegolezzi diffusi per depistare. La notizia vera arriva quasi sempre da una sola persona”. Dago non sa chi possa aver soffiato il gossip a Scalfari, ma per il futuro si offre timidamente come consulente del Fondatore: “Mi chiami, se vuole”.

“A volte è meno Fondatore”
D’Agostino ha una sincera ammirazione per Scalfari e per gli altri “giganti” come Alberto Arbasino o Paolo Mieli o Giovanni Sartori che considera i suoi ispiratori: “Quando li incontri a tavola o a cena o in un salotto sono straordinari osservatori, formidabili conversatori, raccontano, spiegano fanno connessioni. Sono uno spasso”. Secondo D’Agostino esiste “uno Scalfari orale” che è molto diverso da quello scritto: “Scalfari appartiene a una generazione che sa distinguere la vita conviviale da quella professionale. Nei salotti è uno che spiffera, che racconta, che chiacchiera. In queste occasioni è meno Fondatore, meno paludato, meno rigido di quando scrive”. Secondo D’Agostino, “in un paese serio Dagospia non esisterebbe”, perché quei pettegolezzi comparirebbero sui giornali il giorno dopo e non resterebbero attovagliati a cena.
Pare che con Eugeniospia ci stiamo avvicinando a quel modello. “In un articolo, Scalfari non avrebbe mai scritto il pettegolezzo su Rossella, ma in televisione è diverso perché una volta che parli, il controllo viene meno. Lui è sempre stato attentissimo a non esibirsi pubblicamente, ma in tv è venuto fuori lo Scalfari orale, quello conviviale”. Quello gossip, che ricorda Dagospia.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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