Camillo di Christian RoccaL'undicesimo giorno di Obama

E l’undicesimo giorno Barack Obama parlò come un neoconservatore

E l’undicesimo giorno Barack Obama parlò come un neoconservatore, dichiarandosi per la prima volta “sconvolto e indignato” per quello che sta succedendo in Iran e valutando non meglio precisate “conseguenze” se il regime islamico continuasse a insanguinare i diritti universali del suo stesso popolo. Ci ha messo un po’ di tempo, ma alla fine Mr. Cool ha abbandonato le cautele della prima settimana, quando aveva addirittura lodato il senso dello stato dell’Ayatollah Khamenei, sottolineato la sovrapponibilità tra i due contendenti Ahmadinejad e Moussavi e spiegato che non sarebbe stato compito suo mettere becco su una vicenda interna iraniana.
Le critiche di destra e di sinistra, il voto unanime del Congresso, l’atteggiamento più duro degli alleati europei, ma soprattutto l’inaspettata ferocia del regime e la coraggiosa tenuta dei rivoltosi hanno convinto Obama a cambiare rotta, malgrado in conferenza stampa abbia provato a convincere i giornalisti di essere stato coerente fin dal primo giorno. Gli Stati Uniti, ora, “condannano duramente le azioni ingiuste”, la “violenza”, il “pugno di ferro”, “le minacce, i pestaggi, le retate” del regime iraniano. I manifestanti di Teheran, ha detto Obama, sono “dalla parte giusta della storia” e “hanno il diritto universale di associarsi e parlare liberamente”. Il regime iraniano, ha continuato Obama, se vuole il rispetto del mondo deve governare “con il consenso, non con la coercizione”.
Parole, toni e contesto sembrano presi da un manuale del piccolo neoconservatore o, come ha fatto notare un irriverente giornalista, dall’ultimo discorso di John McCain. Il punto è che Obama sa che non può fare business con gli ayatollah insanguinati di sangue, ammesso che loro ne avessero mai avuto voglia. L’offerta per negoziare pacificamente la questione del nucleare resta in piedi, così come l’invito ai diplomatici iraniani a partecipare ai festeggiamenti del 4 luglio nelle ambasciate americane in giro per il mondo. Ma la risposta di Teheran, ha ammesso il presidente, “non è incoraggiante” e difficilmente cambierà davanti ad hamburger, hot dog e giochi pirotecnici.
Le immagini della giovane ragazza uccisa per strada, definite da Obama “strazianti”, sono state il punto di non ritorno anche per un’Amministrazione che crede nella possibilità di convincere gli ayatollah a diventare più buoni. Oggi quell’ipotesi non è più realistica. 

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