Dopo SkuolaEuropee 2019, se il ‘primo voto’ alza il dato sull’affluenza

L’euforia della prima volta. È forse questo il sentimento che, alla vigilia delle Elezioni Europee 2019, anima i ragazzi che si recheranno ai seggi per esprimere il primo (o al massimo secondo) vot...

L’euforia della prima volta. È forse questo il sentimento che, alla vigilia delle Elezioni Europee 2019, anima i ragazzi che si recheranno ai seggi per esprimere il primo (o al massimo secondo) voto della loro vita. Perché, in un clima di generale freddezza nei confronti di questa tornata elettorale, proprio tra i neomaggiorenni ci potrebbe essere la partecipazione più alta. Secondo una rilevazione online svolta da noi di Skuola.net a pochi giorni dal 26 maggio – data in cui gli italiani eleggeranno i propri rappresentanti al Parlamento Europeo – quasi 7 ragazzi su 10 (il 67%) nella fascia d’età 18-19 anni affermano che andranno a votare con assoluta certezza; mentre un altro 19% è ancora indeciso; solo un quinto dei ‘debuttanti’ (20%) già sa che non voterà.

Elezioni Europee: i giovanissimi affolleranno le urne?

Un dato sorprendente. Specie nel recente passato le elezioni europee hanno sempre visto una scarsa partecipazione popolare: l’ultima volta (maggio 2014) l’affluenza in Italia si fermò al 58,69%. Numeri che potrebbero tornare. L’indagine che abbiamo svolto noi di Skuola.net, infatti, ha allargato il punto d’osservazione all’intero universo giovanile, coinvolgendo oltre 13mila ragazzitra i 13 e i 30 anni. E, isolando le risposte dei potenziali votanti (18-30 anni), non ci si discosta troppo da cinque anni fa: l’affluenza media, almeno quella dichiarata, sarebbe attorno al 60%. Con l’attaccamento alle vicende comunitarie che sembra scemare al crescere dell’età: già nella fascia 20-24 anni i votanti sicuri scendono al 52%, tra i 25-30enni crollano al 49%.

Ma nel complesso gli under30 sono disinteressati e scettici

Ma cosa frena gli astenuti under30? Soprattutto il disinteresse per una consultazione probabilmente percepita distante dalle proprie priorità: a pensarla così è più di un terzo dei ragazzi (34%). Subito dietro (27%) c’è la sensazione che, a livello europeo, il proprio voto non incida più di tanto sulle decisioni politiche. Per parecchi (20%) a regnare è l’indecisione, talmente forte da indurli a lasciar stare. Per molti altri l’ostacolo è di carattere logistico: il 19% non andrà a votare perché studia o lavora lontano dal luogo di residenza e non riuscirà a tornare a casa.

Quali sono i leader preferiti dai millennials?

Elezioni Europee che, tra l’altro, sono il primo test su scala nazionale per il governo giallo-verde. Una sfida tra candidati ma anche tra leader. L’occasione per verificare se le loro quotazioni salgono o scendono. In questo caso entrano in gioco anche gli elettori di domani, gli under18 (sono oltre la metà del campione). E, stando a quanto dichiarano i più giovani, in dodici mesi qualcosa è cambiato. Il vicepremier Matteo Salvini, con il 31% dei consensi (che nella fascia 25-30 anni diventa 38%), resiste in vetta alla classifica. Al secondo posto il suo omologo Luigi Di Maio: per lui un apprezzamento medio del 23% (che al Sud raggiunge picchi del 38%). Buono il riscontro per Nicola Zingaretti, neo segretario del Partito Democratico: a livello nazionale raccoglie lo stesso risultato del leader ‘cinquestelle’, 23% (piace soprattutto ai maggiorenni). Più indietro gli altri: Silvio Berlusconi si ferma al 12%, Giorgia Meloni all’11%.

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