MillennialsLa rivolta dei narcisi

A volte, leggendo i post di alcuni no-vax e no-greenpass mi domando, non senza timore: “e se avessero ragione loro?” Ripenso agli anni di filosofia, ai libri della Arendt, di Berlin, di Foucault, della Scuola di Francoforte, di Silone e Malaparte, agli scritti di Salvemini, alle analisi sul protofascismo delle masse oltre agli studi di psicologia sociale sul conformismo, tra cui il famoso esperimento di Milgram (quello ripreso dai Simpson dei primordi): perché tutto questo sapere non mi consente di vedere la preoccupante dittatura sanitaria?

Questo dubbio mi attanaglia abbastanza da doverne scrivere: sinceramente, io tutta questa dittatura continuo a non vederla. Mi ero preoccupato l’anno scorso, quando durante il lockdown alcuni vicini facevano da delatori – se non ti puoi fidare più di nessuno sei in una dittatura – ma ora trovo il greenpass solo una soluzione tecnica abbastanza intelligente. Abbastanza, perché si poteva fare meglio, ma davvero mera applicazione di tecnologie mature (smartphone, qrcode, certificati digitali) a un caso d’uso chiaro e con un obiettivo razionale e facilmente intellegibile: ridurre la circolazione del virus.

Per chi è abituato a combattere contro la tecnica, madre di tutte le disumanità, della perdita di innocenza, delle disuguaglianze, è comprensibile una posizione ipercritica nei confronti del modo in cui è stata gestita la pandemia. Sebbene io non conosca in dettaglio l’opera di Agamben, in passato mi capitò di incontrarne testi e idee: nel suo quadro concettuale la pandemia non è altro che un modo per accelerare il controllo biopolitico; Agamben è sincero con se stesso e intellettualmente onesto. Non intendo entrare nelle fallacie logiche del suo ragionamento, questi tecnicismi li lascio ai colleghi che hanno tempo da investire. Preferisco essere più prosaico e andare al cuore del problema che, a mio parere, ha un nome chiaro: narcisismo.

Verso la fine della laurea in filosofia scoprii, non senza delusione, che anche i filosofi “di professione”, invece di essere “funzionari dell’umanità” (come scriveva Husserl), erano sovente vittime di peccati umanissimi e comuni: la superbia, l’arroganza, il conformismo alle mode (certo, intellettuali, non estetiche) e un potente narcisismo di fondo.

Ho fatto un po’ di ricerca in passato, e ho provato sulla mia pelle un fenomeno molto semplice che accade quando si lavora in ambiti teorici: si è alla costante ricerca di conferme delle proprie tesi, e ricordo che ogni articolo di neuroscienze che mi pareva a supporto della mia teoria generale mi infiammava ed esaltava. Immaginate quanto possa essersi esaltato Agamben quando ha iniziato a incasellare la pandemia nella sua visione del mondo, una specie di experimentum crucis tanto caro ai fisici di una volta, un’occasione unica di vedere in azione forze descritte e immaginate anni prima. Sappiamo che proiettiamo sulla realtà i nostri pregiudizi teorici, e quindi i fatti finiscono per assecondare la nostra visione del mondo attraverso il modo in cui li descriviamo. Un inganno prevedibile, descritto da abbondante letteratura, comprensibilissimo. Ebbene, se ci cascano menti sottili e preparate, perché non dovrebbero cascarci milioni di persone intellettualmente meno solide?

Così Luca (nome di fantasia come gli altri) ha sempre sospettato delle multinazionali del farmaco, è cresciuto con gli spettacoli di un famoso comico poi diventato capo politico, e non riesce a credere alla fortuna di poter gridare al mondo “il vaccino è un’idea per controllarci”. Se poi Luca è appassionato di serie televisive, potrebbe aver visto Utopia, dove i vaccini servono per sterilizzare la popolazione mondiale. Mirella è omeopata convinta: i farmaci fanno male, i vaccini non possono che essere un errore, anche perché il Covid 19 si cura con la vitamina D. Che dire di Anna, mamma no-vax che non vuole avvelenare i propri figli? La guerra ai vaccini è la madre di tutte le battaglie, a cui si era preparata da anni. Parimenti Ezio, con un passato nella sinistra no global, percepisce in pieno le minacce di un capitalismo che prima distrugge l’ambiente, provocando le pandemie (va beh, forse il virus è davvero sfuggito al laboratorio di Wuhan, ma Ezio non si fida di nessuno) e poi proponendo come unica soluzione dei vaccini che usano tecnologie di manipolazione genetica, brevettate e controllate da due multinazionali… (rullo di tamburi) americane!

Luca, Mirella, Anna ed Ezio hanno tutti un punto in comune. E, a essere sincero, ce l’ho anche io: siamo cresciuti in una generazione che ha avuto mille possibilità di realizzazione ma nessun equivalente del ’68, nessun movimento di rivolta ampio e generalizzato. Una generazione che ha creduto di poter raggiungere i propri traguardi grazie allo studio e che, forse per l’edonismo degli ’80, ha in fondo sempre sperato di avere quei 15 minuti di popolarità promessi da Wharol, perché ci siamo tutti sentiti speciali da bambini.

Ebbene, siamo troppi per essere tutti meritevoli di popolarità, di successo, di auto-affermazione. Siamo in un’economia in piena decadenza, e i nostri amici boomer non mollano la poltrona nemmeno per sbaglio: di conseguenza, solo uno su 1000 ce la fa, qualcuno emigra, qualcuno mette su famiglia e si accontenta, qualcuno assume psicofarmaci o passa le serate su Tinder.

Non so voi, ma io invidio Luca, Mirella, Anna ed Ezio, perché stanno finalmente combattendo la guerra per cui hanno finora vissuto e studiato: il redde rationem, il grande scontro decisivo tra il capitalismo e l’umanità, tra chi vuole controllarci e i salvatori. Finalmente siamo all’epilogo della trilogia di Matrix. Così, dalle prime critiche al lockdown, sensate, si è passati a mettere in discussione l’utilità dei vaccini e, ora, il greenpass, che ha l’unica colpa di essere una soluzione molto italiana e paracula, un obbligo mascherato per evitare nuovi lockdown.

I nostri eroi si fomentano perché oggi i social li fanno incontrare. Perché chi non la pensa come loro, ed è a mio avviso lecitamente scoglionato, sta usando toni sbrigativi che li fa sentire attaccati: come insegna una religione di successo, i martiri sono ottimi veicoli di contagio (di idee). In pochi mesi, semplici dinamiche psicologiche, “in group-out group” hanno cementato una parte eterogenea di popolazione che si è sempre sentita battagliera, pronta a dire no ai soprusi, troppo furba per il posto di lavoro che le è capitato, incompresa e, pertanto, spinta a gridare ai quattro venti, incessantemente, “svegliaaaa!”.

E così, noi che abbiamo passato anni a promuovere la libertà economica come condizione di realizzazione personale, noi che abbiamo affrontato per tempo i rischi del populismo, noi che abbiamo criticato le ideologie, al contempo accorgendoci della loro importanza, noi che abbiamo insistito sull’educazione, sul merito, sul miglioramento delle classi dirigenti… ebbene noi ora siamo accusati di essere dei collaborazionisti di un regime transazionale distopico.

Chissà che i fenomeni di psicologia sociale sopra descritti non possano portare a un nucleo di pensiero razionale, laico, pro-scienza e pro-riformismo, su cui costruire una nuova politica. Possiamo rimanere sgomenti ancora qualche mese di fronte a reazioni che ci paiono incomprensibili, ma poi dovremo riprendere in mano il futuro, tutt’altro che facile, che lascerà la pandemia.

ANDREA DANIELLI