Non dite alla nostra gerontocrazia che è ora di andare

Non dite alla nostra gerontocrazia che è ora di andare

Ditelo alla gerontocrazia italiana: un altro mondo è possibile. E non solo nelle culture anglosassoni, dove vige la visione atletica del lavoratore per cui più sei vecchio meno vali. Ma pure in Francia. La ferale notizia  è che, dopo aver creato quello che lui stesso ha definito le «Nazioni Unite della bellezza», Lindsay Owen-Jones, il gallese con studi di letteratura ad Oxford e master all’Insead di Parigi che ha trasformato L’Oréal nel gigante mondiale dei cosmetici, molla all’età di 65 anni.

Eletto nel 2004 da Time fra le 20 personalità più importanti della moda, membro del cda di Ferrari, nominato Sir dalla Regina nel 2005, l’ex venditore di shampoo Dop alle massaie normanne, che del gruppo francese è diventato prima a.d. e poi presidente, dopo 42 anni di servizio lascia la poltrona il mese prossimo. Ma non prima di avere portato il fatturato 2010 a 19,5 miliardi di euro dai 3 miliardi del 1988 quando è diventato a.d e dopo avere guidato l’internazionalizzazione del gruppo. Il 17 marzo soffierà sulle candeline ma non andrà subito a dare il cibo ai piccioni. Diventerà presidente onorario del gruppo e, per un certo tempo, anche della L’Oréal Foundation che gestisce la ricchezza della famiglia Bettencourt.

Il New York Times ha dato rilievo alla notizia che segna un cambio di passo per il gruppo di cosmetici di recente finito sulle pagine dei giornali per le vicende in cui è finita la matriarca Liliane Bettencourt, 88 anni, donna più ricca di Francia e principale azionista del gruppo (col 30,9%) che hanno lambito anche lo stesso Owen-Jones.

Così dopo che Bill Gates e Warren Buffett hanno dato l’esempio con la loro decisione di dare in beneficenza gran parte delle loro ricchezze evitando di trasformare le loro famiglie in dinastie, la parabola di Owen-Jones evita di trasformare un bravo amministratore in un pantofolaio che trascina le stanche membra per i corridoi del Palazzo. D’altra parte scollarsi dalla poltrona quando il ticchettio dell’orologio si fa insopportabile serve anche ad iniettare energie fresche. O almeno servirebbe.

Un altro francese, Antoine Bernheim, era stato molto criticato per il suo attaccamento al potere quando, all’età di 86 anni, non voleva mollare la sedia di Presidente delle Generali. Al suo posto arrivò Cesare Geronzi, che di anni ne ha fatti 76 martedì scorso che è più che mai al centro della scena dopo aver rilasciato un’intervista al Financial Times, dicendo che il gruppo triestino deve partecipare alla ricapitalizzazione delle banche in vista di Basilea III e alla costruzione del Ponte di Messina. Gli analisti si sono allarmati, e hanno scritto report coerenti con l’allarme. 

I cugini d’Oltralpe, insomma, non ci stanno simpatici e non sono certo gli inventori delle libertà economiche. Ma qualcosa da insegnarci, forse, ce l’hanno.