Tasse e investimenti prosciugano l’Eni

Tasse e investimenti prosciugano l’Eni

Nell’ultima decade, la storia dell’Eni mostra una tendenza crescente ad avere tutti i problemi delle maggiori compagnie petrolifere mondiali. I costi di esplorazione e di estrazione per ogni barile di petrolio aumentano di anno in anno. E mentre i principali player sono alla ricerca di nuovi giacimenti, i Paesi che li possiedono pretendono una grossa fetta dei ricavi. Oltretutto, i margini di profitto che derivano dalla raffinazione del petrolio in carburante e materie plastiche si stanno contraendo, per via della contrazione della domanda globale nel mondo sviluppato.

La ragione per cui i riflettori sono costantemente puntati sulle divisioni del Cane a sei zampe che si occupano dell’esplorazione e della produzione è semplice quanto importante: pesa per il 75% dei profitti del gruppo, mentre il restante 25% deriva dalla divisione Gas & Power. Nel 2009, Eni ha prodotto 1,77 milioni di barili di petrolio (Boe), al giorno, rispetto ai 1,56 milioni del 2004: una crescita del 13 per cento. Nel medesimo arco temporale, gli investimenti sono passati da 7,5 a 13,7 miliardi di euro, più 83 per cento: significa che, per ogni milione di barili, i costi estrattivi sono aumentati del 60 per cento.

Il discorso non cambia se guardiamo ai conti del terzo trimestre. Né dovrebbe stupire che il prezzo del petrolio sia aumentato con la domanda costante e i costi estrattivi in crescita. Guardando più in profondità, sembra che dovremo limitare il nostro consumo di petrolio e derivati se il prezzo non comporterà una riduzione permanente della crescita economica. Un incentivo ulteriore a diminuire il nostro consumo di petrolio sta nella diminuzione dei giacimenti: le riserve certificate di Eni sono scese a 6,6 miliardi di barili nel 2009 rispetto ai 7,3 miliardi nel 2003, il 10% in meno. Il petrolio è una risorsa limitata.

Nel quinquennio 2004-2009, inoltre, le tasse sono aumentate dal 42 al 56% dell’utile lordo, e sembra che rimarranno su questi livelli anche nel 2010. Per dimostrare quanto questo settore sia importante a livello di gruppo, l’esplorazione e la produzione pagano dall’80 a oltre 100% di tutte le imposte dell’Eni. L’incremento della pressione fiscale segnala che una parte sempre in crescita dei profitti della società rimangono appannaggio dei Paesi dove opera. Siccome le riserve petrolifere e di gas dell’Italia e dell’Europa dell’Ovest stanno finendo, i Paesi ricchi di combustibili fossili chiedono un obolo sempre più elevato ai paesi consumatori per il privilegio di consumare le loro risorse.

Per Eni, dunque, è molto difficile far fronte alla crescita dei costi di produzione e della pressione fiscale rivalendosi sul consumatore finale, come dimostra il declino dei margini nel settore petrolchimico e della raffinazione. La società di San Donato, che nel 2004 aveva iscritto a bilancio profitti derivanti dall’attività di raffinazione e petrolchimica per 1,2 miliardi, nel 2009 ha segnato una perdita di 800 milioni: il 2009, non è stato un anno facile, sopratutto in Europa, ma non sembra nel 2010 le cose siano cambiate granché. Nel 2011, oltretutto, nel segmento della raffinazione i margini non mostrano evidenti segnali di miglioramento. L’indice Emc, ideato da Saras per misurare la propria performance in riferimento al settore, ruota infatti intorno allo zero. Consumare meno petrolio e materie plastiche è certamente un comportamento virtuoso: a meno che voi non siate azionisti dell’Eni.

I flussi di cassa di Eni nel 2009 sono stati sostanzialmente pari a zero: un dettaglio che riassume molto bene la situazione. Nonostante profitti pari a 4,4 miliardi di euro, gli elevati investimenti di capitale e la pressione fiscale significano che il gruppo ha dovuto versare più soldi di quanti ne abbia guadagnati prima della distribuzione dei dividendi. Sebbene il 2009 non sia stato un anno brillante, una compagnia petrolifera che non fa soldi con il petrolio a 44 euro a barile è degna di nota. Nel 2005, infatti, quando il petrolio era sugli stessi livelli, i flussi di cassa di Eni furono di 6 miliardi.

* analista indipendente