In Europa nessuno perde più auto di Fiat

In Europa nessuno perde più auto di Fiat

Sergio Marchionne si è sempre sentito a casa a Ginevra. Per l’amministratore delegato di Fiat (e Chrysler) l’appuntamento del Salone dell’auto ginevrino è quindi uno dei più importanti dell’anno. Tuttavia, l’impressione che si è avuta per questa occasione è stata differente dalle altre. Chi ha seguito la diretta della conferenza stampa avrà notato un Marchionne meno brillante e loquace del solito. Colpa forse di un mercato, quello automobilistico, che sta ancora cercando un proprio equilibrio. Del resto il numero uno del Lingotto non ha utilizzato metafore: «Non bisogna aspettarsi un 2011 esplosivo, perché le indagini dicono che in Europa il mercato scenderà del 3% e quello italiano del 5%». E Fiat continua a perdere quote di mercato. Lo scorso gennaio ha venduto il 20% in meno di vetture rispetto al 2010. La conseguenza è che se un anno fa il Lingotto era il quarto gruppo europeo, ora è il sesto.

Il quadro generale del mercato automobilistico mondiale vede due velocità. Da un lato la domanda degli emergenti, dall’altro quella dei mercati sviluppati. E l’Europa continua il suo declino. In gennaio, secondo gli ultimi dati della European automobile manifacturers’ association (Acea), il mercato europeo ha registrato una flessione dell’1,4% su base annua. Ma se per Volkswagen le immatricolazioni sono aumentate del 5,9%, per Fiat Group la contrazione è stata del 20,2 per cento. Meglio va a Daimler, +13,6% su base annua. Marchionne, mentre presentava le novità del Lingotto, Alfa Romeo 4C concept su tutte, non si è però addentrato in quello che sembra un declino senza fine per le vendite del gruppo.

Secondo i dati Acea non c’è nessuno in Europa che ha perso più di Fiat e Chrysler. Per il Lingotto in gennaio sono state vendute circa 79mila vetture, cioè il 20% in meno delle quasi 100mila immatricolate nello stesso periodo del 2010. Disaggregando le cifre, scopriamo che il marchio Fiat ha perso il 26,4% delle vendite, passando da 80mila unità a poco meno di 59mila. Stesso dicasi per Lancia, diminuita del 23,3% da 10mila auto a 7.700. In aumento le quotazioni di Alfa Romeo che, complice la nascita della Giulietta si è attestata a quota 12mila, il 39,3% in più su base annua. Ferrari e Maserati continuano la loro salita, seppur si stia parlando di volumi poco rilevanti per il Lingotto. In ogni caso, le sportive di casa Fiat hanno registrato un aumento del 22% delle vendite.

Uno degli aspetti che ha più colpito Marchionne è stata la perdita delle quote di mercato. Dopo aver brindato al ritorno su quota 10%, ora la situazione non è semplice. In gennaio Fiat Group ha registrato il 7,6% delle vendite europee, molto meno del 9,3% di un anno fa e un terzo di Volkswagen, che con il 22,1% del mercato è stabilmente al primo posto. In realtà Fiat si è anche fatta sorpassare dal GM Group (Opel, Vauxhall e Chevrolet), passata dal 7,6% all’8% in 12 mesi, e da Ford, anch’essa a quota 8, seppur flessione del 9,7 per cento.

Guardando a Chrysler, secondo l’Acea sono state vendute in gennaio circa 2.200 automobili, il 24% in meno sul 2010. Saranno però cruciali i prossimi mesi, quelli in cui gli effetti dell’acquisizione di Auburn Hills produrranno i suoi frutti anche sul mercato europeo. È infatti già tutto pronto per lo sbarco nel Vecchio continente dei nuovi modelli di Chrysler, Dodge e Jeep, guidati dalla nuova Grand Cherokee.

Se l’Europa non va bene per Marchionne, è ora di puntare su altri lidi. Non è un caso che anche a Ginevra il numero uno di Fiat sia tornato a parlare della Russia, specie dopo la presentazione del progetto di un sito da 300mila vetture l’anno nella patria di Vladimir Putin. «In Russia ci stiamo guardando attorno, parliamo con vari partner», ha detto Marchionne a chi chiedeva ragguagli dopo la rottura con Sollers, che ha preferito Ford al Lingotto. Ma il top manager sta anche guardando all’India, un mercato che solletica l’appetito di vendite di Torino. «Sul mercato indiano non ci sono problemi, ma solo opportunità», ha spiegato Marchionne. Parole che fanno il paio alle esternazioni sul futuro della partecipazione di Fiat in Chrysler che, secondo le previsioni, dovrebbe arrivare al 51% entro Natale. «Non ho cambiato desiderio», ha detto l’ad del Lingotto. Visti i dati europei, c’è da credergli.