Il primo maggio di Wojtyla, santo dubito

Il primo maggio di Wojtyla, santo dubito

Santo nonostante… Un po’ di luce su tante ombre

La guarigione dal Parkinson della francese suor Marie Simon-Pierre ha del miracoloso. Così ha stabilito la Consulta medica presieduta da Patrizio Polisca, medico personale di Benedetto XVI: da qui al decreto emesso dalla Congregazione vaticana per i Santi, «sull’eroicità delle virtù» di Giovanni Paolo II, intensamente pregato dalla suora inferma, il passo è stato breve. Per un miracolo dichiarato, però, molti i lati oscuri. Tra questi l’indulgenza – da sola ragionevolmente sufficiente a far recedere dalla decisione di beatificare lo scomparso pontefice – offerta da Wojtyla a Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, riconosciuto colpevole di abusi su minori. Ma non solo. Basti pensare alle scelte “politiche” che hanno condotto alla soppressione della Chiesa conciliare in America Latina, causando grandi sofferenze all’interno della Chiesa nonché all’esterno di essa, per l’implicito avallo fornito a regimi dittatoriali.

Polacco di nascita e formazione, aveva l’ideologia comunista (quanto la nazista, considerata però ormai improduttiva) come fumo agli occhi: tutto ciò che poteva farle argine, è stato politicamente da lui tollerato e/o assecondato, e pedagogicamente sostenuto attraverso, per esempio, la scelta di tantissimi “martiri” e “beati”. 

«Santo subito!», acclamavano i 500mila fedeli accalcati in piazza San Pietro ai funerali di Giovanni Paolo II. Richiesta subito accolta dal nuovo papa che fa partire la causa di beatificazione di Wojtyla a tempo di record: il 13 maggio 2005, a poco più di un mese dalla scomparsa, Benedetto XVI annuncia, in seguito alle richieste del collegio cardinalizio, l’avvio del procedimento che formalmente il 28 giugno con la causa diocesana, conclusasi due anni dopo, il 2 aprile 2007, in coincidenza con il secondo anniversario della scomparsa di Wojtyla.

La canonizzazione di Giovanni Paolo II incontra subito problemi, rallentando beatificazioni già annunciate. Quella, ad esempio, di padre Giovanni Leone Dehon, fondatore della congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore – prevista per il 24/4/2005 e rinviata perché il prete francese è stato accusato di antisemitismo –, ha rischiato di diventare un boomerang anche per Wojtyla, che aveva ignorato o sottovalutato questa macchia del religioso. L’accusa, lanciata da alcuni circoli ebraici francesi, era dovuta ad affermazioni fortemente antiebraiche contenute nel Catechismo sociale di Dehon (1898). Come era stato possibile che Wojtyla e la Curia avessero sorvolato? Inoltre, se si fosse rinviata la beatificazione di Dehon per il suo antisemitismo, come sarebbe potuta progredire quella di Wojtyla, che nel 2000 aveva deciso di beatificare Pio IX, il papa che nel 1858 aveva benedetto il rapimento del bambino ebreo bolognese Edgardo Mortara perché questi era stato battezzato, benché segretamente e illecitamente, malgrado le più vive rimostranze del mondo ebraico ma anche di vari settori cattolici. 

Lo stesso anno, l’opposizione alla beatificazione di Wojtyla trova voce in un nutrito gruppo di autorevoli esperti. L’emarginazione di teologi, in particolare della Teologia della Liberazione, vescovi e religiosi; le posizioni conservatrici in tema di morale sessuale, di celibato ecclesiastico, sul ruolo della donna e dei laici nella vita della Chiesa; la tolleranza verso i regimi dittatoriali in America Latina o le oscure vicende che hanno coinvolto lo Ior, sono gli elementi di cui parla un Appello alla chiarezza sulla beatificazione di Giovanni Paolo II presentato il 5 dicembre 2005 e firmato da Giovanni Franzoni, ex abate benedettino di San Paolo Fuori le Mura, tra gli animatori della Comunità cristiana di base di San Paolo, dal filosofo e teologo della Liberazione Giulio Girardi, da teologi e storici della Chiesa come Jaume Botey, Casimir Martí, Ramon Maria Nogues, José Maria Castillo, Rosa Cursach, Casiano Floristan, Filippo Gentiloni, José Ramos Regidor, Martha Heizer, Juan José Tamayo. Al papa scomparso viene rimproverato il fatto di aver esercitato «il potere delle due spade», di aver espresso cioè legittimamente la propria opinione ma impedendo nel contempo ad altri – teologi, vescovi, consacrati e laici – di affermare cose diverse. Un modello di Chiesa polacca, opposta a quella del Concilio che il papa voleva imporre come «paradigma della Chiesa universale».

Tra i circa 120 testimoni ai quali, sotto vincolo di segretezza, viene chiesta una deposizione personale riguardo all’operato di Wojtyla, soprattutto durante i 27 anni del suo pontificato, vi è anche il teologo Giovanni Franzoni. Nella deposizione, datata 7 marzo 2007, Franzoni espone le sue «fondate riserve alla beatificazione di papa Wojtyla». Tra i punti contestati: nel caso Ior-Banco Ambrosiano, il papa «violò gravemente le virtù della prudenza e della fortezza», non favorendo, come apparve, la ricerca della verità sul caso; la beatificazione di Pio IX, papa che aveva rifiutato la grazia a due patrioti; imprudenza nella reiterata punizione della libertà di ricerca teologica; mancato ascolto delle richieste delle donne; chiusura totale sul celibato sacerdotale con tale insistenza sul legame diretto tra sacerdozio e celibato, da «rendere di serie b i sacerdoti delle Chiese cattoliche orientali, spesso sposati»; il rapporto con monsignor Oscar Arnulfo Romero, da lui accolto con grande freddezza quando lo ricevette in udienza nel 1979, consigliandogli di «andare “più d’accordo” con il governo»; stretto ancoramento al suo ministero fino alla fine, nonostante la malattia, che provoca dubbi sul fatto che il papa, in quel frangente, abbia «dimostrato in modo forte le virtù dell’umiltà e della prudenza».

Nel 2006, a un anno dalla sua presentazione, l’Appello alla chiarezza – cui hanno aderito anche la teologa Adriana Zarri, la saggista ed ex parlamentare Giancarla Codrignani e Noi siamo Chiesa-Italia –, viene inviato al tribunale ecclesiale del Vicariato di Roma sulla Beatificazione di Giovanni Paolo II.

Nel 2009 improvvisa frenata al processo di beatificazione – negata, peraltro, dal Vaticano – a causa dell’emergere di una intensa relazione di amicizia che legò per 55 anni il papa ad una psichiatra infantile, Wanda Poltawska, testimoniata da una fittissima corrispondenza, confluita in parte nel materiale esaminato dalla Commissione vaticana, e dalla presenza della donna in molti momenti cruciali del pontificato. Ad esempio, la Poltawska, in alcune sue lettere, metteva in guardia il papa, come psichiatra, dal nominare vescovi alcuni personaggi con problemi sessuali, mentre in Curia c’era chi spingeva tali candidature.

Vi sono tuttavia anche altre motivazioni: la scarsità di documenti per un pontificato tanto lungo, la “debolezza” della Positio (la documentazione relativa alle virtù eroiche del candidato) e alcune contraddizioni tra i testimoni. Il 13 maggio ha luogo una riunione a porte chiuse tra il relatore della causa, il domenicano padre Daniel Ols, il cosiddetto “avvocato del diavolo” monsignor Sandro Corradini e i teologi. Tra gli aspetti più controversi, il caso Marcinkus, i finanziamenti a Solidarnosc, la nomina di qualche vescovo di dubbia moralità, insieme al bacio al Corano dato dal papa nel 1999 durante la visita di una delegazione di musulmani iracheni. Un elemento che non figura tra quelli che, invece, potrebbero aver rallentato il processo è il rapporto di amicizia che lo legava a padre Marcial Maciel Degollado, fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo, nonostante fosse stato accusato per anni di abusi sessuali da ex seminaristi.

Alla fine del 2009, dopo una valutazione della commissione teologica incaricata dalla Congregazione per le cause dei Santi, Karol Wojtyla può essere beatificato. Esaminato il faldone di migliaia di pagine che costituisce la Positio preparata dal postulatore della causa, il polacco Slawomir Oder, su richiesta del relatore, padre Daniel Ols, il dicastero vaticano passa la parola a Benedetto XVI. Ratzinger, dunque, il 19 dicembre, al termine dell’udienza alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi per il suo quarantesimo anno di attività, firma il decreto che riconosce le “virtù eroiche” del “Servo di Dio” Karol Wojtyla (oltre a quelle di altri nove futuri santi, tra cui papa Pio XII), ovvero il penultimo passo prima della beatificazione: manca ancora il completamento dell’istruttoria per l’accertamento della guarigione miracolosa di una suora francese, fase che implica la partecipazione di una commissione medica, una teologica e della Congregazione dei Santi.

Confermato il miracolo, l’11 gennaio 2010 viene annunciato che Giovanni Paolo II sarà elevato agli altari il 1° maggio 2011, festa della Divina Misericordia (istituita, peraltro, proprio da lui), ma anche giorno in cui il movimento operaio celebra la Festa dei Lavoratori. Un modo per sottolineare, ancora una volta, il ruolo di campione della lotta al comunismo del papa venuto dall’Est.

Nel cattolicesimo di base, tuttavia, la mobilitazione contro la beatificazione di Wojtyla ha continuato a farsi sentire. Per il Movimento Internazionale We Are Church, il papato di Giovanni Paolo II è stato attraversato da una profonda contraddizione, che sta «nel divario tra il suo impegno per la riforma e il dialogo nel mondo e il suo ritorno all’autoritarismo all’interno della Chiesa». Nella sua versione spirituale, tale autoritarismo «ha contribuito alla più grande tragedia del suo mandato come papa: l’abuso sessuale su migliaia di bambini a livello globale. Tenendo la gerarchia ecclesiastica fondamentale al di sopra dei bisogni della gente, Giovanni Paolo II ha contribuito a mantenere nella Chiesa un clima nocivo, che ha permesso a sacerdoti, spesso ripetutamente, di compiere abusi», consentendo che questi restassero segreti, per «preservare a livello dell’opinione pubblica l’immagine di una leadership incontaminata». Come prova il «solido rapporto di Giovanni Paolo II con i Legionari di Cristo e il suo fondatore Marcial Maciel». Il tentativo, poi, di screditare la Teologia della Liberazione ha lasciato «migliaia di persone che si battevano per la liberazione dei popoli senza quel pieno supporto teologico ed ecclesiale che meritavano, mentre pativano sotto brutali regimi politici».

Stesso discorso per la parità di genere: l’azione di Giovanni Paolo II «ha privato il mondo cattolico dei doni che le donne avrebbe potuto portare alla leadership della Chiesa». «La sua posizione contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender lo pone in complicità con Chiese locali e governi che continuano a negare l’uguaglianza morale e civile delle persone Lgbt».  (1- continua)

tratto da Adista-documenti (www.adistaonline.it)

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