La triste fine di Mourinho, in scia a Pinuccio Tatarella

La triste fine di Mourinho, in scia a Pinuccio Tatarella

Noi siamo propensi a credere che José Mourinho abbia concluso meritoriamente la sua carriera mercoledì scorso in Madrid, 27 aprile 2011, avendo elevato, nella terra dell’orgoglio, la vigliaccheria a categoria dello spirito. Ciò gli varrà, a breve, l’espulsione dalla regione per indegnità. Nella sua fine c’è da una parte qualcosa di estremo, che riguarda la persona e i suoi tormenti, dall’altra un elemento di grande provincialismo, e qui siamo più nei pressi di Alberto Sordi. Come due elementi così distanti abbiano potuto stare insieme, è il grande segreto del personaggio.

Il tormento dell’uomo sta nella sua stessa inquietudine, e nella fragilità di mostrare sempre e comunque la parte arrogante di sé. Non c’è debolezza ricordata da chicchessia che gli si possa attribuire, né tanto meno la normalità di un’incertezza. Sulle debolezze dei grandi, gli storici hanno scritto libri, trattando l’elemento psicologico come quello di più introspettiva suggestione, sapendone anche la profondità indagatoria rispetto alla potenza banale e immediata dei gesti più eclatanti. Sotto questo cielo, di Mourinho nessuno avrà nulla da raccontare, se non presuntivamente per cose immaginate, ma non viste, né sentite.

Finire in vigliaccheria è il disvelamento di una vita intera, è come tirare giù il sipario tra un diluvio di fischi, di tifosi traditi seppur (una parte) innamorati. È proprio il tradimento, infatti, un’altra delle categorie che in questa storia interviene con la sua forza evocativa. L’esercito che si fa trascinare in battaglia, non concepisce arretramenti sulla linea immaginaria del Piave, e se un giorno ciò dovesse mai avvenire, con tutto il fragore di una rinuncia consapevole (al gioco, al coraggio, all’idea sportiva del confronto), nessuno proverà più neppure un briciolo di compassione. È quanto sta accadendo nella parte madridista della Spagna, che per Mou aveva (momentaneamente) abdicato a quell’appellativo – Galacticos – che ha fatto del Real una leggenda vivente. Da oggi, dopo la sconfitta interna in Champions col Barcellona, è iniziato un inevitabile distacco.

Il crimine perpetrato è troppo doloroso per poter essere sostenuto da un qualunque atteggiamento di sussiego. E la solitudine del tecnico è nella sua stessa difesa, dove si evocano certi “poteri forti” – tra cui persino l’Unicef, sponsor dei catalani – che si agiterebbero nell’ombra, che a noi italiani appassionati di politica ricordano tanto le sofisticherie di Pinuccio Tatarella. Con tutto il rispetto, è un po’ troppo. Quando si perde, è utile identificare una strada percorribile anche per il futuro, eliminando i corridoi dei passi perduti. Mourinho si è perso da solo. Abbasso Mourinho.
 

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