Le Coop Rosse in marcia verso Parmalat

Le Coop Rosse in marcia verso Parmalat

Col passare delle ore si aggiungono tasselli al complicato puzzle della “cordata italiana” chiamata a sbarrare la strada ai francesi di Lactalis. Il consiglio di amministrazione poco fa ha deciso il rinvio dell’assemblea (fissata per il 12 aprile) al mese di giugno. La cordata ha dunque il tempo di formarsi, e questo è un fatto. Fonti vicine all’operazione, poi, indicano nelle “Coop rosse” un interlocutore attento e interessato all’evolversi della vicenda. Un interessamento del mondo della cooperazione era logico per molti fattori: dal posizionamento territoriale, alla forza nel campo dell’agro-alimentare. I primi contatti sono già stati avviati con il benestare sia della politica che del mondo finanziario, e all’inizio della prossima settimana l’ipotesi di un pieno coinvolgimento potrebbe prendere una forma più definita. Come, del resto, tutta l’operazione di sistema. Già, perché al momento la storia della tutela dell’italianità di Parmalat è ancora tutta da costruire.

Dal punto di vista politico, se l’avvicinamento delle Coop all’operazione dovesse concretizzarsi, si tratterebbe di una svolta. Più di un osservatore, peraltro, sottolinea la massima prudenza che trapelava dalle parole di Pierluigi Bersani, segretario del Pd, a commento del decreto governativo che – di fatto – ha reso possibile il rinvio di oggi e la formazione della cordata da qui a un paio di mesi. «Se si sta facendo una nuova Iri ci piacerebbe almeno parlarne» ha detto l’ex ministro dell’Industria, notoriamente legato al mondo delle Coop. E ancora: «Dopo anni di totale incuria e di fallimento dell’azione di politica industriale, è tempo di riordinare le idee e di chiarire quali siano le intenzioni e gli obiettivi di una politica coerente che non sia fatta di lunghi sonni e di improvvisi risvegli sull’onda dell’emergenza». Qualche critica di metodo, insomma, ma nessun affondo sul merito del provvedimento che, di fatto, ha cambiato le carte in tavola e riaperto i giochi.

Subito dopo l’approvazione del decreto governativo di ieri, che consente il rinvio dell’assemblea di Parmalat e dà il tempo di provare a trovare un’alternativa ai francesi di Lactalis, è partita alla volta di Collecchio una lettera firmata da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca. Le principali banche del paese, tra loro concorrenti per definizione, si sono congiuntamente rese disponibili ad un supporto consulenziale e creditizio. Vale a dire: sono disponibili a fare da advisors dell’operazioni di sistema per evitare la francesizzazione di Parmalat e anche, se serve, a prestare capitale a chi volesse acquistare le azioni di Parmalat che servono. Per essere ancora più chiari: non sembrano interessate o interessabili a investimenti diretti nell’azienda di Collecchio. Possono fare i consulenti e prestare soldi, attenendosi alle ragioni di esistere di ogni banca. Intesa peraltro detiene una quota del 2,4% e non sembra al momento disponibile a salire.

Al consiglio di amministrazione è arrivata oggi anche la lettera di Lactalis: i francesi ribadivano di non avere quote di controllo, da un lato, e ritengono illegittimo o comunque impossibile un rinvio dell’assemblea calendarizzata per il 12/13/14 aprile. La loro quota “non di controllo” che però gli consentirebbe di controllare il consiglio, i francesi l’avrebbero voluta far valere, e subito, prima che il «sistema» si attrezzi. Invece il consiglio di amministrazione ha deliberato il rinvio dell’assemblea al 25 giugno.

Il problema sta proprio qui: della cordata chiamata a salvaguardare l’italianità della società amministrata da Enrico Bondi al momento si sa pochino. Sposito, amministratore delegato del Fondo Clessidra che a suo tempo si sfilò su Alitalia, parla di «contatti preliminari». Altri operatori finanziari, interpellati, dicono che è un “deal interessante”, e aggiungono prudenzialmente un “vedremo”. Poco davvero, per ora. In campo sarà con ogni probabilità un ente finanziario pubblico, la Cassa depositi e prestiti, controllata dal ministero del tesoro tremontiano. Il presidente Bassanini, peraltro, segnala che perché Cdp possa davvero partecipare serve cambiare la legge e lo statuto della Cassa. Secondo alcune fonti, peraltro, il contenuto del decreto approvato proprio ieri dal Consiglio dei Ministri apporterebbe le modifiche normative necessarie. Intesa San Paolo, in ogni caso, tiene molto a stare al centro del tavolo, sia perchè partecipa direttamente a Parmalat sia perché ha in mano un’azienda del settore in grande difficoltà, come Granarolo. Questo lo scenario, ad oggi, e questi gli attori che diranno la loro da qui all’assemblea. Tremonti ha voluto che si creassero le condizioni, Lactalis studia le contromosse. E poi, come detto, potrebbero muoversi direttamente le Cooperative “rosse” che, in caso di cordata con cassa depositi e Prestiti, ritroverebbero al loro fianco quel Bassanini che col mondo cooperativo è in rapporti dialettici da lungo tempo.

Il concetto di “sistema”, alla luce di questi sviluppi, comincia a prendere forma. Non sarà facile, anche perché il prezzo è alto e i soldi sono pochi, e questa è l’unica certezza da tutti condivisa. 

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