Mi consentoToh, D’Alema e Veltroni. Da vent’anni lo stesso film

Toh, D’Alema e Veltroni. Da vent’anni lo stesso film

Fantastico il Pd, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Un concentrato di autolesionismo che farebbe toccare ferro persino al signor Murphy, quello della famosa legge. E così, a due settimane dal voto, con un Pdl in evidente difficoltà, con una spaccatura che ha dell’inverosimile tra Berusconi e la Lega, che cosa si inventano i due dioscuri della sinistra post-comunista? Ma l’apertura di un sano dibattito interno. Che cosa vuoi di più dalla vita?

Insomma, Massimo D’Alema chiama, Walter Veltroni risponde. Il primo ha una paginata su Repubblica dove sentenzia con la sicumera che gli è propria che se Berlusconi dovesse perdere le amministrative del 16 maggio non avrebbe altra scelta che andare a casa. Certo, l’ex presidente del Consiglio ha dimenticato di fissare l’asticella di un’eventuale sconfitta (Milano? Napoli?) – e il giornalista ha evitato di chiederglielo – ma che volete che sia, si tratta di sofismi.

Passano tre giorni e Veltroni proprio non si trattiene. E oggi rilascia un’intervista al Foglio. In cui avverte l’esigenza di dire che mai e poi mai si potrà tornare all’Unione («Se oggi fossimo al governo come Unione la Libia sì che sarebbe una missione impossibile», come se il centrodestra non stesse vivendo una drammatica crisi sul tema), che ha salutato con piacere l’abbandono dell’idea della Santa Alleanza (vale a dire tutti contro Berlusconi) per battere il premier, che c’è tanta gente che ha voglia di dare il proprio contributo al partito, che bisogna puntare su Renzi, Zingaretti, Chiamparino, che il Pd ha le potenzialità per arrivare al 40%. Un attacco al segretario Bersani? Ma no. Figuriamoci. Però dopo il voto, prosegue Veltroni, ci si dovrà aprire a un confronto senza reticente e ambiguità. Chissà perché, invece, l’ex sindaco di Roma chiarisce che saranno i risultati di Milano e Napoli a determinare l’esito della contesa.

E dibattito interno fu. Già oggi le agenzie di stampa sono un profluvio di dichiarazioni su Veltroni. Nei prossimi giorni, potete starne certi, gli esponenti del Pd faranno a gara a farsi intervistare dai quotidiani (la nostra classe politica non conosce altro mezzo per comunicare), incuranti ovviamente dell’approssimarsi delle urne. Non sia mai qualcuno ricordi loro che nelle due città più importanti il Pd o è assente (Milano, visto che la primarie le ha vinte Pisapia, area Rifondazione) o ha in gara un perfetto sconosciuto (Morcone, dopo l’annullamento delle primarie coram Saviano).

Ma cosa vuoi che importi, sono particolari del tutto irrilevanti. Loro due, D’Alema e Veltroni, avranno ancora una volta raggiunto il loro obiettivo. Affermato di nuovo la loro primazia su quel che resta di una invidiata forza politica. Ormai sono quasi vent’anni che la sinistra ruota attorno a loro. La prima sfida tra i due avvenne a colpi di fax, roba preistorica. Testimoni di un immobilismo che permea la politica del nostro Paese. Uno tesse la tela, l’altro la disfa. Il primo parla, il secondo replica. Una versione imbolsita e alla volemose bene dei duellanti di Conrad. Con l’unico obiettivo, perennemente raggiunto, di garantirsi la sopravvivenza.