«Torno in magistratura», Frattini pensa al futuro

«Torno in magistratura», Frattini pensa al futuro

L’annuncio è arrivato un paio di giorni fa, durante un vertice alla Farnesina con il sindacato dei diplomatici italiani. «La mia carriera politica certamente finirà – le parole del ministro degli Esteri Franco Frattini – tornerò alla magistratura, dalla quale provengo». Uno dei fedelissimi del Cavaliere è pronto a lasciare il governo e a indossare la toga. Una notizia da far tremare il Palazzo, almeno in teoria. Invece niente. il proclama di Frattini non se l’è filato nessuno. A sfogliare i quotidiani di ieri, dell’(ipotetico) addio del ministro non c’è traccia.

Il motivo? Il titolare degli Esteri è poco popolare. Un gregario troppo spesso all’ombra del Cavaliere. Una figura di secondo piano che – stando agli ultimi sondaggi Ipr marketing – ormai ha la fiducia solo del 20 per cento degli elettori. Uno dei risultati più bassi di tutta la compagine governativa. Per spiegare il perché, basta ripercorrere gli ultimi insuccessi diplomatici del nostro Paese. Una figuraccia alla volta. A partire dalla questione libica.

«Il regime di Gheddafi non può essere legittimato in alcun modo» confermava tre giorni fa il ministro durante un’audizione alla Camera. Una posizione chiara che all’estero ha suscitato qualche ironia. Anche perché fino a pochi mesi fa l’unico governo che aveva legittimato il regime del Colonnello era proprio il nostro. Particolarmente imbarazzante l’atteggiamento italiano all’inizio del conflitto. Quando, per contrastare l’interventismo franco-britannico, Frattini annunciò la nascita di un asse tra Italia e Germania (smentita poche ore dopo dagli stessi tedeschi). Per non parlare del vertice tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e, appunto, Germania dello scorso 29 marzo. Videoconferenza di cui il nostro Paese fu tenuto all’oscuro. Alla faccia del peso diplomatico tanto decantato alla Farnesina.

C’è poi il tema dell’immigrazione. Quella che Franco Frattini voleva frenare offrendo un paio di migliaia di dollari a ogni clandestino. Un’idea bocciata sul nascere persino a Palazzo Chigi: come fece notare al ministro qualcuno della sua stessa maggioranza, molti di quegli immigrati avevano già pagato una cifra simile per attraversare il Mediterraneo e arrivare in Italia.

Qualche giorno più tardi, la Francia chiuse le frontiere. «Il ministro – chiarì una nota della Farnesina – ha dato immediatamente istruzioni all’ambasciatore d’Italia a Parigi per esprimere la ferma protesta da parte del governo italiano e chiedere chiarimenti per misure che appaiono illegittime e in chiara violazione con i generali principi europei». Altra figuraccia: dopo qualche ora la stessa Unione europea chiarì la legittimità della decisione francese.

Imbarazzi recenti, ma non isolati. Ai primi dell’agosto 2008 l’invasione russa della Georgia sorprese Frattini durante una vacanza alle Maldive (a seguire la delicata vicenda internazionale fu il sottosegretario Vincenzo Scotti). Pochi mesi dopo, quando Israele diede il via all’operazione “Piombo fuso” bombardando la città di Gaza, il ministro si trovava in settimana bianca. Di quella vicenda restano le immagini dell’esponente di governo in tuta da sci, mentre spiega dall’interno di una baita la strategia italiana in Medioriente.

Vuoi vedere che alla fine Frattini ha ragione? Forse lasciare la Farnesina e tornare in magistratura non è un’idea così strampalata. A Palazzo Spada, d’altronde, c’è un posto che lo aspetta. Già, perché forse non tutti sanno che il ministro degli Affari esteri è un magistrato del Consiglio di Stato. Uno di quei togati – assieme ad esempio al presidente dell’autorità per la concorrenza e il mercato Antonio Catricalà – in aspettativa per incarichi politici e amministrativi.