Fukushima a un passo dal baratro, ma la Tepco non lo sa

Fukushima a un passo dal baratro, ma la Tepco non lo sa

Le barre di combustibile nel reattore n1 di Fukushima Daiichi si sono fuse. Tokyo electric power company (Tepco), il gestore dell’impianto nucleare colpito dallo tsunami dell’11 marzo scorso, ha confermato la gravità dell’incidente, sempre classificato al livello 7, il massimo, della scala Ines, lo stesso di Chernobyl. «L’acqua presente nel reattore non è sufficiente a coprire le barre, che forse sono state completamente esposte, provocando una fusione delle stesse», ha spiegato Tepco. Nel frattempo, il Governo nipponico ha iniziato ad abbattere tutto il bestiame presente nell’area di Fukushima. Insomma, mentre a Roma qualcuno aspettava un terremoto per l’11 maggio, dove il terremoto c’è stato davvero si fatica a venire a capo della situazione. 

Una settimana fa una squadra di tecnici di Tepco entrò nell’edificio del reattore n1 di Fukushima Daiichi per la prima volta dal 12 marzo. Subito dopo l’ingresso, la prima sorpresa. Nonostante le previsioni, il livello di radiazioni toccò un livello di 700 millisieverts per ora, non i 2 inizialmente stimati. Lo stupore fu tale che i team dello Tepco dovettero organizzarsi in turni di dieci minuti ciascuno per non superare la dose massima di radiazioni assorbibili in un anno, 250 millisievert, valore innalzato del 150% dal ministero della Sanità lo scorso 16 marzo.

Nel reattore n1 l’emergenza continua. Tepco ha confermato che, a seguito dello tsunami, il funzionamento del meccanismo di raffreddamento si è interrotto, facendo crollare il livello dell’acqua. L’esposizione delle barre di combustile è avvenuta e le stesse hanno iniziato a surriscaldarsi. Di qui, la fusione. «Una nostra prima stima è di un deterioramento delle barre superiore al 55%, ma non possiamo fornire informazioni più sicure», ha detto Tepco. Quello che è certo, invece, è che le barre, lunghe 4 metri, sono risultate essere esposte per almeno 1,7 metri. Il processo di fusione è stato repentino e non sono serviti gli interventi della Tepco utilizzati finora.

Per ora, secondo le rilevazioni di Tepco, il contenitore del reattore n1 ha tenuto. Tuttavia, come ha ricordato anche Hidehiko Nishiyama, portavoce della Nuclear and industrial safety agency (Nisa), non è possibile escludere una crepa nel vessel. Anche per questa ragione i tecnici dell’utility energetica nipponica stanno monitorando con attenzione la temperatura all’interno del reattore. Le ultime rilevazioni sono positive: il calore prodotto dalla fusione delle barre di combustile non supera quota 120 gradi Celsius sul contenitore esterno. Continua in ogni caso l’iniezione di acqua per stabilizzare la situazione. Il ritmo è di 150 tonnellate al giorno, ma nonostante ciò il livello generale non è ancora adeguato alle criticità. Uno dei dirigenti della società, Junichi Matsumoto, ha specificato che «non c’é chiarezza sullo stato del vessel. Nel processo di fusione le barre possono aver danneggiato la vasca di contenimento e creato un buco sul fondo del reattore». Matsumoto ha poi sottolineato che «potrebbero esserci perdite di materiale radioattivo nell’oceano dal reattore n3, anche se dobbiamo verificare ancora la condizione dello stesso».

In giornata è poi arrivata anche la notizia, diramata dal portavoce del Governo Yukio Edano, che nella prefettura di Fukushima saranno abbattuti tutti i capi di bestiame. «È una misura di sicurezza, perché vogliamo evitare che ci possano essere ulteriori sviluppi negativi della contaminazione», ha detto Edano. Secondo le stime del Kantei saranno uccisi circa 10mila bovini, per ora allo stato brado. Allo stesso modo, Edano ha spiegato che non esclude che si possa procedere all’uccisione di tutti i cani randagi presenti nell’area di evacuazione.

Il Governo ha poi infine chiesto scusa per il rilascio in mare dell’acqua altamente radioattiva, avvenuto nei primi giorni di aprile. «Sono costernato per tutti i problemi che questa scelta inevitabile ha provocato nei confronti della popolazione, nell’industria ittica e nelle nazioni a noi vicine», ha detto Edano. Sono state infatti oltre 15mila le tonnellate di liquido radioattivo riversato nell’oceano dal reattore n2, operazione che si è resa necessaria per consentire ai tecnici Tepco di poter lavorare in condizioni di sicurezza. Eppure, nemmeno questo è bastato per normalizzare l’impianto di Fukushima Daiichi. 

fabrizio.goria@linkiesta.it