Berlusconi e Tremonti sono uguali: non hanno visione

Berlusconi e Tremonti sono uguali: non hanno visione

Perché l’Italia sta soffrendo sui mercati?
Le ragioni della difficoltà italiana risiedono nello scontro fra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti e nel fatto che tutti sanno che il presidente del Consiglio preferirebbe tagliare le tasse e attuare una politica fiscale meno stringente. Un secondo elemento è il fallimento – da parte dei leader dell’Eurozona – delle politiche di azione collettiva sul problema del debito sovrano dell’euro. Invece continuano ad andare ognuno per la sua strada, ciascun paese per sé.

Quanta influenza sta avendo la situazione della Grecia?
Se la Grecia usufruirà di una qualche forma di ristrutturazione del debito, riducendo i costi del debito, allora vorrà dire che tutti gli altri grandi debitori chiederanno la stessa cosa. Dato il desiderio di Berlusconi di evitare l’austerity, i mercati pensano che sarebbe il primo della fila. Quindi l’Eurozona ha davanti a sé due scelte: trovare un modo di differenziare la situazione greca dagli altri, probabilmente forzando il paese a uscire dall’euro oppure applicare un accordo di ristrutturazione del debito anche agli altri. Non ci sono vie di mezzo.

E di Tremonti, come ministro dell’Economia, che giudizio si può dare?
Nel suo primo periodo da ministro, nel 2001, è stato debole e ha permesso un aumento incontrollato della spesa e un peggioramento della situazione finanziaria del paese. Il suo successore Siniscalco e il governo Prodi, con Tommaso Padoa-Schioppa, hanno dovuto sistemare l’eredità che ha lasciato. Da quando è ridiventato ministro, nel 2008, Tremonti ha resistito con più forza agli istinti di spesa di Berlusconi e davanti alla crisi della finanza globale ha capito correttamente che l’Italia aveva bisogno di una stretta alla spesa e poteva essere messa in pericolo da un aumento degli interessi sul debito.

Del suo operato più recente invece cosa si può dire?
Gli va dato atto di aver attuato una politica di rigore, che però è stata resa necessaria dalla sua precedente mancanza di disciplina nel 2001. Tuttavia, rigore a parte, non ha fatto molto: nessuna vera riforma fiscale e nessuna visione economica, come anche in precedenza. I suoi sforzi contro l’evasione fiscale sono stati abbastanza efficaci, ma sono minati – nel lungo periodo – dalla politica dello scudo fiscale, perché queste amnesie hanno l’effetto di incentivare l’evasione futura. La sua idea che sia finita l’era dei paradisi fiscali non ha alcun senso. Rimangono ancora molti modi per nascondere soldi all’estero.

Prima si diceva del conflitto fra Tremonti e Berlusconi. Quanto, della situazione attuale, è imputabile al presidente del Consiglio?
Nessuno può dire che tutti i problemi dell’Italia dipendano solo da Berlusconi, però va detto che è stato il presidente del Consiglio che ha passato più tempo in carica dal 1945. Ha anche avuto – sia dal 2001 al 2006 che dal 2008 a oggi – la più ampia maggioranza parlamentare e una grande possibilità di attuare delle riforme e risolvere alcuni problemi dell’Italia. E, in questo, ha fallito. Il suo fallimento è dovuto in parte per un suo disinteresse nella politica economica, oltre al fatto che Berlusconi è essenzialmente un corporativista, e non un liberale. Insieme a Tremonti ha voluto favorire alcune compagnie e gli alleati politici, di modo da rafforzare il proprio potere per poi distribuire risorse e opportunità. Quindi non hanno sviluppato una visione economica o industriale, perché la loro cifra politica è anti-liberale.

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