«Eppure per i prossimi sei mesi la Borsa promette bene»

«Eppure per i prossimi sei mesi la Borsa promette bene»

«Da qui a fine anno la visibilità è abbastanza buona e mostra uno scenario favorevole all’azionario. Quanto al 2012, non è detto. Anche l’anno scorso si era temuta per il 2011, l’adozione di politiche restrittive che poi non sono state adottate. È probabile che anche per il 2012 alla fine si sarà meno severi di quanto non si pensi adesso».  Mentre tiene d’occhio grafici di Borsa e statistiche, l’economista Alessandro Fugnoli non nasconde la sorpresa per «la concomitanza di fattori positivi di cui giustamente il mercato sta prendendo atto». Secondo lo strategist di Kairos Parners Sgr, c’è innegabilmente un «graduale miglioramento del flusso di dati macro e un aumento della disponibilità verso il rischio da parte dei mercati». Il recupero degli ultimi giorni «può richiedere un minimo di consolidamento»: soprattutto, nel secondo semestre, le Borse sembrano offrire buone opportunità. 

Durerà anche stavolta lo “spazio di un mattino”? 
Come dicono in America, è una ripresa “sotto la pari”, più debole di quanto ci si aspettasse perché si porta dietro la necessità di un riequilibrio fiscale e delle banche. Nei paesi sviluppati non può contare su due motori classici: le case, che sono un fardello aggiunto, e l’automobile si sta riprendendo ma moderatmente. Non essendoci una disponibilità di credito, le banche sono attente a prestare: la ripresa ha una certa sua fragilità e riflette il fatto che il mondo delle banche e quello dei conti si stanno consolidando lentamente. Questo è l’aspetto strutturale in Europa. 

E la tendenza ciclica nei prossimi sei mesi?
Nei Paesi occidentali andiamo verso il superamento di alcuni incidenti che abbiamo visto nello scorso semestre, dalla frenata industria dell’auto, alla riduzione delle scorte, la Grecia. Il petrolio si sta riprendendo ma non dovrebbe non avere più quel percorso aggressivamente rialzista dei mesi passati, diciamo che sarà sorvegliato a vista. Se non sale troppo, dovrebbe rendere più facile i consumi. Il debito greco è stato europeizzato, e anche se i titoli andassero a  zero il governo di Atene non ha più necessità di raccogliere per i prossimi due anni, e quindi se anche i titoli dovessero andare a zero non cambierebbe molto, anzi magari si aprirebbe una finestra interessante per riacquisti sul mercato. Questi fattori uniti al fatto che il posizionamento dei mercati era diventato prudentissimo, dà una spinta alle Borse, proprio nel momento in cui è finita la politica espansiva delle banche centrali. Che però non vuol dire che di colpo queste ultime cambieranno orientamento. Trichet ha detto che considera accomodante la politica della Bce, negli Stati Uniti la Fed è ultra accomodante.

E in Italia?
Lasciando per un attimo da parte gli interessi colpiti, da noi è stata fatta una manovra molto modesta da un punto di vista quantitativo, non siamo certo alla politica di lacrime e sangue che è stata adottata altrove, come, per citare un caso di correzione severa, nei Paesi baltici. Certo, se guardiamo agli interessi toccati, è una manovra fastidiosa come una puntura di zanzare, un po’ come quelle sulle accise che facevano i governi negli anni ’70-80. Ci sono anche aspetti più interessanti come quello sulle pensioni e la delega fiscale. Ma per un giudizio analitico, bisognerà aspettare il testo definitivo. 

Piazza Affari è stata piuttosto bistrattata. Ci possiamo aspettare un recupero?
Il problema è che più le banche fanno quello che si chiede loro di fare più sono penalizzate. Per gli investitori è facile vendere allo scoperto i titoli bancari ma è ingeneroso e, visto il peso del settore, condiziona tutta la Borsa. Finché non sarà completata questa fase di aumenti di capitale, sarà difficile vedere dei recuperi significativi. Però più si ricapitalizza più la situazione si avvicina a fare dei passi avanti.

A livello globale quali settori dell’azionario salgono?
Nei mesi scorsi si era puntato sui titoli dell’energia, ma ora sembra che si vada verso una rotazione settoriale. Stanno performando bene i cosiddetti consumer discretionary , i  beni di largo consumo non di prima necessità, e ciò grazie al fatto che la domanda globale è buona. Sono state premiate le grandi multinazionali che servono i mercati dell’Asia e l’America Latina, che riescono a “catturare” e trarre beneficio dalla crescita dei Paesi emergenti, dal Brasile alla Cina.