Il bilancio di Roma soffre e Alemanno svende il patrimonio Atac

Il bilancio di Roma soffre e Alemanno svende il patrimonio Atac

È di pochi giorni la notizia dell’approvazione, da parte del consiglio comunale di Roma, di un piano straordinario di dismissione del patrimonio immobiliare di Atac, la società capitolina che gestisce il trasporto pubblico locale. È questa la carta giocata da Alemanno per salvare dal baratro Atac, già al centro pochi mesi fa dello scandalo delle assunzioni truccate e che nelle scorse settimane ha approvato l’ennesimo bilancio in rosso, col quale le perdite sono salite addirittura a 319,1 milioni di euro.

La delibera approvata dai consiglieri della Capitale fa riferimento ad un «piano generale per la riconversione funzionale degli immobili non strumentali al trasporto pubblico locale» elaborato dalla Giunta. Si tratta di un patrimonio immobiliare rilevante, per volumi e per posizione, consistente in depositi di autobus, tram ed altre proprietà che Alemanno ed i suoi assessori riterrebbero non più necessari all’espletamento del servizio di trasporto.

Il valore sul mercato dei beni contemplati dal «piano di riconversione» si aggirerebbe attorno ai 300 milioni di euro, che, una volta compiute le relative dismissioni e rifunzionalizzazioni, potrebbe lievitare ad almeno 1 miliardo di euro. Il cospicuo aumento di valore sarà possibile in particolare grazie ad un «meccanismo interpretativo» delle norme del Piano regolatore attualmente in vigore che disciplinano la materia. Il Prg capitolino, al comma 4 dell’art. 84, prevede infatti che, nel caso di dismissione di immobili dello stesso tipo di quelli previsti nella delibera, sia obbligatorio redigere un Programma generale che individui «la superficie edificabile massima consentita (SUL), ferma restando la volumetria esistente e fatti salvi comunque i limiti e le condizioni derivanti dall’applicazione della disciplina». Limiti che fissano l’indice di edificabilità massimo nella misura «pari a 0,5 mc/mq, di cui almeno la metà da destinare a servizi o spazi pubblici d’interesse generale o locale».

Questa norma, voluta dalla Giunta Veltroni, afferma perciò alcuni indirizzi fondamentali, anche al fine di evitare che legittimi appetiti di investitori privati possano trasformarsi in mere speculazioni: l’assenza di aumento delle volumetrie, così come delle superfici edificate e la riserva della metà della cubatura ammessa ad aree e funzioni di interesse generale. Ma con le nuove «interpretazioni» targate Alemanno l’impianto di salvaguardia viene superato e si decide di far valere nel caso di specie le regole generalmente previste. Si legge infatti nella relazione illustrativa del piano di dismissione, allegata alla delibera del consiglio comunale, che «i limiti all’indice di edificabilità territoriale limita i potenziali ricavi dalla alienazione delle aree» e che «di conseguenza il contesto normativo comporta la non applicabilità dei limiti e delle condizioni contenute nel caso della riconversione funzionale degli immobili di Atac Patrimonio Srl anche al fine di non penalizzare l’interesse pubblico di riduzione dell’indebitamento».

I fortunati acquirenti degli immobili potranno in tal modo massimizzare volumetria e superficie realizzabili. Cosicchè sui 130.500 mq di superficie territoriale interessati dal piano di rifunzionalizzazione, dove si sarebbero potuti fare circa 65.000 mq di superficie edificabile (di cui la metà da dare a servizi per il quartiere), se ne potranno fare almeno 140 mila, senza più alcun vincolo per i servizi generali, come parchi, scuole, piste ciclabili, asili nido. Come viene riportato nel testo della delibera, ad esempio, nel complesso immobiliare di San Paolo, collocato nella centrale via Alessandro Severo, si potranno realizzare 18.500 mq di costruzioni (in luogo di 5500 mq), una parte consistente (9250 mq) sarà destinata a residenza per 240 abitanti e la quota destinata a servizi verrà ridotta da 18.500 mq a 9250 mq. Così, l’ex Rimessa Vittoria, nel quartiere Prati, avrà una capacità edificatoria di circa 19600 mq, invece di circa 8.000 mq consentiti dal piano vigente.

È pur vero che il programma di intervento per ogni immobile sarà sottoposto a «procedure di informazione e consultazione della cittadinanza e dei Municipi», così come che è stato scongiurato il conferimento degli asset ad un fondo privato, composto da banche e imprenditori (si è parlato del coinvolgimento della banca Rothschild e del manager Alessandro Daffina) che avrebbero gestito l’intero piano di valorizzazione immobiliare. E infine gli accordi di programma per il cambio di destinazione d’uso degli immobili verranno votati uno ad uno dal Consiglio comunale di concerto con i Municipi.

Come rivela un consigliere del Pdl «rimane tuttavia forte il timore che, anche in forza della discutibile “riscrittura” dell’art. 94 del Prg, la riconversione di pezzi importanti di tessuto urbano, da occasione di trasformazione e riqualificazione urbana, si riduca a terreno di conquista per palazzinari ed immobiliaristi». Senza considerare che la manovra di Alemanno per mettere in salvo l’azienda di trasporto rischia di avere il respiro corto, perché, come con il piano di risanamento varato giovedì scorso dal Cda di Atac, si rimanda l’urgenza di mettere in campo una radicale ristrutturazione aziendale.