Il Terzo Polo si ritrova, ma non si sa chi è il leader

Il Terzo Polo si ritrova, ma non si sa chi è il leader

Sono passate da poco le 17.30 quando il presidente della Camera Gianfranco Fini si appella al premier. «Non sei il demonio, non sei il male assoluto. Sei stato capace di scrivere pagine importanti nella storia di questo Paese. Ma adesso dimostra che ami l’Italia. Dimostra di servirla e non di servirtene». Nel frattempo decine di militanti accorsi all’Auditorium della Conciliazione stanno abbandonando la sala. «Fai un passo indietro – continua Fini – La maggioranza indichi pure un nuovo premier e presenti un’agenda di governo. Noi faremo la nostra parte». Al centro della sala sventolano alcune bandiere di Futuro e Libertà. Prime file escluse, ormai la platea è per larghi tratti vuota. Si chiude così, tra gli applausi di chi è rimasto, la prima convention del Terzo Polo. Il grande appuntamento voluto dai vertici di Fli, Udc, Alleanza per l’Italia e Mpa per presentare ufficialmente la nuova proposta politica.

Per l’occasione gli organizzatori hanno scelto l’Auditorium della Conciliazione. Una location non casuale. Proprio qui, un anno fa, si è consumato lo strappo tra Gianfranco Fini e il Cavaliere. Proprio sotto questo palco il presidente della Camera pronunciò l’ormai famoso: «Che fai, mi cacci?». Un luogo simbolo anche per gli ex alleati del Pdl: sempre in questa sala, poche settimane fa, gli uomini di Berlusconi hanno incoronato Angelino Alfano nuovo segretario del partito.

Se lo slogan dell’evento è “Io cambio l’Italia”, il tema dominante è il tricolore. Bianco, rosso e verde ovunque: dalle magliette indossate dai militanti, alle sagome di polistirolo disseminate in tutta la sala. Ricordano i colori della bandiera italiana persino gli addobbi floreali sui tavoli del buffet. All’ingresso qualcuno distribuisce gratis alcune copie del quotidiano Liberal, del deputato Udc Ferdinando Adornato (è stato lui, in mattinata, ad aprire i lavori della convention). “Terzo polo in campo. Ora Cambiamo l’Italia”, è il titolo in prima pagina. L’iniziativa, però, sembra riscuotere scarso successo. I curiosi sono pochi e decine di giornali rimangono accatastati sul banchetto approntato per l’occasione.

Delusi anche i collezionisti di souvenir. Per acquistare gadget dell’evento c’è un solo stand. Anche piuttosto malfornito. Penne, accendini, spillette. «Ma nessuna maglietta», racconta dispiaciuto un simpatizzante di Futuro e Libertà. Va a ruba, invece, un volantino distribuito dal circolo Fli di Latina. Evidenti i riferimenti al futurismo. «Zing… Tumb…Zang…» si legge. E ancora: «Il terzopolista non può dirsi compiuto se non sia esperto: nel correre nello spiccar salti nello scagliar pietre nel levar sassi nel superare muri e cancelli….».

Per l’ora di pranzo viene allestito un enorme buffet. Pizzette, tramezzini, piatti di pasta. I militanti si accalcano ai tavoli, mentre i politici lasciano l’Auditorium. Tra i volti noti rimane solo il leader dell’Api Francesco Rutelli, che si concede con cortesia alle telecamere: «I due poli ormai sono dominati dalle ali estreme – spiega – ma in politica ci vuole equilibrio. Noi stiamo facendo una cosa seria, onesta. Eravamo divisi, ma ci siamo uniti». Ecco il tema su cui tutti insistono: l’unità del Terzo Polo. «Se qualcuno prova a dividerci perde il suo tempo – spiega Casini dal palco – Noi siamo uniti e lo saremo sempre di più».

Quella dell’unità sembra quasi un’ossessione. Una convinzione che la base – questa è l’impressione scambiando due chiacchiere con i presenti – non sembra condividere. «Mi sembra chiaro che Fli, Udc, Mpa e Api stanno insieme per necessità» racconta un simpatizzante dell’Udc pregando di non scrivere il suo nome. L’accento tradisce la provenienza toscana. «Da noi – racconta – i militanti di Futuro e Libertà e Udc non si sopportano proprio. Si insultano a vicenda apostrofandosi rispettivamente “fascisti” e “democristiani”».

Federica Franco è la giovane capogruppo dell’Udc di Galatina, in provincia di Lecce. Approfittando di una pausa dei lavori ha lasciato la sala per entrare in negozio di souvenir religiosi vicino San Pietro. «A Galatina – spiega – gli elettori dell’Udc sono molto più numerosi». Mentre acquista alcune cartoline di Giovanni Paolo II ammette: «Proprio per questo se un domani dovessimo vincere le elezioni mi aspetto che il presidente del Consiglio sia Pierferdinando Casini». Altro tema di discussione: chi è il leader del Terzo Polo? «A chiudere la convention sarà l’intervento di Gianfranco Fini – spiega Alberto Evangelisti vicecoordinatore provinciale dell’Udc ad Arezzo – Ma questo non significa che il leader è lui. Piuttosto è stata una scelta dettata dalla lungimiranza di Casini. In questo momento è inutile creare tensioni all’interno della coalizione. I giochi si faranno dopo: al momento delle elezioni». Da Arezzo (dove alle ultime amministrative il terzo polo ha eletto un consigliere, ndr) sono arrivati in cinquanta, con un pullman. «Comunque in città – taglia corto Evangelisti – numericamente prevaliamo noi dell’Udc, senza alcun dubbio».

«L’intervento che chiude la convention spetta a Fini – spiega un militante futurista dell’Aquila – perché è il presidente della Camera. Il leader del Terzo Polo? Tra lui e Casini ci sarà una sana competizione. In Abruzzo, a livello di consensi, noi di Fli non abbiamo nulla da invidiare a quelli dell’Udc». Ironia della sorte, nel capoluogo abruzzese Fli e Udc sono separati anche sui banchi del consiglio comunale. «I centristi siedono in maggioranza – spiega i militante finiano – noi all’opposizione».

Verso le 14.30 finisce la pausa pranzo. Sul palco si alternano gli oratori. Interviene il leader del Movimento per le Autonomie Raffaele Lombardo. A nome della “società civile” prendono la parola, tra gli altri, l’ex direttore del Riformista Antonio Polito e l’imprenditore Chicco Testa. «Siamo il terzo polo – dice Casini quando sale sul palco – ma aspiriamo a diventare il primo polo». Anche lui chiede le dimissioni del premier: «Per salvare l’Italia è necessario superare il bipolarismo e il berlusconismo. La grandezza degli uomini si vede anche quando capiscono che è giunto il momento di lasciare la scena».

Sono le 18 quando, dopo l’intervento di Gianfranco Fini, si chiude l’incontro. Fuori dall’Auditorium una coppia di turisti portoghesi guardano incuriositi la gente che esce. «Che succede?» domandano. Quando scoprono che si tratta di un incontro politico organizzato dalle opposizioni non nascondono il disappunto. «Noi ammiriamo molto Silvio Berlusconi – spiegano in un italiano stentato – Non è solo un politico responsabile, è un vero maschio latino».

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