La Francia si sveglia: la grandeur di Sarkozy costa troppo

La Francia si sveglia: la grandeur di Sarkozy costa troppo

La sfilata fra l’Arco di Trionfo e Place de la Concorde, nelle intenzioni di Sarkozy, avrebbe dovuto segnare la vittoria sulla Libia. Invece l’esito dell’intervento è sempre più incerto, mentre anche la Francia ha aperto a una soluzione diplomatica.

La stessa Francia che ha voluto fortemente l’intervento contro Gheddafi, e che martedì 12 luglio ha votato a favore del proseguimento delle operazioni in Libia. Il protagonista di questa “diplomazia militare” è, senza dubbio, Nicolas Sarkozy che sembra ignorare i problemi di budget che stanno attraversando tutte le potenze occidentali e anzi rilancia: il suo lascito da presidente sarà un mini-Pentagono da 3,5 miliardi di euro. Intanto, nell’analisi di Le Monde dal titolo Esercito francese: rischio sovraesposizione a firma di Nathalie Guibert, si legge

Il ministero delle finanze francese ha deciso che la sfilata militare del 14 luglio costa troppo.

Questo 14 luglio arriva nel mezzo di un clima teso fra le forze armate e il potere politico. Il dibattito sulla “sovra-esposizione” potrebbe avere degli effetti sulle operazioni in corso.

In Francia, come nel Regno Unito, i comandanti delle forze armate hanno reso noto che avranno difficoltà a continuare le operazioni nel tempo. Fra l’Afghanistan, la lotta al terrroismo nel Sahel, l’intervento in Costa d’Avorio, sono stati in grado di rispondere alle richieste pressanti della “diplomazia militare” grazie a una buona pianificazione. Si tratta di un periodo di “iperattività”, come lo ha definito l’ammiraglio a comando della Marina, Pierre-Francois Forissier, più che di una “sovraesposizione”. Ma questa incombe domani. Questo perchè le forze armate non sono in grado di affrontare sia i combattimento che la ricostituzione del potenziale militare allo stesso tempo.

Mentre la Marina e l’Aeronautica completano la loro missione in Libia, l’addestramento di nuovi piloti si è fermato. Se le operazioni dureranno fino a fine 2011, l’unica portaerei francese, unico strumento di esibizione per il presidente, sarà in rada nel 2012 per essere rinnovata e per istruire gli uomini secondo gli standard della Nato. Più in generale, dietro al fronte, mancano i materiali per l’addestramento. Le disponibilità sono poche, meno della metà degli aerei e il morale non è buono.

In un altro passaggio dell’articolo si dà conto delle difficoltà che i tagli al budget, uniti all’iperattivismo voluto da Sarkozy, stanno portando

«Mai come oggi», ha detto l’ammiraglio Edouard Guillaud, capo di stato maggiore, «le forze armate sono fragili e vulnerabili, e non ci si può nascondere: siamo in una situazione difficile», ha ammesso a maggio, in una riunione dell’Istituto superiore degli studi sulla difesa. Le ristrettezze finanziarie «ostacolano la nostra capacità di protrarre le attività» e «un domani (…) potrebbero mettere in discussione il nostro rinnovamento e la nostra capacità di portare a termine le missioni che ci vengono affidate».

Le prospettive future delle forze armati francesi sono simili a quelle di altre potenze occidentali

In questo contesto, la Francia condivide con altre potenze occidentali la stessa sfida: avere un esercito “al giusto presto”. Un esercito di professione e ristretto nei numeri, moderno ed efficiente con costi sostenibili da parte del pubblico e a disposizione del potere politico, come è avvenuto per l’aeronautica con l’intervento in Libia. A differenza degli europei, gli Stati Uniti si autodefinisce una “nazione in guerra”. Ma quando diventa necessario affrontare la questione del debito anche negli Stati Uniti, i soldi spesi in Afghanistan – 450 miliardi di dollari (320 miliardi di euro) – in dieci anni appaiono esorbitanti anche per loro.

Infine, conclude l’analisi de Le Monde

Il problema è quello del divario fra ambizioni e risorse assegnate. La contraddizione sta diventando troppo evidente. «La domanda non è: “abbiamo quello che ci serve?”, ma “Dimmi che cosa vuoi che faccia”», ha dichiarato l’ammiraglio Guillaud, il capo di stato maggiore, «il desiderio è che la difesa non sia un problema, ma un argomento di discussione nel 2012».

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