Torna Fini, è abbronzato e parla come se fosse un ex

Torna Fini, è abbronzato e parla come se fosse un ex

Gianfranco Fini torna in pubblico. Abbronzato. Dopo mesi passati lontano dai riflettori, dopo quel 14 dicembre in cui fallì l’operazione di disarcionare Berlusconi, il presidente della Camera approfitta dell’inaugurazione della nuova sede di Futuro e Libertà per incontrare la stampa. Il leader di Fli parla dell’avvenire del suo movimento: «Un progetto pieno di difficoltà, ma io continuo a crederci». Smentisce un’alleanza con l’Italia dei Valori (prima detta all’Espresso on line e poi in qualche modo corretta da Fabio Granata) e non risparmia critiche al Pdl: un partito troppo legato alla Lega e alle vicende giudiziarie («Il partito degli onesti è una formula tanto bella quanto vuota di contenuti»).

Un Fini ecumenico. Ringrazia il capo dello Stato Giorgio Napolitano, vero «rappresentante dell’unità nazionale». Rende merito alla politica italiana. La convergenza di maggioranza e opposizione per approvare in tempi rapidi la manovra economica è stata «una pagina nuovissima della politica italiana, speriamo che non resti un’eccezione». A qualcuno viene un dubbio: il presidente della Camera ha deciso di aiutare l’Esecutivo a portare a termine la legislatura? «Non vi dimenticate – chiarisce Fini al termine dell’incontro – che state parlando con uno che il 14 dicembre c’ha provato». Quasi come se fosse un reduce, un ex della politica. 

La conferenza stampa si svolge nella nuova sede del partito, in via  Poli, a metà strada tra Palazzo Chigi e gli uffici della Camera di Piazza San Silvestro. Nello stesso stabile – tre piani più sotto – ci sono gli uffici dei Club della libertà, l’associazione berlusconiana guidata dal Pdl Mario Valducci. «Una sede molto bella, non la conoscevo» spiega Fini, che evidentemente dopo la vicenda dell’appartamento monegasco non si occupa più delle questioni immobiliari di partito. Anzi, per fugare ogni dubbio, il presidente della Camera chiarisce: «E poi è tutto autofinanziato. Futuro e Libertà non percepisce un euro dallo Stato».

Il presidente della Camera tiene a far sapere che non si è pentito. La scelta di Fli, se potesse, la rifarebbe anche domani. «Io continuo a credere nel progetto – spiega – e i fatti, lentamente ma inesorabilmente, ci stanno dando ragione». Fini parla del centrodestra che sogna («profondamente diverso dal Pdl»). Un’area politica fondata sul principio di coesione nazionale, ma anche sulla legalità. I valori di riferimento del partito sono tanti. Per fare chiarezza, chi ha arredato la nuova sede di Fli ha appeso a una parete un grande pannello che li elenca tutti: Nazione, Lavoro, Merito, Solidarietà, Sicurezza. «Io ci credo – continua il leader futurista – anche se questo è un progetto pieno di difficoltà». Fini racconta ancora una volta volta la storia della «lunga traversata a piedi nel deserto». Le tre guardie del corpo schierate attorno al podio grondano sudore. Con il caldo che fa oggi a Roma – e nella nuova sede del partito – sarebbe stato difficile trovare metafora più calzante.

Il ritorno mediatico di Fini dopo mesi di silenzio scatena l’interesse della stampa. Nella nuova sede si accalcano decine di persone. Il numero dei giornalisti è, con ogni dubbio, superiore alle aspettative degli organizzatori. E di gran lunga maggiore degli esponenti politici presenti. Le sedie non bastano. Alla fine tanti dirigenti di Fli sono costretti a rimanere in piedi, schiacciati alle pareti. C’è l’ex assessore capitolino Umberto Croppi, la deputata Chiara Moroni, il candidato sindaco di Milano Manfredi Palmeri. I più fortunati – tra cui Enzo Raisi, Carmelo Briguglio e Fabio Granata – hanno trovato posto in prima fila. Il giornalista Filippo Rossi, direttore del Futurista e riferimento culturale del partito, è stato addirittura spinto dalla ressa in un’altra stanza. Ogni tanto fa capolino con la testa da dietro la porta.

Il presidente della Camera parla del futuro del Terzo Polo. «Un polo dei moderati, riformatore». A settembre, dopo la festa di Mirabello, partirà una lunga campagna elettorale. Per potersi affermare, l’obiettivo è quello di puntare al consenso degli astenuti. «Nel mercato politico – spiega Fini – noi siamo l’offerta per tutti quegli elettori che iniziano a disaffezionarsi e si allontanano». In ogni caso il cartello Fli-Udc-Api resta distante dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Le ultime indiscrezioni di stampa su un avvicinamento tra i dipietristi e il finiano Fabio Granata (che in poche ore hanno portato alle dimissioni decine di iscritti) vengono immediatamente smentite. «Il principio della legalità da solo non basta a cementare un’alleanza politica» spiega Fini. Anche perché, almeno in teoria, la legalità dovrebbe essere un valore comune a tutti i partiti. «Altrimenti – ironizza – potremmo anche fare la coalizione di chi si augura di campare a lungo».

Con il Pdl i dissapori non sembrano dimenticati. «Il Pdl di Angelino Alfano sarà il partito degli onesti? È un’affermazione tanto bella quanto vuota di contenuti. C’è forse qualcuno che rivendica la propria disonestà?». Fini ricorda la vicenda di Alfonso Papa e Marco Milanese: «Non so come il nuovo segretario si comporterà davanti alle richieste di arresto». Le critiche più aspre vanno però al ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, imputato di concorso in associazione mafiosa. «C’è un problema di opportunità – spiega Fini – È davvero opportuno che un ministro rinviato a giudizio per un reato così inquietante rimanga al suo posto?».

Dal Pdl al Governo. Fini, al suo fianco sempre Italo Bocchino, conferma l’inadeguatezza dell’attuale Esecutivo. «Il premier è convinto di poter andare avanti con la sua maggioranza. Ma i problemi restano». Ecco perché è arrivato il momento di chiudere la stagione della «propaganda». «È necessario trovare elementi che uniscano per politiche condivise. Bisogna sforzarsi. Oggi deve prevalere l’interesse nazionale su tutto il resto». Chi si aspettava un annuncio di dimissioni, rimane deluso. il leader di Fli resta a Montecitorio: non lascerà la terza carica dello Stato per guidare il partito. «Per quanto mi riguarda ho la coscienza a posto» spiega. Il presidente della Camera è convinto di aver degnamente rappresentato l’istituzione che presiede. «Ho interpretato il regolamento senza partigianeria. Anteponendo sempre l’interesse del Paese».

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