Veltroni disobbedisce a Bersani e lancia il referendum

Veltroni disobbedisce a Bersani e lancia il referendum

Pochi giorni fa, prima di partire per il Medioriente, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani aveva avvertito i suoi: «Per farla bene, una legge elettorale si fa in Parlamento. Chiedo a tutto il gruppo dirigente di stare su questa posizione. Sarei stupito se qualcuno promuovesse un referendum. Il Pd non promuove referendum». Un discorso chiaro. E inascoltato. Oggi alcuni dirigenti del partito hanno disobbedito agli ordini. Alla guida della pattuglia ribelle, l’ex segretario Walter Veltroni.

In mattinata il comitato promotore ha depositato presso la Corte di Cassazione i quesiti per l’abolizione dell’attuale sistema proporzionale con liste bloccate e per il ripristino dei collegi uninominali del Mattarellum. Poche ore dopo, Veltroni convoca una conferenza stampa alla Camera dei deputati. Insieme a lui ci sono i democratici che da tempo sostengono l’iniziativa, Arturo Parisi e Pierluigi Castagnetti. Ci sono l’ex ministro Paolo Gentiloni e Giovanni Battista Bachelet (in rappresentanza di Rosy Bindi, che un paio di giorni fa aveva definito il referendum «interessante»). E poi gli alleati, i parlamentari dell’Italia dei Valori e Sinistra ecologia e libertà.

Attorno al progetto referendario si forma un inedito asse anti-Bersani? Veltroni si giustifica: «Una cosa è promuovere un referendum, un’altra è sostenerlo. Anche se attivamente». Dal suo staff provano ad abbassare i toni. «Per rispetto nei confronti del segretario – chiariscono – Veltroni stamattina non si è neppure presentato in Cassazione». Sarà. Eppure a Montecitorio il protagonista dell’iniziativa è proprio l’ex sindaco di Roma (con buona pace del presidente del comitato, il costituzionalista Andrea Morrone, costretto dopo pochi minuti a lasciare il podio per dare spazio agli esponenti politici presenti). 

Pier Luigi Bersani aveva chiesto qualche giorno di tempo. Una settimana, non di più. Il segretario ha convocato la direzione nazionale del Pd martedì prossimo. Un vertice per decidere la linea del partito sulla nuova legge elettorale: trovare un’intesa tra i diversi punti di vista e preparare un testo da depositare il prima possibile in Parlamento. Niente da fare. Veltroni ha fretta di modificare la legge. Come spiega Di Pietro, la macchina del referendum ormai è partita. «Da questo fine settimana si inizieranno a raccogliere le firme».

Bersani è avvertito. Se il Pd non riuscirà a fare approvare una sua proposta di legge, a cambiare il Porcellum ci penseranno i referendum di Veltroni- Idv-Sel. Con tanti saluti alle gerarchie di partito. «La nostra iniziativa serve da stimolo al Parlamento – spiega l’ex sindaco di Roma – Ma se il Parlamento non farà passi avanti, ci sarà il voto popolare». 

E se la forzatura sul referendum mettesse a repentaglio l’unità del Pd? Durante la conferenza stampa qualcuno azzarda la domanda. Parisi imbarazzato si defila: «Sono il meno adatto a rispondere». Castagnetti conferma la linea di Veltroni: mentre il Pd lavora a una sua proposta di legge, il gruppo dei referendari prosegue per la sua strada. Anche contro la linea del segretario. «Non possiamo rimanere disarmati», conclude. «Certo, questa decisione può creare qualche malcontento nel Pd – spiega uno dei collaboratori di Veltroni – Abbiamo considerato anche questo».

Veltroni non è più il segretario del Pd. Ma in alcuni momenti parla come se ancora lo fosse. Durante la conferenza stampa annuncia persino le possibili alleanze in vista delle prossime elezioni politiche. Sì a Italia dei Valori e Sinistra ecologia e Libertà. No all’Udc di Pierferdinando Casini. «È bello che assieme a noi ci siano anche Idv e Sel – spiega -. Perché sono queste le forze che in Italia possono concorrere a formare un schieramento riformista di centrosinistra».

Polemiche in vista anche per l’altro referendum di “paternità” Pd, quello presentato dall’ex senatore Ds Stefano Passigli che propone di superare il Porcellum con un ritorno al proporzionale. Veltroni boccia l’inziativa senza appello: «Un’ipotesi ancora peggiore della legge attuale». Matteo Orfini, membro della segreteria del Pd e vicino alla proposta Passigli non ci sta: «Se Veltroni e gli altri vanno avanti con la loro operazione, si assumono la responsabilità di spaccare il partito. Sarebbe stato molto meglio se non avessero organizzato la conferenza stampa di oggi. A questo punto raccogliamo le firme per entrambi i referendum e vediamo chi avrà più consensi».

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