Merkel e Sarko non sono leader per l’Europa

Merkel e Sarko non sono leader per l’Europa

BRUXELLES – La tempesta sulle piazze finanziarie, a parte le numerosissime altre considerazioni dimostrano anche una cosa: il mediocre vertice di martedì tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a Parigi ha ottenuto tutto tranne che l’auspicata rassicurazione ai mercati. Il tutto, oltretutto, mentre si profilano nuove difficoltà all’attuazione degli accordi del summit del 21 luglio sugli aiuti da 159 miliardi di euro alla Grecia.

Mentre tutti si aspettavano quello che – a detta di molti economisti – è vista come l’unica vera soluzione, gli eurobond, Merkel e Sarkozy sono usciti fuori con l’ennesima soluzione intergovernativa (il “consiglio” per l’eurozona), o vecchie ricette difficilissime da realizzare (la tassa sulle transazioni finanziarie, che oltretutto ha ulteriormente innervosito i mercati) o populistiche come la sospensione dei fondi strutturali per gli stati che non rispettino le norme sul deficit.

Gli economisti e molti diplomatici scuotono la testa all’idea di tagliare proprio i fondi per lo sviluppo delle aree più arretrate a un paese che già si trova con l’acqua alla gola. La ricetta, senza entrare oltre nel merito, è il chiaro segnale, insieme al rilancio della Tobin Tax (che molto probabilmente non arriverà mai), che ormai Sarkozy e Merkel pensano in termini populistici e di elettorato in vista delle ormai non lontane elezioni. E oltretutto, come molti hanno commentato, rilanciano soluzioni strettamente intergovernative come il consiglio dell’eurozona che non fa che indebolire le istituzioni comunitarie, Commissione in testa.

Una mancanza di leadership e di spirito europeo che oltretutto consente anche il classico ordine sparso persino su decisioni già prese, quelle sulla Grecia del 21 luglio. Alla spicciolata alcune nazioni minori dell’Euro stanno chiedendo ad Atene garanzie aggiuntive per gli aiuti decisi un mese fa. Ha cominciato Helsinki, dove un fortissimo peso ha la destra populistica dei“Veri finlandesi”. Il governo ha annunciato un’intesa con i greci per un deposito di garanzia per la quota di aiuti versati dallo stato nordico. E allora ecco che si sono affiancate analoghe pretese da parte di Austria, Olanda, Slovenia e Slovacchia. «La Finlandia – ha avvertito il ministro delle Finanze austriaco Maria Fekter – non può essere l’unico paese per cui valgono garanzie aggiuntive. Se le ottiene la Finlandia, dovrà averle anche l’Austria». «Abbiamo sempre indicato nelle nostre discussioni a Bruxelles – ha affermato dall’Aja il portavoce del ministero delle Finanze olandese Niels Redeker – che se la Finlandia otterrà un accordo collaterale, allora anche noi lo vorremo». Dello stesso tenore dichiarazioni da Lubiana e Bratislava. Questi paesi valgono l’11% del prestito alla Grecia, ma il segnale è pericolosissimo e destabilizzante in un contesto drammatico come l’attuale. Oltretutto se Atene deve versare sempre più depositi di garanzia, avrà sempre più difficoltà a restituire poi un giorno il prestito principale.

A farsi sentire è stata la Commissione Europea, allarmata per l’andazzo. «Dovremmo evitare di introdurre troppe nuove condizioni o un’eccessiva richiesta di garanzia, in modo che possano essere attuate rapidamente le decisioni sugli aiuti alla Grecia», ha dichiarato Amadeu Altafaj Tardiu, portavoce del commissario agli Affari economici Olli Rehn. Altafaj ha ricordato che proprio questo concetto è stato già espresso dal presidente della Commissione José Manuel Barroso in una lettera ai capi di Stato e di governo dell’eurozona il 3 agosto scorso.

Secondo Bruxelles, gli Stati membri dovranno verificare se l’accordo tra Finlandia e Grecia rispetta lo spirito dell’accordo del 21 luglio o invece costituisce un elemento “distorcente”. Una cosa è certa, ha avvertito Altafaj, nella dichiarazione del vertice non figura alcun paese per il quale si applichino particolari garanzie. C’è da sperare che la questione si risolva presto perché se i mercati – già scettici – cominciano a pensare che davvero il secondo pacchetto Grecia possa saltare, apriti cielo.

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