E ora anche i Lloyd’s abbandonano le banche europee

E ora anche i Lloyd’s abbandonano le banche europee

La crisi delle banche europee peggiora di giorno in giorno. «Se ci sono timori che un Paese possa fallire, è logico essere preoccupati del fatto che anche le banche del Paese possano finire in bancarotta». Così Luke Savage, direttore finanziario dei Lloyd’s di Londra, ha commentato la scelta di ritirare i propri depositi da diverse banche europee. Un terzo dei 2,5 miliardi di sterline (3,9 miliardi di euro) di asset del gruppo è detenuto in liquidità e i vertici della più grande istituzione londinese, attiva dal 1688, hanno deciso di mantenere una politica conservativa. Del resto, come ha ricordato il Global financial stability report del Fondo monetario internazionale, la situazione è in costante deterioramento: «Si stima che le pressioni sul credito sovrano della zona euro legati agli spread abbiano avuto un impatto diretto di circa 300 miliardi di euro sulle banche dell’Ue dall’inizio della crisi del debito nel 2010».

«Ci sono diverse banche a cui il mercato, a causa dell’ampliamento della crisi, ha deciso di non dare più fiducia». Savage non ha usato mezzi termini per certificare ciò che nelle sale operative si sapeva da un paio di mesi. «Noi abbiamo deciso di ritirare i nostri depositi in alcuni istituti di credito dei Paesi periferici», ha detto il direttore finanziario dei Lloyd’s, rifiutandosi tuttavia di spiegare da chi sono stati tolti. «È chiaro che la situazione sta peggiorando», ha chiuso Savage il colloquio con l’agenzia di stampa newyorkese Bloomberg.

La notizia dei ritiri dei Lloyd’s giunge dopo che la Banca centrale europea (Bce) ha prestato nella notte 500 milioni di dollari a una banca europea, in crisi di liquidità. La decisione dell’istituzione finanziaria di Francoforte è arrivata in seguito ai reiterati problemi di funding di diversi istituti di credito del Vecchio continente. Sono cinque i sospetti: BNP Paribas, Commerzbank, Dexia, Deutsche Bank e Société Générale. Ed è piuttosto singolare che il numero uno di Commerzbank, Martin Blessing, abbia proprio stamattina ribadito che «non esistono problemi di funding per la mia banca», rimarcando tuttavia che è l’intero sistema bancario europeo a essere vicino allo stallo per via della crisi dell’eurodebito e dei tentennamenti sulla Grecia.

Tuttavia, i problemi finanziari stanno investendo anche BNP Paribas. È di oggi l’indiscrezione che il fondo sovrano del Qatar starebbe pensando di acquisire quote del gigante bancario transalpino. Il rumour è stato smentito dal portavoce del Qatar holding (controparte pubblica del Qatar Investment Authority), ma non è detto che qualcosa si possa muovere nei prossimi giorni. C’è poi Dexia. La banca belga, già al centro delle discussioni finanziarie europee per via del suo forte leverage, ieri è stata tirata in ballo dal commissario Ue alla Concorrenza, Joaquín Almunia. «Stiamo monitorando da vicino l’avanzamento dei lavori di Dexia», ha detto l’ex commissario agli Affari economici e monetari, riferendosi al piano di ristrutturazione aziendale dell’istituto di credito belga. Infine ci sono Deutsche Bank e SocGen. Se per la prima preoccupa l’esposizione complessiva alla crisi ellenica, per la seconda i problemi sono noti da tempo. Per il ruolo di banca depositaria e fortemente attiva nel mercato europeo dei derivati, SocGen ricorda da vicino ciò che era Lehman Brothers prima della bancarotta. Ed è stata proprio la banca guidata da Frederic Oudéa a essere oggetto della fuga di capitali da parte di Siemens, che ha chiuso una linea di finanziamento da circa 2,5 miliardi di euro per depositarsi presso la Bce.

La decisione dei Lloyd’s arriva però in un momento particolare per la più grande istituzione finanziaria britannica. Nelle ultime settimane infatti la compagnia è stata costretta a vendere diverse tranche del proprio organico. La cessione sarà formalizzata solo fra poco, specie dopo l’approvazione della Independent commission on banking (Icb), e le cifre che ballano sono rilevanti: 632 filiali, 5,5 milioni di clienti, 64 miliardi di sterline (73 miliardi di euro) in prestiti erogati e depositi per 32 miliardi di sterline (36,5 miliardi di euro).

La colpa di questa emorragia dei Lloyd’s è da imputare non solamente alla crisi finanziaria, ma anche alle diverse catastrofi naturali che hanno colpito il mondo. Essendo uno dei maggiori assicuratori al mondo, i Lloyd’s hanno dovuto pagare indennizzi per circa 6,7 miliardi di sterline (7,64 miliardi di euro) nel corso del 2011. Questo ha portato il bilancio del colosso britannico da un utile lordo di 628 milioni di sterline (716 milioni di euro) nel primo semestre 2010 a una perdita di 697 milioni di sterline (795 milioni di euro) per i primi sei mesi del 2011. In un’Europa che sta perdendo la bussola sulla crisi dell’eurodebito, è chiaro che i Lloyd’s, già dissestati, non possono più permettersi passi falsi. A discapito delle banche europee.  

fabrizio.goria@linkiesta.it