Produzione Fiat, il 2011 è già l’anno peggiore

Produzione Fiat, il 2011 è già l’anno peggiore

Per Fiat il 2011 è già il peggiore degli ultimi anni. La domanda legittima è che fine ha fatto il progetto Fabbrica Italia. Linkiesta ha ottenuto e visionato gli ultimi Piani operativi del Lingotto, dai quali si evincono tutte le difficoltà che Fiat sta avendo. E dire che nel 2010, durante la presentazione di quello che i vertici della casa torinese definivano «il più straordinario piano industriale che il nostro Paese abbia mai avuto», le stime erano ben differenti. «Nei prossimi cinque anni la produzione di auto e veicoli commerciali in Italia passerà da 800 mila a 1 milione e 650 mila unità all’anno», spiegavano John Elkann e Sergio Marchionne, rispettivamente presidente e amministratore delegato del gruppo. A oggi, secondo le stime di settembre, siamo fermi a quota 746.000 unità, che diventano 518.500 se si toglie la produzione del Ducato, circa 228.000 unità.

Linkiesta ha preso in esame i maggiori stabilimenti europei del Lingotto: Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, Pomigliano d’Arco, Cassino e Tychy (Polonia). Le cifre non sono esaltanti. Nell’arco di due anni si è passati da una produzione complessiva di 1,224 milioni di vetture l’anno a una di 1,018 milioni di auto previsto ad oggi per il 2011. Inoltre, al netto della Ford Ka, prodotta nel sito polacco di Tychy per 66.790 unità, si scende abbondantemente sotto quota un milione. Ma vediamo stabilimento per stabilimento cosa succede al Lingotto.

Mirafiori. Il dato finale del 2009 segnava una produzione di 172mila unità. La recessione ha portato Fiat a 123mila vetture nel 2010 e la previsione a inizio anno si attestava su volumi intorno alle 83mila unità. Tuttavia, così non è stato. Negli ultimi Piani operativi disponibili si può vedere come la produzione prevista per il 2011 è stata ridimensionata a 68.877 auto. Colpa soprattutto di due fattori. Da un lato il calo di Idea e Musa, due modelli destinati a finire la loro vita commerciale. Ma dall’altro c’è la contrazione dell’Alfa MiTo. Nelle previsioni di inizio 2011 la piccola sportiva del Biscione, derivata dalla Grande Punto, doveva essere prodotta in 56.736 unità. Ora le stime si attestano a 45.882. C’è però un altro aspetto che preoccupa i vertici del Lingotto. Stando a voci di corridoio, si sta cercando una soluzione per quello che è definito dai più come un sito vecchio, poco razionale e lontano dalle moderne tecnologie. Nei mesi scorsi il numero uno di Fiat (e Chrysler), Sergio Marchionne, aveva garantito che per lo storico stabilimento ci sarebbe stato un futuro, presentando un programma di sviluppo alle parti sociali. «Il piano prevede la creazione di una joint venture tra Chrysler e Fiat per portare a Torino una nuova piattaforma dagli Stati Uniti, che servirà per produrre automobili e SUV di classe superiore per i marchi Jeep e Alfa Romeo», spiegava Marchionne. Tuttavia, di questo piano, per ora, nemmeno l’ombra. Anzi, circola voce nell’ambiente dell’automotive torinese che Fiat sia pronta a chiedere 7 anni di mobilità per Mirafiori, in attesa di vagliare tutti i progetti per la sua riconversione. Fra le opzioni sul tavolo rimane quella del museo di casa Fiat, sullo stile di quello Volkswagen. Sono solo voci, per ora, che però ben testimoniano il senso di spaesamento che circola all’interno dello storico stabilimento.

Melfi. Il più proficuo stabilimento italiano vedrà uscire dai propri cancelli circa 250mila vetture per il 2011. Siamo ancora lontani dalle 266mila unità del 2009, ma siamo anche molto lontani dalle 261mila auto previste a inizio anno per il sito dove si producono Grande Punto e Punto Evo, i bestseller del Lingotto. Molto dipenderà dalla congiuntura internazionale, ma lo stesso Lingotto non teme una flessione troppo pesante per uno dei suoi modelli più venduti.

Termini Imerese. Per lo stabilimento siciliano la produzione è in controtendenza rispetto al resto dell’Italia. Il 2009 si era chiuso con circa 48mila unità prodotte e le stime a inizio 2011 non erano positive, 25mila Lancia Ypsilon sarebbero uscite dalle linee. Invece, Fiat ha dovuto rivedere al rialzo le proprie previsioni, portandole a 36.929 unità. Tuttavia, il destino di Termini è già definito, dato che entro poco subentrerà a Fiat la DR Motors.

Pomigliano d’Arco. Le 40mila vetture del 2009 e del 2010 sono solo un ricordo. Il 2011 si chiuderà, secondo gli ultimi Piani operativi, con 17.918 unità. Chiusa la produzione di Alfa 147, sostituita dalla Giulietta, e dalla Alfa GT, rimane in produzione la 159. Per la berlina della casa di Arese, tuttavia, la produzione supera di poco le 12mila unità. L’innovazione è data dalla Nuova Panda, appena presentata. Dopo le cinque vetture prodotte in settembre e le 38 previste per ottobre, la piccola di casa Fiat inizierà a nascere in larga scala. A fine anno ci saranno poco più di 5.700 le Panda che vedranno la luce in provincia di Napoli.

Cassino. Quello che lo stesso Marchionne ha definito più volte ai suoi collaboratori «il miglior stabilimento del gruppo» è quello che ha visto la maggior revisione al ribasso delle stime di produzione 2011. Se a inizio anno si era a quota 182.000 unità, adesso siamo a circa 145.000. La colpa non è solo della dismissione produttiva della Fiat Croma, ma soprattutto delle sbagliate previsioni sulla Alfa Romeo Giulietta. La media sportiva del Lingotto, costruita sulla piattaforma della Fiat Bravo e della Lancia Delta, doveva essere prodotta in quasi 100.000 unità. La vita commerciale, tuttavia, non è così facile per la Giulietta e quindi il Lingotto ha dovuto ridurre i volumi a 90.000 vetture. Ma non solo. Da Via Nizza spiegano, in via informale, che tutti si attendevano un maggior successo. In previsione c’è quindi una ulteriore riduzione. Il calo si è già verificato, invece, per Bravo e Delta. Se per la media Fiat la stima di inizio anno era di 51.268 unità, oggi siamo già a quota 33.000. Analogo il calo per la Lancia, passata dalle 28.473 unità di inizio 2011 alle 20.869 di oggi.

Tychy. Il sito polacco dove si producono le piccole del Lingotto è uno di quelli che subirà le maggiori trasformazioni nei prossimi anni. Da stabilimento modello, Tychy ha visto ridursi la produzione di oltre il 10% da inizio anno. Infatti, il primo Piano operativo di Fiat per il 2011 aveva spiegato che i volumi sarebbero stati superiori alle 563.000 unità. A settembre, l’ennesimo ribasso: 499.664 auto varcheranno i cancelli dell’impianto polacco. Ma non è tutto. A Tychy sono prodotte diverse vetture: Fiat Panda, Fiat 500, Nuova Ypsilon e Ford Ka. Al netto di quest’ultima (circa 66.000 unità l’anno, secondo le ultime stime), la produzione di Fiat scende a quota 432.874 vetture.

Il futuro. Il recente downgrade del rating da parte di Moody’s (da Ba1 a Ba2) riflette tutta l’incertezza che c’è intorno al Lingotto. Le gioie per Marchionne non arrivano nemmeno dalle vendite, in forte calo anche in agosto, quando tutta l’Europa è cresciuta del 7,8 per cento. Colpa dei modelli del Lingotto, considerati di poco appeal rispetto alle compagini francese o tedesche. E il futuro non è roseo. Oltre alle recenti Fiat Freemont, rebranding della Dodge Journey, e della Lancia Thema, ovvero la Chrysler 300C, le novità riguardano solo la Nuova Panda e la Maserati Kubang, il SUV del Tridente. Inoltre, il progetto di lanciare la 500 come brand sul mercato americano incontra serie difficoltà: Fiat puntava a vendere 50.000 pezzi, e al momento è ferma a 10.000. Si pensa già di spostare la produzione della 500 dal Messico al Brasile, più lontano dagli Usa ma dove costruire auto costa meno. Troppo poco per competere alla pari con Volkswagen Auto Group. Ma anche per contrastare PSA e Renault.

fabrizio.goria@linkiesta.it

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«In Cina non avete le strade, dove pensate di metterle le auto?». Era il 1982 e fu questa la risposta dei vertici di Fiat ai cinesi che proponevano una joint venture per portare le auto di Torino a Pechino. Trent’anni dopo l’85% del mercato cinese è occupato da marchi stranieri. Fiat è così arrivata tardi, ha sbagliato le alleanze e ora punta ad un misero 2%. Per raggiungerlo Marchionne vuole portare in Cina la 500, dopo che già la Smart ha fallito, ad un prezzo che dovrebbe essere di oltre 20 mila euro mentre la rivale cinese costa un quarto.
 

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