Fondo e patto fiscale, è guerra aperta fra Merkel e Draghi

Fondo e patto fiscale, è guerra aperta fra Merkel e Draghi

BRUXELLES – L’Italia può farcela da sola, la Bce smetta di comprare titoli di Stati in difficoltà. Questa volta è Wolfgang Franz, l’economista a capo dei cinque “saggi”, i super consulenti del governo tedesco, a confermare una desolante realtà: la Germania tira dritto per la sua strada, e insiste sullo stesso chiodo: rigore e austerity a qualunque costo come ricetta magica per ristabilire la fiducia dei mercati, nella convinzione che resti questa la vera risposta alla crisi, che pure, come ha avvertito ieri il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, è ulteriormente peggiorata ed è ora «gravissima». Draghi ieri, nel corso di un’audizione a Strasburgo aveva avvertito che «senza occupazione e crescita non c’è né risanamento né sostenibilità economica». E aveva esortato, guardando soprattutto a Berlino – ma non solo – a fare presto, «decisioni senza azioni non sono sufficienti».

La Germania, però, forte anche proprio dell’egemonia ora ufficialmente sancita da S&P, torna a battere i pugni sul tavolo, come si sta vedendo in questi giorni, mentre le diplomazie europee continuano a negoziare sul famoso “Fiscal Compact”, il trattato sul “patto di bilancio” imposto da Angela Merkel a 25 dei suoi 26 colleghi europei nella notte tra l’8 e il 9 dicembre, che dovrà essere discusso il 24 gennaio all’Ecofin e poi varato il 30 gennaio per esser ufficialmente firmato a inizio marzo. Berlino boccia buona parte degli “addolcimenti” presenti nella terza bozza del trattato discussa la settimana scorsa: un «annacquamento» del rigore, dice la Germania, sarebbe la risposta peggiore all’aggravarsi della crisi anche alla luce del declassamento “di massa”. E dire che la scorsa settimana, al termine del secondo incontro degli sherpa degli Stati membri sul trattato, molti diplomatici avevano fatto girare la voce che si era già a un «accordo di massima» sul testo. Ma quale accordo di massima, è il commento tedesco. «Su queste basi non si può chiudere il negoziato» è la posizione espressa in privato anche del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble.

Un campanello d’allarme era stata la dura lettera inviata la scorsa settimana dal nuovo membro tedesco del board della Bce, Jörg Asmussen, uomo molto vicino ad Angela Merkel, in cui sostanzialmente si lamentava che l’ultima bozza annacqua il patto delineato l’8 e 9 dicembre. È stato, ad esempio, rimosso l’obbligo di inserire nella Costituzione il pareggio di bilancio, come chiesto da Angela Merkel. Berlino deve ingoiarlo perché vari stati, come Irlanda e Danimarca hanno fatto presente che obbligherebbe a pericolosi referendum. La Germania vuole però un impegno giuridico di solidità più o meno equivalente e soprattutto insiste su una stretta condizionalità tra ratifica del nuovo trattato e possibilità di accesso all’Esm, il meccanismo permanente di salvataggio che dovrebbe entrare in vigore a metà 2012 al posto dell’attuale fondo provvisorio (Efsf). A disturbare Asmussen e Berlino è però anche l’inserimento di una nuova lettera c) all’art.3 sull’obbligo del bilancio strutturale non superiore allo 0,5% del pil, che consente deroghe per fattori «imprevisti e fuori dal controllo degli Stati membri interessati». Su questo il ragionamento è: «Si tratta di una scappatoia troppo larga che mette in forse tutto il rigore». E non piace ai tedeschi neppure la riduzione, voluta dai francesi, del potere d’intervento della Corte di Giustizia Ue: Berlino continua a insistere che qualsiasi Stato membro possa citarne un altro davanti ai giudici Ue se ritiene che abbia violato i suoi obblighi di rigore di bilancio. Del resto a Berlino fanno sapere che quello che non piace non sono tanto singole modifiche, quanto «l’impostazione generale», troppo «lassista».

Trattato a parte, Draghi ieri segnalava l’urgenza del rafforzamento dei “firewall”, i fondi salva-stati Efsf e Esm, resosi ancora più urgente, ha detto ieri il presidente Bce, dopo il declassamento dell’Efsf da parte di S&P. Mentre gli Stati procedono con risanamento e riforme, avverte Draghi, «c’è un periodo di tempo in cui i mercati sono fragili durante il quale si può avere un eccesso di rialzo degli interessi» sui bond di paesi in difficoltà (come Italia e Spagna). Per questo, dice, «un firewall sufficientemente dotato ed agile» nella sua possibilità di azione «è molto utile». Anche su questo, Berlino non ci sente. «La dotazione dei fondi salva-stati – ha decretato Schäuble – è più che sufficiente».