Ecco perché è meglio avere bond Enel anziché azioni

Ecco perché è meglio avere bond Enel anziché azioni

Aggiornamento 19.27

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato Enel (e la controllata iberica Endesa) da A- a BBB+ con outlook stabile. Secondo S&P il profilo di rischio della utility italiana si è indebolito per via del deterioramento delle condizioni economiche e della crescente incertezza politica nei mercati chiave dove opera la società, oltre che per l’instabilità delle condizioni operative nelle attività non regolamentate. L’agenzia ha assegnato un outlook stabile alla società per via del continuo sforzo di riduzione dell’indebitamento, che dovrebbe consentire a Enel di mantenere inalterato l’attuale giudizio. 

Più che creare valore per gli azionisti, Enel punta a rassicurare chi possiede il suo debito. È ciò che emerge dal piano industriale 2012-2016 presentato oggi assieme al bilancio 2011. Che prevede nell’ordine: taglio del debito, taglio degli investimenti e taglio del dividendo. Tutto questo nel disperato tentativo di evitare la riduzione del rating da parte di Standard & Poor’s. La società infatti gode ancora di un giudizio superiore (A-) a quello dell’Italia (BBB+). Per questa ragione il titolo, in controtendenza con la buona performance del Ftse Mib, l’indice principale della Borsa Italiana, è stato sospeso per eccesso di ribasso, lasciando sul terreno il 6% del suo valore teorico intorno a metà seduta. Nel 2012 il payout, cioè la percentuale di utile netto che verrà distribuito sottoforma di dividendi, scenderà dal 60 al 40 per cento. E non si prevede nessun acconto come invece erano abituati gli azionisti da qualche tempo.

L’utile netto dell’anno appena trascorso ammonta a 4,097 miliardi di euro (-7% sul 2010). Il dividendo è 0,26 euro per azione, dei quali 0,10 già pagati a novembre. Ciò significa che la parte pronta per entrare nelle casse del Tesoro, azionista di maggioranza con il 31%, ammonterà a circa 744 milioni di euro. Il piano industriale stima un utile netto di 3,4 miliardi di euro nel 2012 (3,8 nel 2014), il che implica che il flusso di dividendi per il Tesoro si contrarrà a circa 421 milioni. Contestualmente, è prevista una riduzione del debito dagli attuali 44 miliardi a quota 39 miliardi nel 2014 fino a 30 miliardi nel 2016.  L’interesse medio sul debito, che ha una durata di circa 7 anni, è del 5%, quindi ogni anno se ne vanno oltre 2 miliardi di soli interessi. Il debito pesa per 2,6 volte sul margine operativo lordo (17 miliardi), un livello sostanzialmente in linea con i competitori europei. La spesa per gli investimenti, invece, sarà ridotta dai 31 miliardi del precedente piano 2011-2015 agli attuali 27 miliardi di euro. 

Alcuni analisti contattati da Linkiesta giudicano il piano molto conservativo e prudente, soprattutto per quanto riguarda gli obiettivi sui mercati regolamentati, che pesano per circa la metà sui margini totali. Per l’Italia e la Spagna, dove l’ex monopolista è presente con Endesa, il problema principale è il prezzo crescente del gas, che ridurrà ancora i ridotti margini della generazione termoelettrica. Per questo la società stima un calo del margine operativo lordo da 1,9 a 1,3 miliardi nel 2012 in Italia e da 4 a 3,7 miliardi in Spagna (il 72% su business regolamentati). Al contrario, i margini degli impianti in America Latina saliranno da 3,3 a 3,6 miliardi alla fine di quest’anno (50% regolamentato), mentre Russia e Slovacchia sono stabili rispettivamente a 800 e 500 milioni di euro. 

Enel Green Power, sbarcato in Piazza Affari il 30 ottobre 2010, ha apportato 245 milioni di euro al margine operativo lordo della capogruppo, cifra che corrisponde al 9% sul totale. Lo spin off dedicato alle energie rinnovabili ha aumentato gli investimenti di 500 milioni di euro dal 2010 al 2011, e contemporaneamente i margini da 966 milioni a 1,080 miliardi di euro (+11,8%). Da un anno a questa parte il titolo ha ceduto il 14%, meno della metà di Enel, che ha lasciato sul terreno il 32 per cento.

Sia le azioni di Enel ed Enel Green Power che le obbligazioni sono ampiamente diffuse tra i piccoli risparmiatori. All’epoca dell’Ipo della società guidata da Francesco Starace, il 78% dei titoli fu sottoscritto dal pubblico retail, a cui andarono 1,2 miliardi di azioni per 2 miliardi di euro su 2,6 complessivi. Dall’ultima emissione obbligazionaria, chiusa a metà febbraio, Enel ha raccolto 3 miliardi di euro, di cui 2,5 a tasso fisso, assegnate a 126.172 risparmiatori, e a 500 milioni di euro a tasso variabile, acquistate da 30.037 investitori. 

Sebbene il paragone vada preso soltanto come provocazione, oggi conviene di più essere un obbligazionista che un azionista dell’utility guidata da Fulvio Conti. Al netto di un rally del titolo, oggi il rendimento del dividendo è del 5,5% rispetto al 4,5% delle obbligazioni. Detta in altri termini, le azioni rendono poco per essere azioni, cioè considerando il rischio azionario, al contrario i bond rendono molto per essere obbligazioni. D’altronde, con 44 miliardi di debito, è molto meglio rassicurare chi può rifinanziarlo che premiare chi vuole rischiare di più. 

Twitter: @antoniovanuzzo