La Gran Bretagna: i respingimenti non sono un problema europeo

La Gran Bretagna: i respingimenti non sono un problema europeo

I respingimenti non sono un problema europeo, tantomeno il sovraffollamento delle carceri. Interverrà anche su questi punti la riforma della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, che l’Inghilterra vuole portare avanti in virtù della presidenza del Consiglio d’Europa, che scade a metà maggio. «Un’occasione unica», l’aveva definita il premier David Cameron, per rivedere le mansioni della Corte di Strasburgo, intasata dai ricorsi e incapace di intervenire con celerità. «La Corte di diritti dell’Uomo è costretta a fare troppo e questo minaccia il suo ruolo vitale in difesa dei diritti umani. La nostra presidenza è l’opportunità per riformare i meccanismi» aveva detto l’inquilino del numero 10 di Downing Street a fine gennaio, accusando l’organo di avere un «effetto corrosivo».

In una lettera pubblicata oggi sul Financial Times – il quotidiano per eccellenza della City – il senatore radicale Marco Perduca ritorna sul tema lanciando l’allarme contro il pericolo di svuotamento della Corte di Strasburgo in nome di una sua maggiore efficienza. Nella lettera, che riprende una precedente missiva inviata da Emma Bonino e del professore liberal Timothy Garton Ash, Perduca sostiene, e non a caso il Ft titola furbescamente proprio su quest’ultimo aspetto, che: «Per oltre 20 anni l’Italia ha violato gli articoli della Convenzione europea sui diritti umani che riguardano le condizioni carcerarie, i diritti dei migranti e delle minoranze, e soprattutto l’irragionevole durata dei processi civili e penali».

La lettera di Perduca pubblicata oggi sul Financial Times

Raggiunto telefonicamente da Linkiesta, Perduca spiega: «Gli inglesi hanno sempre problemi quando si tratta di “cessione della sovranità”, come dimostra l’essersi tirati fuori dal “fiscal compact”. In questo caso, dipingono come un favore all’Europa la loro volontà di ridurre la sua competenza alle maggiori violazioni dei diritti umani, lasciando alla giurisdizione dei singoli Paesi tutte le altre questioni». «Prima della decisione sui respingimenti», sottolinea il senatore, «Uno dei provvedimenti più significativi della Corte nei confronti dell’Italia riguardava la metratura minima delle celle nelle carceri». Una questione di primaria importanza sulla quale è intervenuto più volte il ministro Severino e che, secondo Perduca, deve essere inserita nell’ambito della riforma della giustizia. «Il sovraffollamento delle carceri è una conseguenza della mala amministrazione della giustizia», denuncia Perduca, che snocciola i dati: «Il 40% dei detenuti nel nostro Paese non ha una sentenza definitiva, quindi si ricorre alla custodia cautelare in carcere, oltretutto ci sono 10 milioni di cause in corso, tra civile e penale». Il Governo Monti è chiamato a rivedere le condizioni strutturali del sistema anche in questo delicato ambito, partendo dal concetto di certezza del diritto.

Se Roma piange, Londra non ride. Secondo una classifica stilata dal Guardian, l’Inghilterra non è che brilli particolarmente in materia di rispetto dei diritti e della dignità umana. Sebbene sia lontana dai numeri di Grecia e Italia, Paesi contro i quali la Corte si è pronunciata rispettivamente 69 volte e 32 volte – il record spetta a Turchia (159), Russia (121) e Ucraina (105) – alla Gran Bretagna sono stati aperti 19 provvedimenti. Le violazioni evidenziate con più frequenza dall’Alta corte sono la lunghezza dei processi, il diritto alla libertà e alla sicurezza e il diritto al giusto processo.

Come la gestione italiana dei confronti dei migranti che cercano di raggiungere Lampedusa attraversando il canale di Sicilia, dove si muore ogni giorno, l’ultimo tragico caso risale a questa mattina, anche la politica dei respingimenti di Cameron è finita sotto la lente dei magistrati di Strasburgo, suscitando una reazione durissima. Il casus belli ha un nome e cognome: Abu Qatada, l’imam fondamentalista la cui espulsione in Giordania è stata bloccata dalla Corte comunitaria per via di una norma che vieta il rimpatrio in Paesi dove c’è il rischio di essere torturati. Cameron si sta muovendo verso l’introduzione di una “clausola di tramonto” delle osservazioni della Corte dopo due anni, qualora i casi sollevati da Strasburgo non siano ancora risolti. Una mossa che cancellerebbe gran parte delle violazioni commesse dall’Italia.

Twitter: @antoniovanuzzo