“Persa una lettera di Sviluppo Lazio, ora rischio di chiudere l’azienda”

“Persa una lettera di Sviluppo Lazio, ora rischio di chiudere l’azienda”

Come nella Lettera Rubata di Edgar Allan Poe, la missiva che rischia di compromettere la continuità aziendale di Hylobates Consulting, minuscola società di consulenza alimentare basata a Roma, era sotto gli occhi di tutti, ma per un anno – complice un commercialista a dir poco distratto – nessuno l’aveva vista. Spedita a metà maggio 2008 dalla Sviluppo Lazio, fondo d’investimento partecipato da Regione e Camera di Commercio di Roma con una dotazione di 50 milioni di euro, recava notizie tutt’altro che positive: la revoca di 22 dei 50mila euro di finanziamento erogato nel 2003 per sviluppare questa piccola realtà nata dall’idea di Luca Bucchini e della moglie dopo un’esperienza di dottorato negli Usa.

Hylobates è attiva nella consulenza tecnica per integratori alimentari e comunicazione del rischio alimentare per primari marchi italiani, oltre all’elaborazione e modellizzazione di dati nell’ambito di alcuni progetti finanziati dall’Unione europea come PlantLibra ed Eurreca. Stando al bilancio 2009, ultimo disponibile, il suo fatturato ammonta a poco meno di 100mila euro, i debiti sono pari a poco più di 30mila euro e l’utile arriva a 2mila. Nel 2010, dice Bucchini a Linkiesta, la società è stata coinvolta in progetti per un valore di altri 150mila euro. Occupa stabilmente nove persone, tra cui una biologa, un fitochimico, due esperti di relazioni internazionali, un consulente ambientale, due biotecnologi, un esperto di cosmetica e Bucchini stesso, che è dottore di ricerca in genetica matematica e specializzato in risk assessment alimentare. Tutti assunti a poco più di mille euro al mese, nessuno con più di 40 anni. 

Vedersi togliere un finanziamento che, da solo, vale un quarto del proprio fatturato «significa paralizzarci completamente, anche perché a quel punto le banche ci bloccheranno i conti e non potrò più pagare gli stipendi, e c’è chi come me ha dei figli a carico», racconta amareggiato Bucchini. Ciò che fa sgranare gli occhi è la motivazione della misura: la società ha speso troppo poco rispetto al 51% dei fondi erogati, come previsto dal bando del 2003. O meglio, come si legge in una delle lettere visionate da Linkiesta, «la documentazione presentata è coerente per un importo di 21.228,64 Euro, che corrisponde al 42,5% della spesa di 50.000 euro a suo tempo prevista e approvata». Eppure, dice Bucchini, Sviluppo Lazio arriva a questa cifra conteggiando alcune spese pubblicitarie come “spese di rappresentanza”, che sono però al di fuori dal perimetro delle attività finanziabili dal bando. o.

Torniamo al 2008. Nella famigerata missiva spedita al commercialista presso il quale Hylobates ha stabilito la sua sede legale, l’agenzia scrive: «Il Nucleo di Valutazione, in data 01.04.2008, ha disposto la revoca del contributo con la restituzione delle somme già erogate maggiorate degli interessi legali, per mancata presentazione della documentazione amministrativa, contabile e finanziaria nel corso dell’iter valutativo». Dimenticandosi però di specificare in dettaglio quali documenti mancano. Un dettaglio non proprio secondario. Un anno dopo, quando la lettera arriva finalmente a destinazione, Bucchini si affretta a spedire tutte le carte che «in base alla nostra ricostruzione ed in via pertanto ipotetica» potrebbe risultare mancante ai fini del finanziamento erogato sei anni prima, scrive. Che fare? Alcuni consigliano di chiudere baracca e riaprire con un’altra ragione sociale, ma alla Hylobates hanno la testa dura e soprattutto sono convinti della propria correttezza. 

A ottobre 2009 arriva la replica dell’agenzia regionale, che è inamovibile: niente da fare, l’arbitro ha già fischiato la fine della partita. Seguono altri botta e risposta fino a quando, a metà dicembre, finalmente Hylobates ottiene l’agognata risposta: le presunte irregolarità riguardano «la mancanza delle liberatorie originali dei fornitori per i beni acquistati». Dati, sostiene Bucchini, già forniti a suo tempo, cioè nel 2007, in seguito alla chiusura del progetto relativo al bando, e verificati dai commissari della struttura che dovrebbe sostenere le Pmi. 

La partita burocratica si fa sempre più dura: a gennaio 2010 la società spedisce le liberatorie originali dei beni acquistati (24.779 euro su un contributo a saldo di 31.629 euro), peraltro già esaminate in itinere dai commissari del fondo pubblico, e mette a disposizione le relative scritture bancarie. Passano due mesi, e finalmente Sviluppo Lazio si dichiara disponibile al riesame del provvedimento di revoca, a condizione che entro dieci giorni Bucchini spedisca altre specifiche – non richieste dal bando iniziale – come la copia del bilancio 2009, il modello Unilav e svariate fatture. 

Detto fatto, ma lo sforzo, purtoppo, si rivela ancora una volta inutile. Soltanto pochi giorni dopo, il 24 marzo, arriva una lettera dell’avvocato di Sviluppo Lazio, che intima il pagamento di 22mila euro, apparentemente ignaro del fitto scambio epistolare tra la Hylobates e l’agenzia regionale, che da parte sua non ha mai concesso la disponibilità a un incontro vis à vis con Bucchini.

Contattata da Linkiesta per un chiarimento sulla vicenda, l’agenzia ha dapprima affermato di essersi limitata a segnalare i propri rilievi al nucleo di valutazione regionale, che ha la facoltà sanzionatoria, e in seguito ha ribadito che, anche se si tratta di un errore formale da parte dell’azienda, le procedure sono ferree in quanto l’ente è controllato dall’occhio vigile della Corte dei Conti. Insomma, alla piccola società di consulenza alimentare non resta che rivolgersi al Tar, una strada che Hylobates non ha ancora deciso se portare avanti. 

La situazione finanziaria di Sviluppo Lazio, peraltro, non sembra delle migliori. Almeno, stando a una nota diramata lo scorso aprile dai consiglieri Bruno Astorre, Francesco Scalia (Pd) e Giovanni Colagrossi (Idv) dopo l’audizione in giunta regionale del presidente dell’ente, Francesco Maselli, che lamenta un progressivo depauperamento delle risorse in seguito all’ultima finanziaria regionale. 

Nel frattempo tutto tace, nonostante le ripetute richieste di chiarimento inviate da Hylobates. Fino a maggio 2011, quando Bucchini si vede recapitare il decreto ingiuntivo di pagamento, al quale ovviamente fa opposizione. Il resto è storia di oggi: dopo altre lettere spedite, tra gli altri, anche al presidente della Regione Renata Polverini, Sviluppo Lazio si palesa ancora a giugno.

E come nel gioco dell’oca, ritorniamo al punto di partenza: Hylobates ha speso troppo poco rispetto a quanto previsto dal bando, e ora deve restituire tutto. E ancora una volta, vedendo che l’ente non riconosce alcune spese, Bucchini impugna carta e penna. A quel punto l’allora direttore generale, Gianluca Lo Presti, fa sapere che la sede più adatta per dirimere la questione è il Tribunale. 

La conclusione di questa lunga e intricata vicenda risale al 29 febbraio scorso, quando il giudice, dando ragione ai rilievi formali della Regione, ha eseguito il decreto ingiuntivo. Morale della favola: ora gli avvocati di Bucchini sperano di ottenere quantomeno una rateizzazione di questo strano “debito”. Una corsa contro il tempo per non chiudere baracca e mandare a casa nove persone, che per inciso fanno alta innovazione a mille euro al mese.
 

antonio.vanuzzo@linkiesta.it

Twitter: @antoniovanuzzo

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