Cari giornalisti, addio. Un computer vi sostituirà

Cari giornalisti, addio. Un computer vi sostituirà

Forse avevano ragione i luddisti di inizio ‘800 o, per restare nella modernità, gli sceneggiatori di Terminator: le macchine potrebbero essere la rovina dell’uomo. Su Wired America è apparso poco tempo fa un articolo dal titolo: “Può un algoritmo scrivere una notizia migliore di un reporter umano?”. La domanda non è affatto provocatoria e nasce da alcuni recenti sviluppi tecnologici.

Narrative Science, una start-up di Chicago nata in seno alla Northwestern University Schools of Engineering and Journalism, ha creato un software che è in grado di sintetizzare dati di diversa natura in articoli giornalistici. Uno dei creatori, Kristian Hammond, garantisce che i giornalisti non hanno di che preoccuparsi, perché il software creerà notizie nei settori dove ancora non ce ne sono (sport minori, eventi locali non coperti dai media etc) e non distruggerà posti di lavoro.

Sarà. In Italia sicuramente esistono centinaia, se non migliaia, di giornalisti che – per ordini superiori o per pigrizia – si limitano a prendere le notizie battute dalle agenzie di stampa e a inserirle nei propri siti on-line o giornali cartacei. Questa pletora di “automi” dell’informazione potrebbe effettivamente essere spazzata via da un software come quello creato da Narrative Science. Che il loro destino sia di essere destinati a più nobili mansioni o di essere licenziati, per ora non si può prevedere.

Ma non è solo l’ambiente dei giornalisti, e della comunicazione in senso lato, a tremare. Sono molte le professioni in cui una buona dose di energie umane viene impiegata in lavori da scimmia ammaestrata. Nell’avvocatura tanti giovani praticanti vengono utilizzati per inserire dati (nomi, importi, indirizzi etc) in schemi di atti sempre uguali. Un software, anche meno complicato di quello sviluppato da Narrative Science, potrebbe facilmente sostituire la manodopera umana in questi ambiti.

Anche nel mondo delle assicurazioni si richiede spesso ai giovani assunti di passare ore a ricreare documenti identici, inserendo dati diversi. Vasti settori della Pubblica Amministrazione, ma anche del privato, potrebbero essere investiti in pieno da novità di questo tipo. Il lavoro, noioso e meccanico, svolto da esseri umani con diversi gradi di frustrazione, potrebbe essere preso in carico da un computer.

Ovviamente un software non può sostituire completamente il fattore umano. Il lavoro di qualità di giornalisti, assicuratori, impiegati di varia natura e avvocati non è (ancora?) replicabile da parte di un oggetto meccanico. L’ironia, la sfumatura, l’abilità espressiva rimangono appannaggio delle persone. Ma sul totale dei lavoratori, quanti possono dire onestamente di svolgere compiti che abbiano queste caratteristiche?

Nell’articolo di Wired, Hammond prevede che in 15 anni oltre il 90% delle notizie sarà creato dai computer. Questo potrebbe portare a un’impennata del livello qualitativo del giornalismo, perché tutte le energie liberate dovranno concentrarsi sul fare un lavoro non replicabile da una macchina, o a una drastica riduzione dei posti di lavoro nei mass media. Lo stesso vale anche per molti altri settori.

Si corre il rischio di vedere masse di ex dipendenti che danno fuoco sulla pubblica piazza ai computer in segno di protesta? Speriamo di no. Isaac Asimov, che molte volte si trovò a riflettere sui danni che la tecnologia potrebbe creare nel futuro agli esseri umani, diceva: “Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l’ignoranza che possiamo risolverli”.

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