L’economia americana gira, i neolaureati guadagnano di più

L’economia americana gira, i neolaureati guadagnano di più

New York City. Non sono solo i dati sulla disoccupazione, da qualche mese costantemente in calo, a far pensare che il momento peggiore della crisi economica, che ha rischiato di strangolare il paese dal 2009 in poi, sia ormai superato; a rinsaldare il tipico ottimismo americano arrivano anche le cifre “entusiasmanti” del rapporto annuale redatto dalla National Association of Colleges and Employers, relativo al mercato del lavoro dei neo-laureati. Secondo l’indagine appena pubblicata, i “dottori” sfornati dai vari college nei primi mesi di quest’anno potranno contare su salari di ingresso che si aggirano intorno ai 45mila dollari annui, con un incremento di circa il 6.6 per cento rispetto ai colleghi laureati solo l’anno precedente. Un divario che, dato il periodo di raffronto troppo limitato, potrebbe ridursi, nella media dell’intero anno, ad un 4.5 per cento. Una cifra comunque interessante e assolutamente incoraggiante per i giovani impiegati.

Ovviamente, come avviene per tutte le medie percentuali, all’interno di questi dati vanno lette ed evidenziate una serie di variabili interessanti. Fra queste, innanzitutto, il settore di impiego e anche l’università di appartenenza. Un conto, infatti, è essersi laureati a Princeton (come la First Lady per intenderci) o ad Harvard o al Mit del Massachusetts, altro è aver conseguito il proprio titolo al Coker College nel Sud Carolina: il titolo conseguito a Princeton garantisce stipendi che superano anche i centomila dollari all’anno, piu del doppio di quanto riescono a portare a casa a sud del paese.

Ci sono poi i vari settori di impiego che contribuiscono in maniera diversa ai risultati dell’indagine. Una crescita più evidente, ad esempio, è riscontrata nelle attività che hanno a che fare con l’economia e con gli affari. I laureati in economia sono quelli che ricevono offerte superiori a quelle dello scorso anno di circa il 5.6%, passando da 52mila a 54mila dollari l’anno, con picchi fino a 57mila. Vale la pena sottolineare che stiamo parlando di salari di ingresso destinanti a migliorare in un arco di tempo relativamente breve; se un impiegato è bravo, l’azienda tende a migliorarne le condizioni per evitare che un’offerta migliore lo faccia andare alla concorrenza.

La mobilità del lavoro negli Stati Uniti, soprattutto nelle grandi città, è un fattore sociale molto importante. Raramente, soprattutto quando si è molto qualificati, si resta nella stessa azienda troppo a lungo: cambiare settore, città e compagnia sono situazioni assolutamente comuni fra i cittadini a stelle e strisce. Grandi soddisfazioni economiche anche per “colleghi” che operano nel mondo del giornalismo e della pubblicità. Gli stipendi medi, su base annuale, infatti, crescono di circa il 3%, attestandosi sui 40mila dollari annui, e raggiungono i 50 mila per posizioni più manageriali. Molto ben pagati anche i “geni” dell’informatica che portano a casa circa 65 mila dollari all’anno, più o meno lo stesso stipendio degli ingegneri che, però, fanno segnare una “flessione” dello 0.6 % rispetto al 2011.

Sorprendentemente, l’ambito in cui si registra un incremento dei salari molto significativo (4.5%), sostenuto anche dal numero più alto di assunzioni rispetto a tutti gli altri settori, è quello dell’Istruzione dove gli stipendi passano da circa 37mila dollari l’anno a poco meno di 38mila. Fra le cinque categorie di aziende che garantiscono gli stipendi d’ingresso piu alti ci sono, quelle che forniscono servizi (come gas e elettricità), i giornali e gli altri mezzi di informazione e le aziende manifatturiere.