Per le frequenze sarà gara, ma deciderà Monti e non Passera

Per le frequenze sarà gara, ma deciderà Monti e non Passera

Bruxelles applaude, il Pdl non ci sta. «La Commissione accoglie favorevolmente l’annuncio del governo italiano in merito all’effettuazione di un’asta per l’assegnazione delle frequenze televisive digitali», recita una nota dell’eurocommissario Joaquin Almunia. «Avevamo concordato un testo con il governo e il ministro Passera lo ha modificato d’accordo con il Pd. Abbiamo tentato una mediazione per rimediare al pasticcio di questo ministro, ma il Pd non lo ha permesso. È grave, se ne parlerà nel vertice di stasera» ha invece tuonato l’ex ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, riferendosi all’incontro tra il premier Monti e il trio Alfano-Bersani-Casini.

La pietra dello scandalo che ha segnato il clamoroso voto contrario all’emendamento del Pdl, nonostante l’intenzione di votare favorevolmente espressa oggi dallo stesso Romani in un’intervista al Corriere della Sera, riguarda il limite massimo di cinque multiplex per ciascun operatore, fissato dalla direttiva europea 140 del 2009, recepito di recente nel nuovo Codice delle comunicazioni approvato a inizio aprile. Limite che pare non fosse presente nel testo al quale il Pdl aveva dato l’ok: «La gara economica così come è congegnata impedirà a Rai e Mediaset di partecipare per via del richiamo al tetto sui cinque multiplex. Nel testo iniziale questo riferimento non c’era, si lasciava ogni valutazione ad un periodo successivo. L’averlo inserito avrà conseguenze sulla riuscita della gara», ha detto ancora Romani. Eppure, già nel 2009 l’Agcom aveva adottato il limite di cinque multiplex per ogni operatore.

Secondo quanto rivelano alcune fonti a Linkiesta, quella di Romani sarebbe soltanto una boutade, visto che il tema delle frequenze sarà oggetto dell’incontro tra Monti e Berlusconi fissato per giovedì a Palazzo Chigi. Tuttavia, la scena avrebbe avvantaggiato politicamente il ministro Corrado Passera, almeno a giudicare dai lanci di agenzia che evidenziano il supporto espresso da molti parlamentari da Fli al Pd. In Piazza Affari, peraltro, Mediaset (+5,12%) non ha scontato la bagarre pomeridiana, risultando anzi tra i migliori del Ftse Mib, il principale listino milanese, dopo aver scontato nei giorni scorsi dati deludenti sul fronte della raccolta pubblicitaria. Per il Biscione ora le ipotesi sul tavolo sono due: la conversione delle frequenze Dvb-h acquistate a suo tempo per la tv via smartphone in frequenze Dvb-T, lo standard del digitale terrestre, grazie proprio al principio di neutralità della rete contenuto nell’art. 9 del nuovo Codice, e un’asta low cost per accaparrarsi le frequenze fino al 2015. Parte dello spettro interessato dall’ormai defunto beauty contest, infatti, va liberato nei prossimi tre anni, in base a una normativa internazionale, al crescente traffico dati via smartphone.

Per decidere se chiedere al ministero e all’Agcom la conversione delle frequenze Dvb-h ci sono quattro anni di tempo, ma non è detto che l’assegnazione a Rai e Mediaset sia automatica. Per capire se l’asta che sarà definita nei quattro mesi successivi all’entrata in vigore del decreto sarà effettivamente “low cost”, invece, bisognerà aspettare la scrittura delle regole, che spetta alla nuova Agcom. La procedura per le nomine è complicata: il presidente sarà designato da Monti una volta incassato il parere favorevole delle commissioni Trasporti e Telecomunicazioni delle Camere, mentre sugli altri quattro membri si dovrà esprimere il Parlamento. Come anticipato da Linkiesta, gli attuali vertici del garante, in scadenza a maggio, non hanno mai manifestato alcuna intenzione di assumersi una responsabilità così politicamente sensibile. La procedura sarà anticipata da una consultazione pubblica e dovrà ricevere il disco verde da Bruxelles, quindi si prospettano tempi lunghi, almeno fino al prossimo autunno.

Strategie a parte, l’incognita più grande che il dicastero di via Veneto è chiamato a sciogliere per il futuro riguarda il catasto dello spettro elettromagnetico. Come rilevato da Linkiesta, presso il ministero guidato da Passera ci sarebbero degli elenchi delle frequenze utilizzate da esercito, Viminale e Protezione civile, ma sarebbe ancora in formato cartaceo. Un concetto che mal si concilia con quanto avviene nel resto d’Europa.

Twitter: @antoniovanuzzo 

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