Orlando pronto a riprendersi Palermo, Lombardo pronto a uscire di scena

Orlando pronto a riprendersi Palermo, Lombardo pronto a uscire di scena

PALERMO – Uno passeggia al mercato rionale. L’altro convoca una conferenza stampa nel suo quartier generale. Uno incontra gli imprenditori all’Hotel Wagner nel centro del capoluogo siciliano. L’altro arringa le piazze di Montegrappa e di Mondello. Per l’uno e per l’altro è l’ultimo giorno di campagna elettorale prima del ballottaggio. Anche se, dicono, «non c’è fervore per il ballottaggio di lunedì. I palermitani sono stufi. Vogliono semplicemente un sindaco normale». D’altronde, «è dieci anni che siamo senza sindaco».

L’uno e l’altro si chiamano Leoluca Orlando e Fabrizio Ferrandelli. Fino a qualche mese fa “compagni” di partito, oggi avversari. A Palermo si consuma la sfida delle sfide, quella fra i conservatori della “foto di Vasto” ( dell’alleanza fra Idv-SeL-Pd), e quella degli “aperturisti” ad un’alleanza fra il Pd e il centro moderato. Anche se poi succede che qui Vendola, uno dei pezzi della “foto di Vasto”, sostiene il candidato “aperturista”, la sfida ha lo stesso quel sapore: vinceranno i “vastisti”, o gli “aperturisti”?

In realtà anche se per Roma la sfida è interessante per le future alleanze, per i cittadini palermitani, e per il popolo di Palermo, il match è un altro. Passeggiando per le strade, il mantra fra i palermitani è sempre lo stesso:«Ci siamo rotti le palle dei politici, e delle loro promesse. A noi interessa soltanto che Palermo torni ad essere una città normale». E allora, altro che “foto di Vasto”, o linea “aperturista”, al palermitano non gliene può fregar di meno. Anche se «ci sarà parecchio astensionismo» riferiscono a Linkiesta. Però, «Orlando sbancherà: sfonderà il 60%». Ma «è bene stare cauti», sussurra un signore di mezza età in via Libertà. «Io tifo per Orlando – continua- ma Palermo è una città strana, potrebbe succedere di tutto».

L’ultimo giorno di campagna elettorale i palermitani fanno il conto alla rovescia perché «non ne possiamo più». Ma «oggi di politica, Orlando e Ferrandelli, non ne vogliamo proprio parlare: siamo stufi», sottolineano a Linkiesta. Camminando per le vie centro non c’è nessuna che svolantinaggia, in pochi parlano di amministrative, e i pochi che lo fanno attaccano i politici nazionali e quelli dell’isola. Si respira aria di antipolitica, e probabilmente anche i candidati ne sono consapevoli.

Leoluca Orlando, che al primo turno ha sfiorato la vittoria fermandosi al 48%, parla già da sindaco. Passeggia per il mercato rionale, distribuendo gli ultimi fac-simili, e ricevendo apprezzamenti per quando “fu sindaco”. Poi incontra gli imprenditori del capoluogo in un lussuoso albergo del centro. I quali gli chiedono in coro: «Palermo deve tornare ad essere una città normale». E lui gli risponde:«Io farò come feci nel ’93, facendo appello alla Palermo produttiva». E poi conclude la campagna elettorale a Palazzo San Buca.

L’altro, Fabrizio Ferrandelli, convoca una conferenza stampa per la chiusura della campagna elettorale. E fa l’ultimo appello ai palermitani:«Mi rivolgo a chi votato Orlando e a chi non l’ha votato, mi rivolgo a chi al primo turno ha votato per me, mi rivolgo a chi non ha votato e pensa di non farlo. Vi chiedo di sostenermi perché non credo nella filosofia di un uomo solo al comando e perché voglio essere il sindaco di tutti» Poi di corsa a fare due comizi in un due piazzae del capoluogo. E a sera organizza un aperitivo di autofinanziamento nella terrazza dell’Hotel Villa Igiea.

I toni e ritmi dell’ultimo giorno sono differenti. Orlando mostra tranquillità, ha il viso disteso, e ragiona già da sindaco. «Aprirò il portone di Palazzo delle Aquile (sede del Comune) come ho sempre fatto», dice Orlando. Mentre Ferrandelli insegue l’avversario, fa trapelare un certo nervosismo, e chiede un cambio di passo:«Io sono il nuovo».

Sullo sfondo l’ultimo giorno di campagna elettorale si conclude con le dichiarazioni choc del presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Il quale si prende la scena, oscurando l’ultimo giorno utile prima del silenzio elettorale, e convoca a metà pomeriggio una conferenza stampa a Palazzo D’Orleans. In tanti pensano che sia arrivato il momento delle “dimissioni”. In realtà Lombardo spiazza tutti e le annuncia per fine luglio:«In Sicilia si voterà il 28 e il 29 ottobre, è una data ragionevole, questo vuol dire che le dimissioni devono intervenire 90 giorni prima». E sopratutto, assicura Lombardo, «confermo che non mi ricandiderò. Lo confermo due volte con firma autenticata».

Insomma si chiude una campagna elettorale. E se ne riapre un’altra. Da martedì il dibattito si sposterà su queste frequenze: «Chi saranno i candidati alla presidenza della Regione?».

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