Impregilo, perde Mediobanca: i poteri forti scoprono il mercato

Impregilo, perde Mediobanca: i poteri forti scoprono il mercato

Una giornata storica. Da un lato finisce l’era della famiglia Gavio nella stanza dei bottoni di Impregilo, dall’altro, per la prima volta in Piazza Affari, in un’assemblea le azioni si sono contate, e non soltanto pesate. Nella lotta per il controllo del general contractor vince Salini, perdono gli azionisti storici e perde Mediobanca, che a suo tempo contrastò l’iniziale progetto di fusione proposto dal costruttore romano. 

L’assemblea riunita oggi presso la Fondazione Cariplo – presente l’80,83% del capitale votante – si è espressa a favore della revoca dell’attuale consiglio di amministrazione con il 51,98% del capitale rappresentato, contro il 48% dei contrari e un numero di astenuti pari allo 0,41 per cento. Via libera dunque al nuovo presidente Claudio Costamagna, ex banchiere di Goldman Sachs a capo della lista Salini, che occuperà 14 delle 15 poltrone all’interno del board.

L’ago della bilancia è stato il fondo Amber, al 7,2% del capitale di Impregilo. Umberto Mossetti, rappresentante in Italia del fondo, nel corso del suo intervento a ridosso della votazione ha dichiarato: «È stata una decisione complicata e sofferta, ma abbiamo ritenuto preferibile il piano Salini». Musica per le orecchie di Pietro Salini, sorridente e sicuro fin dalle prime battute del meeting con gli azionisti, forte del 40% del capitale, ottenuto grazie anche a una raccolta deleghe efficace e piuttosto pressante, come ha lamentato un piccolo azionista intervenuto nel corso dell’assemblea. In questa partita, dunque, Amber si è schierato apertamente contro Mediobanca, a differenza della linea che sembra invece tenere nella complessa operazione di fusione tra Fondiaria-Sai e Unipol.

Sconfitta quindi Mediobanca, che detiene una partecipazione di poco inferiore al 2% di Impregilo e per bocca della sua rappresentante, Cristina Vibaldi, ha sollevato dubbi sulle «conseguenze negative» della revoca degli amministratori prima della naturale scadenza, cioè con l’approvazione dei conti 2012, soffermandosi soprattutto sull’incremento, negli ultimi tre anni, del portafoglio ordini della società fino a quota 25 miliardi di euro.

Più che sui numeri, il fulcro dello scontro si è concentrato sulle linee strategiche, con un durissimo botta e risposta tra l’avvocato Sergio Erede (legale di Salini e uno dei circa 80 soci de Linkiesta, mentre uno degli amministratori indipendenti nominati da Assogestioni, Alfredo Scotti, è presidente della Società editoriale Linkiesta, ndr) e Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Astm, azionista forte di Igli, la holding della famiglia Gavio a sua volta al 29,96% di Impregilo. «Non accetto che si possa definire improvvisata, incoerente e contraddittoria l’azione del cda nell’ultimo mese», ha detto il top manager torinese, rispondendo ai rilievi dell’avvocato Erede. Il quale ha denunciato anche «l’ingiusto vantaggio» concesso dal presidente Fabrizio Palenzona a quelli che fino a stamattina erano gli azionisti di riferimento, escludendo dalla votazione – lo scorso 12 luglio – le deleghe oggetto di sollecitazione (tanto di Igli che di Salini), conferite per votare sulla revoca del cda e non sulla proposta di rinvio del voto.

Una decisione di cui Palenzona si è assunto oggi l’esclusiva responsabilità, alla luce del parere legale formulato dagli avvocati Diego Corapi e Paolo Ferro Luzzi. Ieri il Tribunale di Milano, accogliendo il ricorso di Salini, ha ordinato a Impregilo di ammettere al voto le azioni oggetto di sollecitazione su tutti i temi all’ordine del giorno. «Mai ho pensato di non ammettere le deleghe oggetto di sollecitazione all’assemblea», ha ribadito oggi il diretto interessato riprendendo quanto affermato ieri in una nota, e aggiungendo di averla assunta allo scopo di tutelare i deleganti.

La battaglia legale, tuttavia, è soltanto all’inizio, a dispetto di quanto auspicato in apertura proprio da Palenzona: «confido che questa società non divenga un terreno di scontro di avvocati». Bruno Binasco, numero uno di Igli, che alle prime battute dei lavori assembleari aveva chiesto quante azioni fossero riconducibili a società con sede legale alle Cayman o nei paradisi fiscali, ha confermato l’esposto a Consob contro il presunto concerto tra Amber e Salini, e poi ha minacciato di impugnare la delibera sulla revoca del Cda. Igli ci aveva già provato le scorse settimane, provando a bloccare d’urgenza la raccolta deleghe di Salini, ma il giudice si era espresso contro il provvedimento, riservandosi la decisione nel merito nell’udienza fissata per il prossimo 22 agosto.

Dal canto suo, il gruppo del costruttore romano aveva fatto sapere attraverso una nota diramata lo scorso 2 luglio di aver incaricato i propri legali di avviare «ogni opportuna iniziativa a tutela propria e del mercato» dopo i «ripetuti tentativi da parte del Gruppo Gavio e dei suoi advisor (incluso il consulente legale) di influenzare l’opinione degli investitori» con la diffusione di notizie prive di qualsiasi fondamento giuridico. La strada, insomma, è ancora lunga e a detta di Salini un’azione legale era l’unico modo per far sentire la propria voce non essendo parte del “sistema”. 

Rimane aperta la questione dell’Opa. Per Salini non ci sono le condizioni affinché il gruppo da lui presieduto lanci un’offerta, che costerebbe circa 1,1 miliardi di euro. L’idea non piace nemmeno a Beniamino Gavio, che ha già detto di non sentirsela, con questi mercati, a mettere sul piatto questa cifra. In un’operazione stranamente market friendly per Piazza Affari, che ha fatto balzare il titolo del 60% in un anno da 1,8 ai 3,2 euro della chiusura di oggi (-2,31%) rimane da chiarire l’ultimo tassello per valorizzare l’investimento dei piccoli azionisti che oggi hanno dato fiducia a Salini. Anche perché, piaccia o meno, la sua iniziativa ha dato una voce ai piccoli azionisti e ai fondi, che si sono improvvisamente ritrovati, con l’inusuale meccanismo della proxy solicitation a contare qualcosa. E ora la responsabilità di Salini è valorizzare – che sia attraverso un maxi dividendo dalla cessione di una quota di Ecorodovias o con altri mezzi –la loro fiducia.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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