Sagan, il Valentino della bici che spopola al Tour del France

Sagan, il Valentino della bici che spopola al Tour del France

È un ragazzo del ’90, come Mario Balotelli e, come il centravanti della Nazionale di Prandelli, Peter Pan Sagan sta vivendo un’estate magica. Ha conquistato le attenzioni del mondo per le sue vittorie a ripetizione al Tour de France, ma anche per il suo modo di ottenerle.

Folletto, funambolo e giocoliere. Un po’ Forrest Gamp ma anche incredibile Hulk: Peter Pan Sagan è sempre più personaggio. A soli 22 anni e dopo solo sei tappe, il fuoriclasse slovacco è già a quota tre.

Facce, smorfie e gesti plateali. Entusiasmare il pubblico è la sua vocazione, come faceva Valentino Rossi, il suo beniamino. «Adoro da sempre le moto – dice lo slovacco che vive a Cimadolmo, in provincia di Treviso e parla perfettamente l’italiano – e mi sono appassionato a questo sport guardando Valentino. Mi piaceva vederlo vincere, ma amavo ancora di più stare lì a vedere cosa avrebbe escogitato per celebrare una vittoria ».

Dopo la prima vittoria, grande festa in casa Liquigas (la formazione di Nibali e Basso, ndr) e i suoi compagni di squadra gli chiesero: «E se vinci ancora?». «Inventiamoci qualcosa», li ha incoraggiati il campione di Slovacchia. «Fai Forrest Gump», gli hanno proposto i compagni. «Certo! Bella idea – ha risposto Peter Pan Sagan – come a Forrest Gump dicevano “corri” e lui correva, così i compagni mi dicono “vinci” e io vinco».

In allenamento e prima di partire per le corse arriva impennando la bicicletta, pedalando su una ruota sola. Poi vince mimando la corsa di Forrest Gump e facendo il verso dell’incredibile Hulk. L’altra mattina si è presentato al via con un campanello sul manubrio della bici, e c’è anche rimasto male quando i giudici l’hanno invitato a toglierlo perché non consentito dai regolamenti. «Peccato, potevo farmi sentire da tutti al mio passaggio…», dice lui con quel faccino da bimbo e il sorriso di chi sta vivendo sopra ad una nuvola.

Il pupo, ciclisticamente parlando, nasce cinque anni fa, sui prati: prima il ciclocross, poi il fascino della mountain bike. Ma solo da qualche giorno il mondo si è accorto di questo prodigio: il potere del Tour de France. Il potere di tre vittorie in sei tappe della Grande Boucle. E dire che questo ragazzo è alla sua prima partecipazione. «Non ho mai visto niente di simile», ha detto incantato Eddy Merckx, il più grande corridore di tutti i tempi.

Va come una moto, anche se lui in moto ci sarebbe voluto andare. Funambolo, istrione, fenomeno, trascinatore, autentico talento del ciclismo. Fa cose mostruose, con la facilità dei predestinati. Vince, perché gli riesce semplice. Perché per Peter Pan Sagan è molto più facile accelerare che frenare. La sua vera passione non è il ciclismo, ma il motocross. Il suo idolo non è certo Lance Armstrong, ma Tony Cairoli.

All’età di 20 anni approda in casa Liquigas, dopo un anno trascorso alla Dukla Trencin Merida, con la quale conquista le sue prime tre corse da professionista (il Gp Kooperativa Mikolasek e due tappe del Mazovia Tour).

Peter Pan Sagan ha occhi color del cielo che risplendono felici e sicuri su un fisico compatto e potente. «Non so ancora chi sono e come sono. Sportivamente parlando sono davvero tutto da scoprire. So solo che quando vado in bicicletta io penso solo ad una cosa: vincere».

E vince il ragazzino. Al suo primo anno con la maglia della Liquigas si porta a casa due tappe alla Parigi-Nizza, una al Giro di Romandia e due al California. Non male per il pupo slovacco. In questa stagione, giusto per gradire, ha fatto sue una tappa al Giro dell’Oman, una alla Tirreno-Adriatico, una alla Tre Giorni di La Panne, cinque (su otto!) al Giro di California, il prologo e tre tappe al Giro di Svizzera. Ha raccolto ottimi piazzamenti nelle Classiche, le corse per cui sembra essere nato: 4° alla Milano-Sanremo, 2° alla Gent Wevelgem, 5° al Fiandre, 3° all’Amstel Gold Race. È il plurivittorioso al mondo, con 16 sigilli stagionali, una in più di un anno fa.

«Ho cominciato a pedalare per emulare mio fratello Jurai. Verso i 4 anni per divertirmi. A gareggiare a 9 quando l’allenatore di Juraj, un giorno, mentre tornavamo da una sua gara che ero andato a vedere mi  propose di provare. In inverno mi allenavo con gli sci di fondo, d’estate con la bici. Come sono andate le prime corse? Le ho vinte quasi tutte, ma dopo 3/4 anni volevo smettere per dedicarmi solo alla discesa libera o al downhill che mi sembravano più divertenti: io amo il brivido. I miei genitori mi hanno impedito di prendere questa strada perchè ritenevano le discipline troppo pericolose e una bici da discesa era troppo costosa per le possibilità della mia famiglia, così ho proseguito con la mtb (in questa specialità nel 2008 ha vinto il Campionato del Mondo, il campionato europeo e il campionato nazionale nella categoria junior, ndr) e la strada. La prima gara? A Bratislava, la capitale della Slovacchia. Staccai tutti e arrivai a braccia alzate tutto solo».

Ha studiato informatica all’Istituto Tecnico Amministrativo e a 11 anni ha frequentato anche un corso di recitazione. «Esperienza breve, fosse durata di più oggi vivrei a Hollywood. Ma sono felice lo stesso. E devo ringraziare la mia famiglia (Peter è il quarto dei quattro figli di mamma Helena che fino a poco tempo fa mandava avanti un piccolo supermercato a Zilina e papà Lubomir che aveva un ristorante-pizzeria sempre nella cittadina slovacca che si trova sul confine polacco: Milan di 32 anni, Daniela di 30 e Juraj di 23, ndr), mio fratello Juraj in particolare perchè per motivi d’età e ciclismo con lui sono cresciuto dividendo tutti i momenti importanti della mia vita, anche sportiva».

Slovacco un po’ bauscia, dicono alcuni. Lui respinge al mittente l’accusa. «Io mi diverto correndo, e voglio che lo stesso facciano i tifosi del ciclismo».

Al Tour è l’uomo del momento, per il momento. «È come vedere Lionel Messi che gioca a pallone: il massimo», dice Dave Brailsford, il boss del Team Sky, cioè la squadra di Wiggins e Cavendish.

Bernard Hinault, che di Tour ne ha vinti 5 e non è tipo da impressionarsi facilmente, dice di lui: «Questo ragazzo è fantastico, è la sua forza che impressiona più di ogni altra cosa. Non mi piacciono molto i paragoni, ma nel passato non credo che siano stati tanti a vincere così tanto e così bene ad appena 22 anni».

* direttore di tuttoBICI e tuttobiciweb.it 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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