Clemente Russo, il pugile egocentrico che sussurra ai cavalli

Clemente Russo, il pugile egocentrico che sussurra ai cavalli

Un egocentrico al quale piace mettersi in mezzo. Così si autodefinisce Clemente Russo da Marcianise che il 27 luglio scorso ha compiuto trent’anni. In pochi anni di carriera ha vinto un mondiale (2007, Chicago), due argenti olimpici (Pechino 2008, Londra 2012), ha partecipato a un reality “La Talpa”, è stato protagonista di un film sulla sua vita, “Tatanka”, ha avuto guai con le Fiamme oro per aver girato quel film, è passato alle Fiamme azzurre per continuare al meglio la sua attività di pugile, si è sposato con Laura Maddaloni, sorella dell’olimpionico Pino in un matrimonio dal vestito eccentrico a Cervinara (Avellino), ha preso parte a un format televisivo sulla devianza giovanile, è stato protagonista di una monografia sull’Espresso di Roberto Saviano.

Ecco chi è Clemente Russo, un egocentrico al quale piace mettersi in mezzo con un sogno: allevare cavalli. Già, perché tra un cazzotto e l’altro lo si può cercare nel casertano montare cavalli, certo non dressage. Per lui monta western, mica dressage. L’altra faccia è quella del Russo che accompagna Giovanni Maddaloni, suo suocero, al carcere minorile di Airola a parlare con i giovani detenuti e dire loro: «Ma chi ve lo fa fare rischiare anni di galera solo perché volete fare i più furbi, far vedere che siete uomini. È in un altro modo che si dimostra l’essere uomo». E così Clemente Russo entra in palestra, a Marcianise, da adolescente.

Il padre voleva facesse il ciclista, la mamma a tutt’oggi gli rimprovera “ancora fai il pugilato”. Ma a Marcianise, terra di pugili, nell’età adolescenziale o si entra in palestra o si va al bar. Finisce la scuola dell’obbligo, si va a lavorare ed è quello il momento in cui ti avvicinano per fare soldi facili. La palestra la scelgono in molti proprio per sfuggire alla vita da strada. Si comincia così, solo per perdere peso, ma, a 15 anni Angelo Musone, bronzo a Los Angeles 1984, lo chiama sul ring. Lui attacca a testa bassa, come un bisonte, Tatanka, appunto. Un soprannome che non lo ha più abbandonato.

Le Olimpiadi di Pechino 2008 sono state la sua consacrazione. La tv lo scopre per il reality “La Talpa”. È un attore nato. Fa il protagonista sul ring così come lo è nella vita, e alla tv piace: ospitate televisive, piccole particine, pagine sui settimanali. Le Olimpiadi regalano alla vita di uno sportivo professionista che non sia un calciatore, e che vinca una medaglia, straordinarie opportunità per uscire dall’anonimato. Una gliela offre anche l’incontro con Roberto Saviano. Tatanka è un film del 2011 diretto da Giuseppe Gagliardi, tratto dal racconto dello scrittore casertano “Tatanka scatenato” incluso ne “La bellezza e l’inferno”. Russo ne è il protagonista. Due amici crescono a Marcianise e prendono strade differenti. Clemente va in carcere e trova una nuova vita grazie al pugilato. Il film ha messo addirittura in dubbio la sua partecipazione alle Olimpiadi perché le Fiamme oro lo sospesero per sei mesi. Scene che potevano danneggiare l’immagine della Polizia secondo qualcuno. Mancanza di autorizzazioni esplicite per il corpo secondo le Fiamme oro.

Oggi gareggia per le Fiamme azzurre. Ma il futuro? “Non ho dubbi, la boxe”. In passato gli proposero il professionismo. Glielo propose anche Don King superando la concorrenza di Bob Arum e Oscar de La Hoya. Ma il manager di Muhammad Ali, Mike Tyson,George Foreman, Evander Holyfield, Julio César Chávez, Felix Trinidad, e Larry Holmes, si dovette fermare di fronte a quanto già valeva Russo in Italia: colonna della nazionale, impiegato della Polizia di Stato, popolare in tv. Forse gli Usa, alle prese con una profonda crisi del pugilato a stelle e strisce, si rifaranno sotto ma per la White Hope, la speranza bianca ci sarà da aspettare. Chi è Clemente Russo? Ha chiesto Andrea Malaguti de La Stampa al pugile: «Fondamentalmente un egocentrico. Mi piace mettermi in mezzo». Ti avvali dello psicologo azzurro? «Lascia perdere. Non ho fatto un solo colloquio. Sono talmente pieno di me che figurati se mi metto in dubbio».

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