Fuori forma e senza titoli: l’anno zero del nuoto azzurro

Fuori forma e senza titoli: l’anno zero del nuoto azzurro

Schiuma di rabbia il nuoto azzurro. In acqua, a bordo vasca , nel confronto con i tecnici. Siamo all’anno zero dopo essere diventati un piccolo miracolo per tutti. Spinti da Federica Pellegrini, è vero, ma dietro il suo essere diva, piaccia o non piaccia, è cresciuto un movimento che ha poggiato solo sulle proprie gambe e sugli investimenti federali. Scuola assente, istituzioni men che meno. E allora a Sydney ci svegliammo come un popolo di nuotatori. Oro di Fioravanti nei 100 e 200 rana, argento e bronzo di Rosolino nei 200 e 400 stile, oltre a uno grande oro nei 200 misti. Ad Atene la piccola Federica conquistò l’argento nei 200 stile e la 4×200 maschile il bronzo. A Pechino l’oro nei 200 stile ancora della campionessa veneta. In mezzo medaglie mondiali, europee, record iridati.

Una piccola nazione che produceva campioni. Ora la bolla si è rotta e all’Aquatic center di Londra il rumore è stato tanto dirompente che ha investito tutta Italia che ha relegato al nuoto di questi anni commenti e tifoserie di stampo quasi calcistico condite di gossip e retroscena. E all’interno dell’ambiente azzurro scatta la faida: destinatari i tecnici messi sotto tiro come in un assalto di scherma. Assalti, parate, retromarce. Ma i nodi, si sa, verranno al pettine al termine delle Olimpiadi dove Barelli si presenta come candidato unico alla presidenza federale. Morto Castagnetti l’artefice primo dei tanti successi di Federica Pellegrini e del nuoto italiano nulla è stato più come prima. Partiamo dalla dea. Ha cambiato tre tecnici: prima Stefano Morini.

Troppo buono, diceva lei, poi il francese Lucas che aveva inventato la sua rivale Manadou. Ha vinto i mondiali e au revoir, “ho bisogno della tranquillità di Verona”, va da Bonifacenti per poi lasciarlo e seguire Rossetto a Roma con i ragazzi della velocità. E qui altro problema. Sono arrivati tutti fuori condizione. Si chiamano picchi di forma e l’Italia li ha raggiunti, dati alla mano, agli Europei di Debrecen di fine maggio conclusi con medaglie e record italiani. Sono dati oggettivi perché in quella occasione gli azzurri hanno stabilito tempi spesso inferiori a quelli realizzati a Londra. Uno per tutti i 100 di Magnini. Vinse l’oro in 48”77. Alle Olimpiadi ha nuotato i 100 stile in 49”18. Inammissibile. Preparazione sbagliata? “Cannata” per utilizzare le parole di Magnini al quale ha risposto Rossetto: “Abbiamo rischiato e quando si rischia, si sbaglia”. Come dire siamo alla fine di un ciclo e c’è andata male.

E allora cosa è stato sbagliato? Gli Europei non possono essere un obiettivo nell’anno olimpico. I francesi hanno preferito, nella loro preparazione, fare più gare di mantenimento e lo stesso Rossetto ha denunciato in maniera più o meno velata di essere stato lasciato solo a curare sia la Pellegrini che la velocità azzurra. I miracoli, purtroppo, alle Olimpiadi è difficile che si verifichino in sport come il nuoto dove il ranking mondiale non è quasi mai disatteso visto che è fatto di costanza di prestazioni. Per scherma, judo, tiro ed altri sport individuali una giornata di grazia può andare controcorrente rispetto alle classifiche. Nel nuoto non è quasi mai possibile. “Che aria pesante c è intorno a questa nazionale ??? Bisogna rilassarsi di più e cercare di concentrarsi per le gare !!! le scuse non contano nulla … bisogna agire… scendere in acqua e dare il 100% e se hai dato il massimo non preoccuparti… non prendertela con il primo che ti passa per la testa e riprenditi”.

Parola di Marco Orsi (50 e 100 sl) in un tweet di questi giorni. Che ce l’avesse con Magnini? Lui i compagni li ha accusati eccome: “La staffetta si fa in quattro, non da soli” ha sbottato il due volte campione dei 100 stile. Ma quando è stato da solo le cose non è che sono andate meglio. Gianni Nagni, allenatore dell’Aniene spiega: “Credo anche io che per Rossetto sia dura seguire contemporaneamente la velocità e la Pellegrini”. Ma la saggezza è nel finale: “Phelps è alla quarta olimpiade e soffre, Kitajima alla terza e sbuffa. Pellegrini e Magnini sono anch’essi alla terza. E tutto abbastanza normale”. Solo che noi ci avevamo creduto di essere anche un popolo di nuotatori e tra gossip, prime pagine, fidanzati presi e mollati, ci siamo presi troppo sul serio.

Ed ora aspettiamo Paltrinieri, chissà che da questo giovane diciassettenne impegnato nei 1500, oro a Debrecen, non possa rinascere il nuoto attorno a un nuovo campione.