Oro per il kayak, trionfa il canoista Daniele Molmenti

Oro per il kayak, trionfa il canoista Daniele Molmenti

Prima la testa poi le braccia. Così Daniele Molmenti da Pordenone oggi si è regalato la medaglia d’oro olimpica nel giorno del suo compleanno. L’insegnamento arriva dritto da Pierpaolo Ferrazzi che la stessa medaglia la conquistò nell’ormai lontano 1992 alle Olimpiadi di Barcellona. Lui parla con il fiume. In una recente intervista ha detto: «Il fiume di Londra mi ha detto di seguirlo docilmente. Se saprò farlo, sarà lui a condurmi all’oro».

Sarà stato pure un canale artificiale («Sarà uno splendido acquapark» ha scherzato l’olimpionico), ma ha saputo decriptarlo e la gloria è arrivata. Ha vinto tutto: mondiali, Europei (tre volte), coppa del mondo. Mancava solo l’oro olimpico. Al collo ha messo pure quello e ora può anche appendere la pagaia al chiodo. Ma lui non ci pensa neppure. Aveva 11 anni quando, per vincere la calura, chiese ai genitori di provare una canoa nel fiume vicino casa, a Pordenone.

Da allora non è più sceso: «Sono assolutamente un ragazzo fortunato – ci tiene a spiegare – e non perdo occasione per ringraziare i miei genitori che mi hanno permesso di arrivare dove sono arrivato: grazie alla canoa ho potuto girare il mondo, confrontarmi con persone e culture diverse, in Australia, in Cina, in Brasile, una bellezza mai uguale». Gli amici lo chiamano Cali perché sarà pure di Pordenone ma la carnagione scura e l’enorme caschetto bianco in testa ricorda tanto Calimero.

L’esuberanza gli è rimasta al punto che l’incontro con Pierpaolo Ferrazzi è servito ad equilibrare questo puledro di razza. I cavalli li aveva nel fisico e sulla strada. I primi glieli ha messi a posto Ferrazzi perché lui viveva sempre in derapata e spesso andava a sbattere senza assecondare il fiume. Quelli della strada li ha venduti. La canoa slalom non è certo uno sport ricco, tanto che due anni fa Molmenti decise di vendere la sua amatissima Ducati Monster per pagarsi tre mesi di preparazione in Australia: «Una sofferenza – ricorda il friulano – ma per un oro olimpico posso sacrificarmi».

Nel 2007 oltretutto un grave incidente di moto mise a repentaglio schiena e carriera. Lenta la riabilitazione prima di un quadriennio fantastico cominciato dopo la delusione di Pechino. Di rosso gli è rimasta non più la Ducati, ma la canoa. Ferrazzi prima di Londra 2012 gli ha detto che per la moto avrebbe dovuto aspettare. Con i 140.000 euro che gli metterà a disposizione il Coni per aver vinto la medaglia d’oro, altro che Ducati. 

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